La verità sulla paura dell'anno mille

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Si riportano due testi in cui lo storico francese Georges Duby analizza l'origine e il significato del racconto della grande paura collettiva che avrebbe attraversato il mondo cristiano alla vigilia dell' anno Mille per l'imminente fine del mondo. Si tratta in realtà di una leggenda nata nel XVI secolo nell'ambito della cultura rinascimentale, che disprezzava profondamente le credenze dei cosiddetti "secoli bui" del medioevo.

La leggenda fu poi ripresa e sviluppata dalla cultura romantica, che fu dominante per gran parte del XIX secolo e che, al contrario, guardava con favore ai sentimenti e alla fede della gente del medioevo, Ma le cronache scritte attorno al Mille non dicono nulla di questa paura collettiva, così come non ne parla una cronaca scritta circa cento anni più tardi, sebbene riferisca di eventi negativi successi nell'anno Mille e sia, per questo, all’ origine delle successive distorsioni storiche. Secondo Duby, attorno al Mille c’era una diffusa inquietudine religiosa, ma, più che un singolo anno, riguardava in generale tutta quell’epoca di malessere per la gente comune e, più che timori, alimentava una speranza di rinnovamento.

ALLE ORIGINI DELLA LEGGENDA
Dell’età feudale, rimane una sola cronaca che parla dell’anno Mille come di un anno tragico: quella di Sigiberto di Gembloux. Si videro in quei giorni, narra il testo, molti prodigi, uno spaventoso terremoto, una cometa dalla coda folgorante; la luce vivida e intensa inondò fin l’interno delle case, e nel cielo che pareva fendersi tracciò l’immagine di un serpente. L’autore di tale testo aveva trovato menzione del sisma negli “Annales Leodienses”. Ma gli altri particolari, da quale fonte li attingeva? In ogni caso, non dalla propria esperienza: egli scriveva molto più tardi, all’inizio del XII secolo; non aveva visto niente di persona.
Resta il fatto che sulla sua parola venne a fondarsi la leggenda di cui si trovano le prime tracce nel XVI secolo. Gli Annali di Hirsau, compilati in quell’epoca, riprendono e coloriscono il contenuto della “Cronographia” di Sigeberto:
“Nell’anno Mille dell’incarnazione [di Cristo] violenti terremoti fecero tremare l’Europa intera, distruggendo dappertutto edifici solidi e magnifici. Lo stesso anno apparve nel cielo un’orribile cometa. Molti al vederla credettero fosse l’annunzio dell’ultimo giorno.”
Ecco l’aggiunta gratuita: dei terrori dell’anno Mille, infatti, la cronaca di Sigeberto di Gembloux non diceva nulla.
(da Duby, “L’Anno Mille”, Einaudi, 1976)

ANSIA DI RINNOVAMENTO, Più CHE PAURA
I terrori dell’anno Mille sono frutto di una leggenda romantica. Gli storici del XIX secolo hanno pensato bene di ricostruire l’attesa dell’anno Mille in termini di panico collettivo, ma hanno falsato la realtà delle cose. Di fatto, noi disponiamo di una sola testimonianza al riguardo, quella di un monaco dell’abbazia di Saint-Benoit-sur-Loire: “Mi è stato raccontato che nell’anno 994, a Parigi, alcuni preti annunciavano la fine del mondo”. Scrivendo quattro o cinque anni più tardi, all’immediata vigilia dell’anno Mille, il monaco aggiungeva: “Questi preti sono pazzi. Basta aprire il testo sacro, la Bibbia, per constatare come Gesù abbia detto che mai si sarebbe saputo il giorno, né l’ora”.
Beninteso, quei tempi erano davvero percorsi da un’attesa continua e inquieta, l’attesa della fine del mondo: stava scritto nei Vangeli che -un giorno- il Cristo sarebbe ritornato, che i morti sarebbero resuscitati, che Cristo stesso avrebbe selezionato i buoni e e i cattivi. Tutti ne erano convinti, tutti aspettavano tale terribile successione di eventi, che non avrebbero potuto non occasionare tribolazioni, tumulti, rovine. Per giunta, si poteva leggere nell’Apocalisse, che dopo mille anni satana sarebbe riuscito a liberarsi delle proprie catene, che sarebbe scoccata l’ora dell’anticristo; allora, dal fondo del mondo, dalle terre sconosciute che si trovano oltre l’orizzonte, verso est e verso nord, sarebbero sbucate genti dall’aspetto spaventoso. […]
Quantunque valesse ad alimentare simili paure, l’Apocalisse –d’altra parte- giustificava le speranze. Prevedeva infatti che il momento delle tribolazioni venisse seguito da un’epoca di pace, meno difficile da viversi della normale vita quotidiana: la stagione [della durata di mille anni] che avrebbe immediatamente preceduto il Giudizio Universale.
Quando pensiamo al medioevo, dobbiamo porre mente alla condizione di fondamentale debolezza che caratterizzava il rapporto degli uomini con la natura; la gente viveva allora in uno stato di privazione materiale paragonabile a quello condiviso oggi dalle più povere tra le popolazioni dell’Africa nera. Possiamo dunque capire perché gli uomini e le donne del medioevo coltivassero la speranza che, una volta superata la fase dei disordini e delle difficoltà, il mondo imboccasse la strada del Paradiso; oppure, che il mondo imboccasse quella strada di pace, di liberazione dal male, che doveva aprirsi dopo l’arrivo dell’anticristo.
(da Duby- Frugoni, “Mille e non più Mille”, Rizzolli, 1999)

Tra l'altro, una delle altre cose che sconfessano il panico millenarista è che ben poche persone sapevano con esattezza in che anno si trovassero, non tutti i calendari in Europa erano sincronizzati e all' epoca si contavano i giorni successivi alla maniera visigota o secondo le modalità romane con Idi e Calende. C'erano stati un po' di pasticci nella conversione degli anni bisestili anche la data di nascita di cristo era abbastanza dubbia. Questo caos durò fino alla riforma gregoriana del calendario.
 

 

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