Dieci regole per scoprire una Bufala

 

 

Premessa: tratto ed adattato da qui

 

Queste sono dieci regole per scoprire una bufala e sono state elaborate da un cacciatore di bufale che, come accade sempre, s'è beccato una montagna d'insulti da parte dei gentiluomini che non tollerano chi osa usare il proprio raziocinio e si permette di chiedere prove concrete invece di bersi i pregiudizi altrui.

 

1. Quanto è affidabile la fonte dell'asserzione? Occorre chiedersi se chi la propone è una persona esperta nel campo o se è semplicemente un dilettante. Può capitare che un dilettante faccia una grande scoperta, ma è molto, molto improbabile. Poi bisogna guardare la quantità di errori, e soprattutto il loro orientamento. Perché gli errori capitano a tutti, ma se sono tanti sono indice di poca serietà, e se capitano tutti in un senso solo, ossia a favore della tesi proposta, allora c'è decisamente qualcosa che non va.

2. La fonte fa altre asserzioni dello stesso tipo? Spesso chi crede a una teoria strana crede anche ad altre teorie dello stesso genere. Gli ufologi credono anche al paranormale e ai fantasmi; i complottisti dell'11 settembre credono alle "scie chimiche" e dicono che non siamo mai andati sulla Luna. Sono sintomi di un'inclinazione a credere al pensiero magico e ci devono rendere scettici. Scettici, ma con la mente aperta: quanto basta per esaminare teorie nuove e originali, che sono il sale della scoperta scientifica, ma non così tanto che caschi fuori il cervello.

3. Le asserzioni sono state verificate da altri? Prima o poi ogni teoria tocca il mondo reale. Se è vera, produce un effetto tangibile di qualche tipo. Si va a vedere se l'effetto si manifesta e se non è spiegabile altrimenti. Se non si manifesta, c'è qualcosa che non va. L'esempio classico, citato da Shermer, è la fusione fredda annunciata dai chimici Pons e Fleischmann e poi rivelatasi una bufala quando le loro istruzioni sono state eseguite da altri.

4. L'asserzione è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Se qualcuno dice di avere un potere straordinario o di aver fatto una scoperta che, se vera, rivoluzionerebbe le leggi della fisica, le probabilità che dica la verità sono molto, molto basse. Per carità, la rivoluzione può succedere, ma prima di abbracciarla chiediamoci se non comporta delle conseguenze implausibili. Shermer fa l'esempio delle piramidi: se le avessero costruite gli abitanti di Atlantide o gli alieni, gli archeologi troverebbero dappertutto gli avanzi dei loro strumenti, le case dove abitavano, la loro spazzatura. Invece trovano quella degli egizi. Lo stesso vale per esempio per chi dice di prevedere i numeri del lotto e invece di giocarli li vende ad altri: è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Non sarebbe più sensato giocarli direttamente e diventare miliardari per fare del bene all'umanità?

5. Qualcuno ha tentato di confutare l'asserzione? Non basta accumulare dei fatti che sembrano sostenere l'esistenza di un fenomeno straordinario: bisogna anche chiedersi se per caso ci può essere un'altra spiegazione più banale per quegli stessi fatti. E' chi propone un'asserzione eccezionale che dovrebbe porsi questa domanda, perché se non lo fa, saranno gli altri a farlo, di solito con grande godimento.

6. Verso quale tesi ci porta la preponderanza dei fatti? E' facile raccattare quattro o cinque fatti sparsi e costruirvi sopra una teoria: ma non si possono ignorare tutti gli altri fatti contrari.

7. Chi fa l'asserzione segue le regole della scienza? Se propone degli esperimenti, svolge ricerca, cerca di costruire teorie coerenti, non nasconde i fatti scomodi, ammette gli errori, propone ipotesi verificabili e cerca anche di smontare le proprie teorie predilette mettendole alla prova e cercando spiegazioni alternative.

8. Chi fa l'asserzione ha prove positive? Per autenticare la propria teoria non basta stilare un elenco di anomalie o aspetti irrisolti della teoria opposta: bisogna anche fornire prove positive, che dimostrino la propria. Non basta dire "ehi, l'11 settembre l'aereo che colpì il Pentagono potrebbe essere stato sostituito da un aereo identico ma radiocomandato", come dicono certi complottisti: bisogna portare le prove che è successo davvero. Non basta dire che gli extraterrestri sono custoditi nell'Area 51: bisogna dimostrare che ci sono davvero, senza ricorrere alla scusa che i militari nascondono le prove.

9. La teoria nuova spiega tanti fenomeni quanti la teoria vecchia? Quando si presenta qualcuno che pretende di avere trovato una nuova teoria della fisica, dell'universo e di tutto quanto e afferma che Newton e Einstein avevano torto e soltanto lui ha ragione, o che gli esperti di tutto il mondo si sbagliano e soltanto lui ha l'illuminazione di cogliere una realtà superiore, non basta che la sua teoria spieghi un minuscolo aspetto della realtà che le teorie correnti lasciano irrisolto (cosa perfettamente accettabile nel metodo scientifico): deve spiegarne almeno tanti quanti le teorie comunemente accettate. Se ce la fa, bene; se non ce la fa, è una bufala.

10. L'asserzione è motivata da credenze personali? Se chi fa un'asserzione è spinto dalla propria ideologia, dalle proprie credenze, dai propri preconcetti, e l'asserzione rinforza questa sua visione del mondo, allora il rischio di bufala aumenta. E vale anche per gli scienziati, che sono esseri umani fallibili, con le loro gelosie, ambizioni, ideologie e credenze. Capita anche a loro di trascurare le prove contrarie alla propria tesi prediletta e di non avere il coraggio di dire "mi sono sbagliato": è per questo che c'è l'obbligo di verificare, ripetere indipendentemente gli esperimenti, condividere i risultati, cercare prove che possano smentire o spiegazioni alternative.

 

 

Il mercato del catastrofismo

 

Premessa: tratto in gran parte da qui

 

Tra le bufale, quelle molto diffuse sono le catastrofiste, specie di genere ambientale. È interessante il fatto che proprio studiando il catastrofismo ambientale emergono molti fattori che aiutano a capire come e perché si diffondono molte bufale.

 

Riportiamo, in prima istanza due summae di due attenti studiosi delle fenomenologie catastrofiste per ciò che riguarda l’ambiente, per meglio capire come venga vissuto il sensazionalismo ed il pessimismo di questo settore dagli “addetti”:
Per il prof. Richard Lindzen ( fisico dell’atmosfera, MIT):
-Il riscaldamento globale è la religione dei nostri tempi
-Il mondo è destinato alla catastrofe ambientale. O almeno, questo è quanto ci viene costantemente ripetuto da politici e sedicenti esperti.
-Tra gli scienziati non esiste alcuna unanimità.
-Quella della previsione del clima non è un disciplina matura, ma relativamente recente, nata da pochi decenni grazie, almeno in parte, allo sviluppo dei calcolatori elettronici.
-Il salutare scetticismo che dovrebbe trovarsi al cuore di ogni indagine scientifica viene trattato con disprezzo.
-Ormai ci stiamo allontanando dalla scienza per entrare nel regno del fanatismo religioso.
-Come una religione, l’ambientalismo è pervaso da un odio per il mondo materiale e, come la religione, pretende dai suoi seguaci devozione, e non rigore intellettuale.
-L’”accusa” a chi “nega il cambiamento climatico” riecheggia quella di chi “nega l’olocausto”.

Francesco De Sanctis in “La semplicità è compagna della verità” valuta invece l’incidenza di “domanda e offerta” di mercato generate da questo comportamento.
“Il catastrofismo climatico (distinto dall’informazione scientifica), è una forma di propaganda che può essere analizzata con le “leggi dell’Economia”.
Occorre anzitutto identificare le determinanti del suo mercato (ossia il meccanismo sociale che consente a compratori e venditori di trovare informazioni e compiere scambi volontari del servizio “informazioni catastrofiche”). La “quantità scambiata” di catastrofismo (ossia le comunicazioni o “storie” di catastrofe emesse) riflette un equilibrio tra l’attività, da un lato degli imprenditori del catastrofismo, ecologisti e politici, che rappresentano l’offerta del servizio dell’informazione catastrofica, e, d’altro lato, quella dei privati cittadini che formano la domanda di tale informazione”.

L’offerta
L’offerta di catastrofismo è determinata da vari interessi:
• gli ecologisti, tesi a drammatizzare il loro ruolo di difensori dell’ambiente:
• i politici, soprattutto quelli preposti alle istituzioni ambientali, che traggono vantaggi di potere dall’enfatizzazione dei problemi affidati alla loro gestione;
•i mass media, sempre interessati a creare coinvolgimenti su temi drammatici.
All’origine dell’offerta di catastrofismo da parte di leader ecologisti e politici è la ricerca del consenso, ottenuta prevalentemente attraverso alla tecnica della ripetizione.
L’importanza della ripetizione per tradurre in “verità” un’affermazione è spiegata anzitutto da Aristotele (348- 322 aC). La formazione dell’offerta di opinioni, viene strutturata mediante la ripetizione : “un éndoxon (opinione) non è mai enunciato o accettato per la prima volta. Si tratta di una ripetizione che non è ricordo attinto ad una memoria personale, ma è incontro dell’altro”. E qui si introduce una importante notazione psicologica sull’importanza della ripetizione: “Infatti, grazie alla ripetizione, l’interlocutore diventa cosoggetto della medesima enunciazione”.
Anche l’abile ministro nazista della propaganda Joseph Goebbels affermava: “Se si ripete una bugia sufficientemente spesso, essa diviene verità”.
L’esempio della creazione di falsi convincimenti (odio per neri ed ebrei) mediante ripetizione: “L’odio è alimentato da racconti sui crimini di un gruppo minoritario, ma l’impatto di questi racconti deriva dalla ripetizione non dalla verità…L’odio poggia su persone che accettano, invece di approfondire, i racconti creatrici di odio” (The political Economy of Hatred, Edward Glaeser, Quarterly Journal of Economics, 2005).
Dunque, il catastrofismo viene offerto dai suoi imprenditori, la cui tecnica di produzione è la ripetizione. Se stampati poco costosi e televisione riducono il costo della propaganda sul riscaldamento globale, ciò incrementerà il livello della sua accettazione, come sta accadendo.

La domanda
La disponibilità dei cittadini ad accettare le comunicazioni sul riscaldamento globale, è il lato della domanda di questo particolare catastrofismo. Il suo livello è determinato dai costi e dai benefici dell’acquisizione delle informazioni. Come vedremo, in generale, il livello di tali costi è basso.
Constatiamo anzitutto che il timore di catastrofe non è nuovo, ma è di massima una costante delle diverse società. Scrive un grande antropologo, Ernesto De Martino: "La tragedia è un fenomeno culturale.” Ad esempio ci si può riferire al dramma dell'apocalisse cristiana (“Pentiti, poiché il regno di Dio si avvicina” ammonisce l’evangelista), a quello dell'apocalisse marxiana relativo alla fine del capitalismo, eccetera.
Oggi viviamo l’apocalisse ecologica variamente generalizzata:"Viviamo in una situazione apocalittica,...alla soglia d'una catastrofe universale", afferma ad esempio Hans
Jonas, autore d'un libro divenuto punto di riferimento per i movimenti ecologici degli anni ottanta, e Aldous Huxley scriveva: "la paura è la base stessa ed il fondamento del mondo moderno".

I caratteri psicologici della domanda del consumatore
Secondo Freud: “…all’interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una profonda modificazione della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce considerevolmente, ed entrambi i processi tendono manifestamente a eguagliarlo agli altri individui della massa.” Questa analisi è particolarmente valida oggi.

Infatti ci troviamo in un “villaggio globale”, strettamente avvinto dalle grandi reti di informazione, e ormai popolato da una massa quasi indistinta, che accetta acriticamente le conoscenze omologate sui temi di attualità come il riscaldamento globale. Con l’avvento delle comunicazioni di massa – che creano una piazza virtuale principalmente via televisione e internet - si è infatti passati dalla persuasione personale alla propaganda collettiva. Già ai tempi in cui la radio era il più diffuso mezzo di comunicazione, Luigi Einaudi lamentava il “rimbecillimento” che essa poteva produrre.
Dunque la domanda di messaggi catastrofici è una costante nel tempo, ed oggi poco costosa ed elevata

Il prezzo
Il prezzo pagato dai cittadini per acquisire notizie catastrofiche è determinato dal costo opportunità del tempo impiegato per conoscere i messaggi di politici ed ecologisti (costo misurato dalla migliore alternativa cui si rinuncia per dedicarsi al catastrofismo); inoltre dal costo del tempo aggiuntivo che - se ne ritrarranno benefici personali – i soggetti dedicheranno ad approfondire tali messaggi, per accertarne il fondamento.
Il puro costo di acquisizione del messaggio (senza approfondimento), è basso, soprattutto a causa della ampia disponibilità di mass media, acquisiti per il principale scopo dell’intrattenimento, ma che soddisfano anche una rilevante domanda di storie catastrofiche. E poiché il costo dell’acquisizione di catastrofismo è basso, la domanda assorbe facilmente l’offerta. Soltanto nei gruppi che hanno incentivi privati nel conoscere la verità, il catastrofismo troverà un argine, tuttavia accettando un costo di informazione talora elevato, perché le tematiche ambientali sono complesse ed interdisciplinari.
Chi invece aderisce alla campagna di ecologia catastrofista, con la sua scelta di rendere minimo il costo dell’informazione, va contro questa esigenza di ricerca della verità, sentendosi acriticamente gratificato, a buon prezzo, con l’adesione ad un atteggiamento considerato utile per la salvezza del Pianeta. Dunque, i meno disponibili a informarsi finiranno non soltanto col credere, ma addirittura col domandare previsioni catastrofiche. Perciò, se nell’opinione pubblica il catastrofismo è molto diffuso, risulta difficile contrastarlo: infatti il costo da sostenere per combattere la sindrome catastrofista è molto elevato, mentre i costi per aderire ad una campagna catastrofista sono bassi.

Inoltre, nel caso ambientale, è ritenuto commendevole lo scopo che si vuole raggiungere pur propalando una previsione falsa o incerta: la difesa dell’ambiente. In tal caso nemmeno una politica di accertamento della verità ha probabilità di successo sulla massa, almeno nel breve andare.

Tuttavia con riferimento a periodi relativamente lunghi, potremmo forse trovare conforto nell’opinione di Hegel, secondo cui l’opinione pubblica, nel tempo, resta aperta alla razionalità, infatti: “[il razionale] può da parte sua essere sicuro che l’opinione pubblica in seguito consentirà ad esso, lo riconoscerà e lo trasformerà in uno dei propri pregiudizi”. L’approccio razionale potrà condurre, naturalmente, non soltanto a migliorare la comunicazione, ma anche, eventualmente, a chiarire i dubbi che oggi gravano sul riscaldamento globale.

 

 

Da segnalare anche il fatto che le bufale hanno spesso tratti comuni.  Per affinare il proprio fiuto e riconoscere i sintomi tipici del delirio c’è un modo molto originale: il Generatore Casuale di Testi Complottisti http://latvnontelodice.altervista.org

È un sito molto semplice: basta visitarlo e premere il tasto F5 della propria tastiera per vedere una nuova teoria complottista generata unendo a caso degli elementi tipici di questa visione del mondo.
In altre parole, è talmente facile inventarsi una tesi di complotto che lo si può fare in automatico. Le indagini serie, invece, richiedono pazienza e fatica e non ricorrono a slogan paranoici. Già il tono, insomma, può permetterci di capire se abbiamo a che fare con la fantasia o con la realtà.

 

 

Siti anti-bufale

 

Sono talmente tante le cavolate che esistono molti siti anti-bufala che ben evidenziano la loro ridicolezza, come ad esempio quelli elencati in questa lista di siti anti bufala: CLICCA QUI

 

 

 

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CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
Servizio Antibufala

http://ceifan.org