Trasmissioni che fanno disinformazione

 

 

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La storia dei divulgatori seri non è un parto della fantasia di menti balzane che una mattina, di punto in bianco, partoriscono ipotesi come capita, ma una disciplina che ha le sue regole e i suoi metodi di verifica, e anche questi vengono spiegati passo a passo al pubblico, che può così capire come “fare lo storico” o “l’archeologo” non sia un mestiere adatto a pittoreschi individui all’Indiana Jones senza altro background specifico che il loro proclamato “amore” verso una certa civiltà o periodo, ma un lavoro faticoso e pignolo, che richiede anni di studi approfonditi, e che gli scavi più impegnativi non sono, spesso e volentieri, quelli nei cantieri, ma quelli nei polverosi anfratti delle biblioteche.
Di tutt’altro genere è invece la nuova frontiera della divulgazione scientifico-storico-archeologica portato avanti da divulgatori sensazionalistici.
Già annoverare tout court i documentari presentati da queste persone alla voce divulgazione scientifica è spesso un atto in di fede, ma del resto sulla fede è basato gran parte del programma: la fede che il passato sia pieno di cose che non ci sono state dette per una sorta di “complotto universale” e sia traboccante di misteri insolubili senza l’intervento di forze arcane o sette segrete che si muovono nell’ombra per secoli, in una sorta di perenne plot da Pendolo di Focault.


La linea editoriale di queste trasmissioni è infatti quella della spettacolarizzazione della storia e dei misteri, anche col proporre cose ampiamente sbugiardate senza fare menzione di questo.

I materiali proposti sono assemblaggi variamente compositi: una parte sono di chiara produzione americana, pescati da reti televisive e da programmi che notoriamente hanno impostazione sensazionalistica; l’altra parte è costruita dal conduttore stesso, il quale va a sentire sì archeologi, scienziati e storici “ufficiali“, di cui presenta poi qualche stralcio di dichiarazione, ma soprattutto porta in studio o rintraccia in giro per il mondo tutta una pletora ed un sottobosco di personaggi che hanno scritto romanzi o libri, magari anche di grande successo commerciale, in cui si presentano le ipotesi più cervellotiche senza uno straccio di prova scientifica valida, ed hanno perciò, presso la comunità scientifica internazionale, la stessa credibilità della portinaia che legge la mano agli abitanti del suo caseggiato.
Il conduttore li presenta in pompa magna, elargendo loro il titolo di “archeologi/scienziati non ufficiali”, e lasciando intendere ad ogni piè sospinto che le loro teorie ed ipotesi sono snobbate dagli scienziati non perché sballate ed insostenibili, ma per una sorta di “grande complotto” che impedisce ad archeologi e storici paludati di comprendere che la storia del mondo è diversa da come è stata ricostruita finora.


Il problema è che nelle ricostruzioni scientifiche o in quelle che si pretendono come tali (e anche la buona divulgazione fa parte di queste) non può esistere una sorta di “par condicio” in cui si possono presentare senza filtro tutte le opinioni disponibili sul mercato: la comunità scientifica è tale perché accetta di discutere solo quelle ipotesi che portino prove di sostegno rispondenti ai criteri della scienza stessa, le intuizioni magari anche geniali ma non suffragate da prove, basate su indizi non verificabili, su illazioni gratuite, che scaturiscano da “rivelazioni” , illuminazioni trascendenti o prevedano l’intervento di entità di non provata esistenza non possono, per gli scienziati seri, nemmeno essere oggetto di dibattito, se non per farsi quattro risate al bar mentre si prende un caffè.
Alla fine della puntata, a volte il conduttore ricorda che si tratta solo di ipotesi non verificate e non accettate; ma è una postilla messa lì, dopo tre quarti d’ora di mitragliamento a raffica in cui il pubblico ha finito col convincersi che gli scienziati e gli storici sono una setta paramafiosa che vuole nascondere a tutti i costi, per stupidità e pregiudizio, una verità ad altri evidente, ed opera con tutti i mezzi del potere per evitare che gli “studiosi alternativi” possano avere i permessi per indagare e trovare le prove delle loro teorie basate su presupposti errati e allegri fraintendimenti.

 

La cosa più orribile è che le trasmissioni che fanno questa divulgazione di bufale in realtà lo fanno appositamente, con la consapevolezza di proporre bufale. Infatti, si tratta di divulgazioni di fatti già smentite ampiamente mediate prove concrete, e lo sbugiardamento può essere facilmente trovato e provato con una semplice ricerca su internet.

Gli autori di queste trasmissioni lo sanno, ma lo ignorano volontariamente per proporre il mistero o il complotto di turno e quindi continuare a lucrarci sopra mandando avanti la trasmissione, che altrimenti sarebbe già finita per mancanza di veri misteri di cui occuparsi.

Per capirci, è come se si facesse un documentario che sostiene che “la terra è davvero rotonda? Secondo alcuni studiosi potrebbe invece essere piatta. Andiamo a vedere le loro ultime scoperte”. Ecco, siamo a quei livelli lì.

 

Le trasmissioni badano solo agli interessi economici. La gente le guarda, loro fanno i soldi. Gli inserzionisti mettono la loro pubblicità perché milioni di persone la guardano. Non sono trasmissioni di informazione, ma di spettacolo; del resto anche quelle di informazione politica in realtà sono solo spettacolo e intrattenimento. Finché la gente le guarda, queste trasmissioni vivranno felicemente. Non c'è contraddittorio proprio perché non vuole esserci informazione, solo spettacolo.

Inoltre, essendoci la libertà di parola e di stampa (fortunatamente), chiunque può sparare le più colossali falsità. Quindi, c'è una sola possibilità: uno sbugiardamento da parte di media molto seguiti ogni qual volta ci sono queste trasmissioni: sarebbe una soluzione economica e di sicuro impatto mediatico, facendo perdere consensi molto velocemente. Solo i soldi contano e le trasmissioni sono solo mezzi per farli; non sono pensate per fare informazione; è bene metterselo nella zucca, l'informazione ognuno deve farsela attivamente da sè, se ha le competenze e la voglia di farlo.

 

 

Quando le bufale vengono ufficializzate

 

Purtroppo i mass-media hanno la seguente logica in tema di informazioni: stupire sempre, ragionare mai.

Questo provoca che spesso circolano notizie false o contraffatte anche in ambiti informativi apparentemente affidabili.

L’importante, oggi, è correre e blaterare; per poi, magari, tornare indietro (con calma e con la coda fra le gambe, quando le acque ed i tempi si saranno rasserenati) e ritrattare.
L’importante, oggi, è lo scoop: la notizia Bomba (fa nulla se poi è una bufala).
L’importante, oggi, è soprattutto non pensare e non far pensare, perché il pensiero fa paura e dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce.
L’importante, oggi, è intrattenere e, nel farlo, bisogna essere pure capaci di distrarre, di distogliere e di confondere.

 

Infine, bisogna capire che i media tendono a non riuscire ad interpretare correttamente le notizie scientifiche, che riportano al pubblico in modo distorto o addirittura con significato completamente diverso.

 

Ecco un articolo che ben evidenzia questa situazione:

http://attivissimo.blogspot.com/2008/01/antibufala-la-foto-del-marziano-nano.html

e questi sono ancora più eclatanti e significativi:

http://attivissimo.blogspot.com/2008/07/mp3-droganti.html

http://attivissimo.blogspot.com/2008/09/tgcom-pubblica-foto-os-false-di-sarah.html

http://attivissimo.blogspot.com/2008/09/domani-finisce-il-mondo-maledetti.html

http://attivissimo.blogspot.com/2009/03/salite-in-discesa-tg5-e-tg2-abboccano.html

 

Senza contare che a volte le bufale provengono addirittura dalla Nasa:

http://daily.wired.it/blog/hoax_buster/batteri-alieni-quando-la-bufala-e-targata-nasa.html

http://www.queryonline.it/2010/12/07/al-lupo-al-lupo-ma-non-era-arsenico/

 

e cose immonde ci sono pervenute anche dal Ministero dell'Istruzione italiano:

http://attivissimo.blogspot.com/2011/09/la-gelmini-e-il-tunnel-da-730-km-epic.html

 

 

 

Internet invaso dalle bufale e dai creduloni

 

 

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità". (Umberto Eco)

 

È innegabile come internet sia invaso da una quantità enorme di bufale, e di un numero incredibile di persone che credono in queste bufale, nonostante siano inverosimili e non provengano dagli organi di stampa più attendibili.

Il problema è che molta gente appare più stupida e/o credulona da quanto si è diffuso internet, cioè con la diffusione dell'informazione spazzatura e delle bufale su internet sembra che molte persone si siano rincretinite rispetto a prima.

Per quanto si possa essere suggestionabili e creduloni, non è possibile che si creda a cose inverosimili, a cose straordinarie di cui evidentemente non c'è alcuna traccia nella realtà, ad informazioni non verificate che parlano di cose importanti o assurde. Il tutto si riduce nel credere nell'equivalente dell'asino che vola e si traduce spesso e volentieri in un affronto alla ragione. E chi fa notare che si tratta di una bufala viene schernito ed additato come disinformatore, iniziando ad essere pubblicamente odiato da tutti coloro che credono nella bufala.

 

È chiaro che le bufale che affollano internet siano letteralmente campate per aria, eppure ricevono molto seguito e sono in tantissimi a crederci e persino a difenderle. Dunque perché tanto clamore? La gente è davvero così ingenua?
In buona parte sì. Complice il rimbambimento mediatico di giornali che dedicano la prima pagina alle lettere di consorti indignate e relativi maritini e di programmi televisivi stracolmi di niente, l'alfabetizzazione scientifica del cittadino medio è a livelli patetici, creando un terreno fertilissimo per qualsiasi teoria che faccia leva sulle paure istintive. Ma non è solo questo.
Bisogna aggiungere il fatto che una bufala si confeziona con poca fatica e vende molti più giornali della più intrigante delle ricerche serie o scientifiche. La bufala o cose come complottismo pagano, perché permettono di vendere libri, gadget, talismani e DVD, e appagano, perché creano seguaci; si diventa guru. E diventa chiaro perché le bufale persistono: sono un business.

Ed è purtroppo vero il fatto che in campi come quelli dei misteri sia è diventata una rarità trovare persone che sono in grado di separare le cose vere dalle bufale, anche se spesso è una cosa voluta per una voglia di fare sensazionalismo, il quale paga sempre a discapito di un'informazione corretta in materia.

 

 

Condividere notizie dubbie nel caso siano vere è sbagliato e pericoloso

 

Tratto da https://bufaleedintorni.wordpress.com/2015/05/01/nel-caso-sia-vero-lo-condivido/

 

Se avete spesso avvisato i vostri contatti che pubblicano bufale, sicuramente avete ricevuto la poco convincente giustificazione “L’ho condiviso nel caso sia vero”.

 

Sapete certamente come vanno le cose. Avvisate gli amici che un post in cui si afferma che possono vincere un’auto di lusso solo mettendo “mi piace” o condividendolo, è una truffa. Tuttavia, mettono “mi piace” o lo condividono comunque e vi dicono: “Ho pensato che probabilmente era una truffa, ma ho provato nel caso sia vero”.

 

Fate notare molto cortesemente a un vostro contatto, che Facebook NON donerà soldi per aiutare un bambino malato ad ogni condivisione di foto del bambino. Il vostro contatto replica con lo stesso noioso ragionamento, “Bene, lo condivido nel caso sia vero”.


A prima vista, il ragionamento “nel caso sia vero” potrebbe persino avere senso. Dopo tutto, si potrebbe sostenere: che danno può fare?

 

Invece, non ha senso per niente e può certamente fare danni.

 

Naturalmente, a causa della poca esperienza di internet, molte persone possono cadere in una di queste truffe o bufale la prima volta che le incontrano, tutto ciò è comprensibile. Spesso, però, anche dopo essere stati informati per bene su questo tipo di truffe, alcuni utenti continuano a condividere “nel caso sia vero”.

 

Se un contatto usa la giustificazione “nel caso sia vero”, potreste rispondere con le seguenti riflessioni:

Se mettono “mi piace” o condividono un post truffa “nel caso sia vero”, non si espongono al rischio solo loro, ma espongono alla truffa anche i loro contatti che si fidano loro. Così, se condividono un post truffa, almeno alcuni loro contatti potrebbero fidarsi della loro valutazione e inoltrerebbero il post. Così facendo, questi contatti potrebbero divulgare informazioni personali attraverso questionari online fraudolenti, installare applicazioni pericolose o  scaricare malware. Naturalmente, prima di tutto ciò, i contatti molto probabilmente condivideranno lo stesso post truffa con i loro amici! Perciò i sostenitori di “nel caso sia vero” stanno compromettendo la sicurezza e la privacy dei loro contatti e stanno aiutando la diffusione della truffa in lungo e in largo. Inoltre, favoriscono e aiutano i cyber-criminali, che creano inizialmente le truffe, a guadagnare soldi, ad infettare computer con malware ed a carpire informazioni personali.

 

Se condividono una bufala con un bambino malato nel caso possa davvero aiutare, stanno effettivamente aiutando la deplorevole persona, che ha creato la bufala, ad accumulare “mi piace” e ad aumentare le visite alle sue pagine. Inoltre, condividendo una foto rubata di un bambino malato stanno incrementando il dolore della famiglia del bambino e stanno violando la loro privacy.

 

Quindi, “nel caso sia vero”, non è affatto una buona scusa!

 

 

Le notizie clamorose ma false condizionano i vostri pensieri e comportamenti

 

Oggi, tra le persone esiste di fatto una realtà parallela. Se l'unica democrazia davvero compiuta è una democrazia informata, le notizie false la indeboliscono; costruiscono paradigmi culturali e creano percezioni che si riflettono nella vita di tutti i giorni, dalla scelta del partito da votare a quella dell'università da frequentare.

 

Gli errori capitano a tutti, ma la diffusione di notizie imprecise o apertamente false sui media ormai è un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo tra quelle di cui i giornali non parlano mai. Le ragioni di questo fenomeno si possono intuire con facilità, e sono discusse quotidianamente anche tra gli addetti ai lavori a mensa o durante i vari festival del giornalismo: la verifica delle fonti superficiale se non inesistente, la ricerca di visibilità e lettori sparandola grossa, l'interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive, la necessità di fare i conti con sempre maggiori richieste e minori risorse in tempi di tagli e crisi del settore. Le smentite di queste bufale, quando e se ci sono, non trovano mai la stessa enfatica pubblicazione e virale diffusione della balla originaria, che intanto è tracimata e continua a vivere di vita propria: diventa un argomento di discussione nei talk show e davanti alla macchinetta del caffè, mentre sui giornali magari è stata a malapena derubricata a “giallo”. La prima conseguenza è la perdita di credibilità dei giornali e di chi li fa: secondo un recente studio Edelman – che non ha sorpreso nessuno – la maggioranza assoluta degli italiani dichiara di non fidarsi dei media.

 

Ma c'è una seconda conseguenza ancora più inquietante e pericolosa: oggi, tra le persone – le persone normali, non i fuori di testa che credono ai complotti sull'11 settembre e ai rettiliani – esiste di fatto una realtà parallela. Se l'unica democrazia davvero compiuta è una democrazia informata, le notizie false indeboliscono la democrazia: costruiscono paradigmi culturali e creano percezioni che si riflettono nella vita di tutti i giorni, dalla scelta del partito da votare a quella dell'università da frequentare.

 

Chi vuole fare soldi ha capito da tempo come sfruttare la realtà parallela delle bufale.

 

Qui una serie di esempi (da cui è tratto questo riassunto): http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-04-25/e-bufala-bellezza-183754.shtml?uuid=AB2eOxVD

 

 

 

Segue pagina 4

 

 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
Servizio Antibufala

http://ceifan.org