La bufala dell'elenco con merendine, gelati e bibite tossiche

 

 

Premessa: tratto da http://www.wired.it/attualita/media/2016/04/28/elenco-bufala-merendine-gelati-bibite-tossiche/

 

L’immagine di pessima qualità di un documento, fotocopiato chissà quante volte, sta continuando periodicamente a diventare virale sui social. In una delle versioni più recenti, pubblicato sul blog Salto quantico, il foglio in questione pare aver superato le 300mila condivisioni, almeno secondo le statistiche interne al sito.

 

Nella foto, che circola in rete ormai da anni, c’è un falso rapporto scientifico attribuito al Centro antitumori di Aviano, che oggi in realtà si chiama Centro di riferimento oncologico e si trova ad Aviano in provincia di Pordenone. Sul foglio in questione sono riportati due elenchi: il primo cita le marche dei prodotti alimentari in vendita “contenenti additivi tossici” e suddivisi tra merendine, bibite, aperitivi e dolciumi; il secondo, invece, è strutturato come una tabella che distingue tra “additivi inoffensivi”, “additivi sospetti” e “additivi tossici”. Lo scopo implicito del documento, evidentemente dai toni allarmistici, è convincere i consumatori a “frenare l’uso di questi additivi”, boicottando moltissimi prodotti alimentari che si trovano nei supermercati italiani.

 

Come la Fondazione Umberto Veronesi aveva spiegato già qualche anno fa, si tratta della rivisitazione di una bufala che ormai sta per compiere quarant’anni e che originariamente si era diffusa in Francia nel 1976. A quel tempo il passaparola non avveniva certo tramite Internet, ma attraverso un costante volantinaggio per diffondere il più possibile un falso documento firmato da fantomatici oncologi parigini del centro ospedaliero di Villejuif. Pare che la diffusione del volantino originale abbia riguardato oltre sette milioni di persone.

 

Negli anni successivi la storia ha avuto diverse evoluzioni, tra cui la versione italiana che sostituiva il centro francese prima con l’Enea negli anni ’90 (ente che tra l’altro si occupa di energia e tecnologia), poi con il centro antitumori di Aviano a partire dal 2011. In tutti i casi, però il lavoro di chi cercava di smascherare la bufala è stato semplificato da una serie di errori scientifici piuttosto grossolani contenuti nel documento. La versione originale, in particolare, aveva tra gli additivi pericolosi anche la clorofilla (presente in tutte le verdure) e gli additivi E125 ed E313, che non esistono.

 

Oltre ad aver mantenuto (forse per tradizione) l’E125 tra gli additivi sospetti, nella bufala italiana l’errore più banale è l’attribuzione dell’E330, segnalato tra l’altro come “il più pericoloso”. Nonostante in alcuni casi la storia si sia diffusa indicando l’E330 come il glutammato monosodico, in realtà quell’additivo è l’acido citrico, una sostanza presente ad esempio negli agrumi e nella frutta frasca, prodotta anche dalle cellule del nostro corpo. Qualcuno ha contestato che fosse stato un semplice errore di trascrizione ma, anche se il riferimento fosse stato davvero al glutammato monosodico, non ci sono a oggi evidenze scientifiche che abbiano collegato questa sostanza a rischi per la salute, ma anzi le numerose ricerche condotte ne hanno negato la pericolosità.

 

Scendendo nei dettagli, si vede anche che l’E150 e l’E153 vengono indicati tra gli additivi sospetti, nonostante si tratti rispettivamente di caramello e carbone vegetale. Tra i prodotti sconsigliati, poi, ci sono il Tin Tin Alemagna e il Sette sere Perugina, ormai da tempo fuori produzione.

 

Tanto per restare in tema vintage, Paolo Attivissimo nel 2008 aveva analizzato nei dettagli l’evoluzione della bufala, facendo emergere anche un documento battuto a macchina attribuito a suo tempo al professor M. Tubiana, che successivamente dovette sporgere denuncia per diffamazione contro gli autori della frode. Tra le fila dei danneggiati vanno poi inserite anche le aziende di prodotti alimentari citate nel documento, che tra le altre includono Motta, Levissima e San Pellegrino.

 

Nel panorama italiano la smentita più rilevante è senz’altro quella dello stesso Centro di riferimento oncologico di Aviano, che in un documento di tre pagine pubblicato nel 2009 fu costretto – per rispondere alla mole di richieste dei consumatori – a spiegare pubblicamente di non aver mai prodotto quel rapporto scientifico: “Putroppo circolano nelle nostre regioni numerose pubblicazioni non autorizzare e non validate scientificamente che elencano prodotti e sostanze ritenute tossiche. In realtà il nostro istituto ha verificato che questi elenchi sono del tutto privi di fondamento e contengono macroscopici errori”.

 

 

PS: l'elenco-bufala degli alimenti tossici è circolato in numerose varianti. Maggiori informazioni qui: http://attivissimo.blogspot.it/2006/08/appello-contro-gli-additivi-tossici.html

 

 

 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
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Servizio Antibufala

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