Il cronovisore

 

    

 

 

Premessa: adattato in parte da wikipedia

 

Il cronovisore (o cronoscopio) è un ipotetico dispositivo in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti dal passato.
Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov pubblicò nel 1956 il racconto Il cronoscopio (The Dead Past) in cui era descritta questa tecnologia immaginaria.
L'ipotetica invenzione di un cronovisore è stata inoltre attribuita nei primi anni settanta a Pellegrino Ernetti (1925-1994), monaco benedettino, già conosciuto intorno agli anni quaranta come profondo esperto della musica antica e inoltre filosofo, laureato in fisica, appassionato di elettronica, nonché, per molti anni, esorcista ufficiale della diocesi di Venezia.

In realtà, si tratta di una delle bufale più inconsistenti che esistono, dato che non esiste tuttavia alcuna prova che sia mai stato realizzato qualcosa di simile al "cronovisore" e il dispositivo inventato da Ernetti non fu mai mostrato a nessuno, ma invece sono circolate solo prove malamente falsificate e storie prive di consistenza.

La storie inizia grazie ad un articolo su  La Domenica del Corriere, che prendeva le mosse da una foto consegnata al curatore del servizio da un anonimo signore, denominato Signor X. La foto, che ritraeva il volto del Cristo morente così come, presumibilmente, era apparso nella macchina inventata, era stata poi costruita grazie all'aiuto fondamentale del citato monaco benedettino.

È infatti interessante l'inconsistenza totale delle fonti già all'inizio, come diceva stesso l'articolo: "Un mese fa, una persona della quale non posso fare il nome, e che chiamerò signor X, mi dice che padre Pellegrino Ernetti, un monaco dell'ordine benedettino, assieme ad un gruppo di dodici fisici è riuscito a costruire un complesso apparecchio di altissima precisione che consente di ricostruire immagini, suoni, avvenimenti accaduti centinaia e centinaia di anni or sono".


Il cronovisore ebbe quindi la sua notorietà nel 1972, quando La Domenica del Corriere riportò il testo di un'intervista a Padre Pellegrino Ernetti sugli esperimenti che lo avrebbero condotto alla costruzione di un apparecchio da lui denominato macchina del tempo o cronovisore. Secondo il suo racconto, egli avrebbe cominciato a lavorarvi già a partire dalla fine degli anni quaranta, sembra insieme ad Agostino Gemelli (scomparso nel 1959 e quindi così non si poteva controllare), col quale aveva già collaborato per studiare la fattibilità della comunicazione con i defunti.
Padre Ernetti - a colloquio con Vincenzo Maddaloni, inviato del settimanale - spiegò nel dettaglio come fosse giunto alla costruzione dell'apparecchio e quanto avesse visto nel corso della successiva sperimentazione.
L'apparecchio sarebbe stato realizzato in una serie di studi, svolti tra Roma e Venezia, a cui avrebbe collaborato una cerchia di eminenti ed inesistenti scienziati di cui si è visto bene da dare i nomi per permettere controlli. Gli unici nomi lasciati trapelare, oltre a quello del Gemelli, furono quelli di Enrico Fermi e Wernher von Braun, e non esiste alcuna possibilità che abbia collaborato con loro.


Il principio fisico che sovrintenderebbe al funzionamento di questa macchina sembrerebbe riassumersi nella teoria secondo cui ogni essere vivente lascerebbe dietro di sé, nel tempo, una traccia costituita da una non ben identificata forma di energia. Tali tracce, in forma di energia visiva e sonora, non subirebbero col tempo una cancellazione definitiva, bensì una semplice attenuazione, rimanendo "impresse" nell'ambiente nel quale si manifestarono, confinate in una non meglio specificata "sfera astrale", dalle quali sarebbe possibile in ogni tempo recuperarle.
Nell'articolo vengono descritti in modo vago e grossolano il modo in cui funzionerebbe la macchina, ma basta avere delle basi scientifiche per capire che ciò che viene descritto va contro principi di fisica dimostrati, quindi chi ha inventato la storia non aveva una buona cultura scientifica.

Non contento di queste cose inventate, Padre Ernetti rivelò a François Brune alcuni viaggi temporali che avrebbe compiuto con il dispositivo ad esplorare, che dimostrano invece come lavorasse (male) di fantasia.
- Raccontò di aver voluto «[...] per prima cosa verificare che quello che vedevamo fosse autentico. Così iniziammo con una scena abbastanza recente, della quale avevamo buoni documenti visivi e sonori. Regolammo l'apparecchio su Mussolini che pronunciava uno dei suoi discorsi.»
- Presa dimestichezza con il dispositivo: «[...] risalimmo nel tempo, captando Napoleone (se ho ben compreso quello che diceva, era il discorso con il quale annunciava l'abolizione della Serenissima Repubblica di Venezia per proclamare una Repubblica Italiana).»
- «Successivamente andammo nell'antichità romana. Una scena del mercato ortofrutticolo di Traiano, un discorso di Cicerone, uno dei più celebri, la prima Catilinaria. Abbiamo visto e ascoltato il famoso: "Quousque tandem Catilina"». «I suoi gesti, la sua intonazione... com'erano potenti. E che fantastica oratoria!»
- Ernetti sosteneva inoltre di aver assistito, attraverso il cronovisore, nel 169 a.C., ad una rappresentazione del Tieste, una tragedia del poeta latino Ennio, che si riteneva definitivamente perduta ma da lui prontamente trascritta proprio in quell'occasione.
- Ma ancor più clamorosamente, Ernetti affermava di aver assistito nientemeno che alla passione e crocifissione di Gesù Cristo, le cui vicende sarebbero state da lui interamente filmate. Così riferì a padre Brune: «Vidi tutto. L'agonia nel giardino, il tradimento di Giuda, il processo... il calvario.»
Della presunta ripresa è stata divulgata unicamente un'eccezionale istantanea ravvicinata del volto di Cristo, che si rivelò subito essere un patetico falso.
Nel giro di pochi mesi però si scoprì che l'immagine altro non era che la foto di una scultura del Cristo in croce che si trova presso il Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza, nei pressi di Todi.

Essendo una bufala, tutt'oggi non è mai emersa alcuna prova sull'effettiva realizzazione del dispositivo né sul suo funzionamento, all'infuori delle parole del suo autore. Non è neanche disponibile un'esposizione appena comprensibile dei principi che ne permetterebbero il funzionamento. Ovviamente, la macchina non è mai stata dimostrata pubblicamente e lo stesso padre Ernetti, dapprima vago nelle descrizioni, a un certo punto della sua vita non disse più nulla sull'apparato.

Peter Krassa, autore di un libro sull'argomento, ha riconosciuto in un'intervista l'inesistenza di testimoni attendibili circa l'esistenza del cronovisore ammettendo inoltre la singolare circostanza secondo la quale nessuno, nemmeno chi, come Brune, era a lui molto vicino, avesse mai visto l'apparecchio. Inoltre nessuno degli scienziati che avrebbero preso parte al progetto è stato mai in grado di fornire conferme: i soli tre nomi trapelati si riferivano o a persone che all'epoca delle dichiarazioni di Ernetti, nel 1972, erano già morte da tempo (Fermi e Gemelli) o, nel caso di von Braun (morto nel 1977), a una personalità vissuta in strettissima sorveglianza (praticamente segregata) per motivi di sicurezza, prima dai nazisti e poi dagli americani, per tutta la sua carriera. Praticamente una bufala inventata malissimo.
 

All'assenza di qualsiasi prova, di qualsiasi spiegazione plausibile e di qualsiasi testimone, si aggiungono anche le false prove.
Quanto poi alla presunta ed eccezionale immagine del volto di Cristo, già pochi mesi dopo la sua divulgazione, Alfonso De Silva, un lettore di Roma, in una lettera inviata al Giornale dei misteri (n. 17 del 72), spiegava come essa fosse null'altro che la fotografia di una scultura lignea, opera del 1931 dello scultore spagnolo Lorenzo Cullot-Valera, di cui lui era in possesso avendola acquistata per la somma di 100 Lire nel Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza, presso Todi, presso cui il crocifisso è conservato dal 1965.

Non migliore è stata la sorte della presunta trascrizione del Tieste di Ennio. L'inautenticità del documento è stata provata dalla studiosa Katherine Owen Eldred, una classicista di formazione princetoniana, servendosi di argomentazioni puramente linguistiche. La trascrizione infatti, se da un lato include quasi tutti i frammenti già noti dell'opera, dall'altro si rivela stranamente breve e i frammenti già noti, precedentemente stimati essere la decima parte dell'opera, coprono invece ben il 65% dell'intera trascrizione. Inoltre nelle parti nuove è frequente la ricorrenza di parole appartenenti ad una lingua latina di gran lunga posteriore (250 anni) all'epoca della scrittura della tragedia. Infine l'eccessiva frequenza con cui si presentano alcune parole è indice di una estensione e una varietà lessicale che, se possono essere considerate eccellenti perfino in un fine latinista moderno (come l'Ernetti era), risultano invece limitate e povere se attribuite ad un sommo poeta come Ennio.

Lo stesso autore riferisce poi nel suo libro che un nipote del monaco avrebbe raccolto, in punto di morte, una confessione in cui padre Ernetti, negando l'esistenza del cronovisore, avrebbe ritrattato ogni circostanza.

Negli anni, padre Ernetti e il suo cronovisore sono diventati protagonisti di una leggenda metropolitana diffusasi negli ambienti delle bufale complottistiche, secondo cui l'unico esemplare del cronovisore realizzato da Ernetti sarebbe accuratamente celato in qualche remoto sotterraneo della Città del Vaticano. Anche questa affermazione è ovviamente priva di qualsiasi riscontro.


Tuttavia, ancora oggi c'è chi spaccia  la bufala del cronovisore come possibile o come ancora non sbugiardata, nonostante sia una delle più stupide bufale mai inventate nella storia recente.
Ad oggi non è ancora chiaro se fu una storia inventata dal giornale o se qualche burlone/mitomane inventò la storia che fu presa come oro colato dal giornale o se,infine, davvero Padre Ernetti inventò questo bufala ridicola.

 

CEIFAN
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