I misteri della depressione

La depressione è una delle malattie più strane che esistono, influisce in modo pesante sul nostro cervello, trasformando una persona, e genera incredibili circoli viziosi che finiscono per alimentare costantemente la malattia stessa.
La depressione è una
patologia dell'umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi,
comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di
diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell'umore, compromettendo il
"funzionamento" di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita
sociale. La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice
abbassamento dell'umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che
alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa
e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.
La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o
autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell'attenzione e della
concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata
prostrazione fisica.
Ma iniziamo per gradi: nonostante l'idea romantica della gente comune, in una persona gli aspetti importanti come l'umore, la felicità, l'infelicità, la vitalità, l'ansia, l'irritabilità, l'appetito, il sesso, il sonno, la motivazione, la concentrazione, l'attenzione, ecc. sono tutte cose regolate solamente da mere sostanze chimiche emesse dal nostro cervello.
Se queste sostanze chimiche hanno livelli più bassi o più alti, nella persona si generano comportamenti e prestazioni sballate, tali da danneggiare la psicologia dell'individuo, la sua vita sociale e lavorativa: la depressione è una malattia da alterare queste sostanze chimiche e portare ovvie conseguenze, d'altronde è quantomeno ovvio che se il cervello non funziona bene allora anche la persona non funzionerà bene.
La depressione può essere scatenata dal verificarsi di eventi negativi di una certa entità o di una certa numerosità, che creano degli stati mentali tali da creare gli squilibri di sostanze chimiche di cui ho parlato. Se questi squilibri non tornano alla normalità dopo un breve periodo allora si cade nella malattia della depressione, dove in sostanza gli squilibri chimici rimangono nel tempo.
Come è ovvio, la depressione può essere curata tramite farmaci che agiscono sulle sostanze chimiche riportandole ai livelli ottimali, nonché con terapie psicologiche mirate, ma in caso di grave depressione allora i farmaci sono indispensabili.
Ma la cosa più incredibile della depressione, è che essa finisce per formare dei circoli viziosi che l'alimentano: eventi negativi genereranno la depressione, ma la depressione genererà nella persona quelli che sono dei comportamenti e delle prestazioni tali che sarà inevitabile l'emergere di nuovi eventi negativi, i quali finiranno per alimentare ulteriormente la depressione, continuando così all'infinito fino a quando arriverà una sua cura decisiva o la distruzione mentale dell'individuo.
Spesso il circolo vizioso ha delle varianti come ad esempio quando la depressione genera preoccupazione, la quale genera ansia, che genera angoscia, il che finisce per generare/alimentare la depressione.

I sintomi della depressione
Generalmente chi ne soffre mostra un umore depresso, una marcata tristezza quasi
quotidiana e tende a non riuscire più a provare lo stesso piacere nelle attività
che provava prima. Le persone che soffrono di depressione, si sentono sempre
giù, l’umore ed i pensieri sono sempre negativi. Sembra che presentino un vero e
proprio dolore di vivere, che li porta non riuscire a godersi più nulla.
Oltre a questi sintomi primari, normalmente succede che le persone che soffrono
di questo disturbo ne presentino altri che si presentano quasi ogni giorno, quali:
- una marcata
diminuzione di interesse o piacere per le attività;
-
un appetito aumentato o diminuito;
- aumento o
diminuzione del peso non correlato al livello dell'alimentazione;
-
un aumento o una diminuzione del sonno;
-
spesso un marcato rallentamento motorio o, al contrario, una marcata agitazione;
-
una marcata affaticabilità e mancanza di energia;
-
una ridotta capacità di concentrarsi o di pensare;
- una ridotta attenzione;
- difficoltà a
prendere decisioni;
-
una tendenza molto forte ad incolparsi, a svalutarsi;
- pensare alla morte, al suicidio;
- tendenza a generare facilmente ansia e irritabilità;
- tendenza ad isolarsi.
Questi sintomi possono anche non presentarsi tutti e/o non presentarsi tutti i giorni: la depressione viene considerata grave se si presentano la maggioranza dei sintomi presentati.
È quantomeno ovvio che tutti i sintomi della depressione sono direttamente dovuti ad uno squilibro delle sostanze chimiche che regolano il cervello, e soprattutto la personalità di un individuo. Tali squilibri, cioè la depressione, possono essere dovuti ad una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici. A volte, la malattia viene innescata, sui soggetti predisposti, da eccessive dosi di stress: lo stress genera la depressione, che a sua volta genera stress, e così via in un circolo vizioso.

L'aspetto biologico della depressione
I vari studi effettuati hanno confermato che eventi stressanti/negativi, soprattutto se prolungati, sono in grado di ridurre il tasso di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, e di iperattivare l'asse ipotalamo-ipofisi-surrenee.
La depressione è una
malattia complessa, dovuta a più cause e legata a una complessa rete di sistemi
neurali. Ad esempio ulteriori studi hanno evidenziato anche una compromissione
metabolica che include numerose zone del cervello. L'utilizzo di tecniche di
neuroimaging ha inoltre rivelato una riduzione della grandezza dei lobi frontali
e dei lobi temporali. Quindi non solo modificazioni dei sistemi neurochimici, ma
anche di quelli neuroanatomici. Il fatto che la depressione influisca anche
sulla struttura fisica del cervello, è da tenere in forte considerazioni, poiché
una grave depressione che non venga curata può provocare alterazioni fisiche non
reversibili all'encefalo.
Ricerche hanno dimostrato che c'è interazione fra ambiente e fattori genetici,
la depressione è strettamente correlata con esperienze di vita negative o
stressanti: la malattia, infatti, si può innescare dopo alcune fasi importanti
della vita: un lutto, un licenziamento, un grande dispiacere ma anche un
abbandono della persona amata, una grossa perdita; in generale qualsiasi
cambiamento rilevante può indurre la manifestazione del disturbo in soggetti
predisposti alla malattia stessa.
La terapia d'elezione nei trattamenti somatici è a base di psicofarmaci, ma non
è l'unica. Gli psicofarmaci hanno il compito di normalizzare l'equilibrio
alterato dei neurotrasmettitori. Come è stato dimostrato, i principali
neurotrasmettitori implicati nella malattia depressiva sono stati identificati
in serotonina, noradrenalina e dopamina ed esiste una corrispondenza accertata
fra depressione e insufficiente disponibilità di uno o più di questi tre
neurotrasmettitori.
Le terapie con farmaci antidepressivi devono essere assunte per un tempo
variabile dalle 2 alle 4-6 settimane prima di ottenere un effetto antidepressivo
(latenza rispetto alla efficacia antidepressiva). Secondo alcuni studi clinici
questo tempo di latenza è più breve per gli antidepressivi nuovi.
Il problema delle
terapie con farmaci antidepressivi è che, finita la cura, la depressione può
ritornare in caso sia rimasta o ritorni la causa negativa che ha scatenato la
malattia.
Esistono altri trattamenti somatici che possono essere utilizzati per curare la
depressione, come la terapia elettroconvulsiva, la fototerapia e la deprivazione
da sonno. Si tratta di terapie molto discusse e contestate, o comunque, ancora
sperimentali e non provate scientificamente.
Invece oltre alla terapia farmacologica, è ampiamente dimostrato che esistono
varie terapie efficaci nel contrastare la depressione, in particolare la terapia
cognitivo-comportamentale. Vari autori hanno dimostrato, anche attraverso
meta-analisi, che la terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace sia nel
ridurre i sintomi depressivi, sia nel mantenere nel tempo i risultati. Il vero
vantaggio della terapia cognitivo-comportamentale sta soprattutto nella
diminuzione delle ricadute: gli psicofarmaci agiscono sui sintomi, ma da soli
non sono in grado di modificare le cause che innescano la depressione.
La terapia
cognitivo-comportamentale è una psicoterapia adottata nella pratica clinica
dalla maggior parte degli psicoterapeuti. È una terapia strutturata (si articola
secondo una struttura ben definita, benché non in maniera rigida, per
assicurarne la massima efficacia), direttiva (il terapeuta istruisce il cliente
ed assume attivamente il ruolo di “consigliere esperto”), di breve durata
(cambiamenti significativi sono attesi entro i primi sei mesi) ed orientata al
presente (è volta a risolvere i problemi attuali).
Essa è finalizzata a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e
i comportamenti disadattivi del cliente, producendo la riduzione e
l’eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico