Tutti stupidi? Le vere cause del successo di una bufala

 

 

<< La gente arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente. >>

 

Premessa: tratto in parte da qui

 

Molti degli appelli e delle notizie che circolano vi sembreranno probabilmente così evidentemente falsi che vi verrà il dubbio: ma davvero la gente è così ingenua?
E' facile giudicare quando si esamina un appello col senno di poi, ossia quando lo si ritrova in un elenco in cui è già classificato come bufala o meno. La cosa è ben diversa quando la stessa informazione compare su un giornale, in un telegiornale, o ci arriva nella posta di Internet mandataci da un amico. In casi come questi scatta il principio d'autorità: siccome la notizia arriva da una persona di cui ci fidiamo o da una fonte solitamente autorevole, non attiviamo il nostro spirito critico e la accettiamo automaticamente.
Inoltre molti di questi appelli fanno leva sui sentimenti o sui pregiudizi: due aspetti della psicologia umana che notoriamente annebbiano la parte razionale del nostro modo di pensare.
Di conseguenza, abboccare a una bufala non è sintomo di stupidità o di scarso intelletto: è una normale reazione umana.
Lo stimolo irresistibile a diffondere un appello ricevuto deriva anche da un altro fattore: il piacere di far sapere. La bufala si presenta in genere come un'informazione importante che pochi sanno: ricevendola e inoltrandola, crediamo di entrare a far parte di una cerchia elitaria di "coloro che sanno", e ci nasce dentro irresistibile la voglia di farci belli con amici e colleghi ostentando il nostro nuovo sapere. Non importa se il "nuovo sapere" è in realtà una bufala: l'effetto gratificante si ha lo stesso, anche perché praticamente tutti coloro che riceveranno la nostra comunicazione la riterranno autentica.
C'è anche un altro aspetto psicologico curioso: essere coinvolti in una bufala, sia come disseminatori sia come suoi "garanti" (per esempio apponendo volontariamente o involontariamente il proprio nome o indirizzo in calce a un appello), ci fa sentire importanti. Ci sono persone così sole o bisognose di protagonismo da trarre piacere dal fatto di essere tempestate di telefonate di sconosciuti che chiedono notizie sull'argomento della bufala che hanno sottoscritto.

 

Il discorso finora fatto vale per le persone normali che vengono ingannate dalle bufale, ma ovviamente non vale per gli idioti, dato che hanno le facoltà di ragionamento irrimediabilmente compromesse, e la realtà ci insegna che il mondo è pieno di idioti disposti a credere in qualsiasi fesseria minimamente ben costruita.

Una parentesi meritano anche le persone malate di mente che per ovvi mentivi di sanità mentale credono in assurdità di ogni tipo: questa gente spesso diviene perfino importante e con un grande seguito, invece di marcire in manicomi....è questo il potere di internet.

Tra i seguaci delle bufale ci sono anche le tante persone che in qualche modo si collegano agli idioti prima citati, cioè le persone che non sono capaci di pensare con la propria testa, cioè quelle che non hanno le capacità per avere un pensiero critico e indipendente. Le persone troppo stupide per riuscire a farsi una propria idea sono più diffuse di quanto comunemente si pensi.

Infine, tra coloro che appaiono credenti nelle bufale sono da citare i bastian contrario, cioè persone che per sentirsi intelligenti assumono per partito preso le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza. A queste persone piace stare all'opposizione: chiunque ci sia ai piani alti, chiunque abbia il potere o il successo, loro devono stare dalla parte opposta, altrimenti non ti sentirebbero i più intelligenti. In realtà, questa gente sono l'esattamente opposto di una persona intelligente.

 

Il perché del successo delle bufale è studiato anche a livello accademico. Ad esempio uno degli studi in materia, come riportato qui, ci dice quanto segue.

Per poter riuscire a comprendere un'informazione, sia che la leggiamo sia che la ascoltiamo, in prima battuta dobbiamo considerarla vera, quindi, in qualche modo l'accettazione della veridicità è un prerequisito della comprensione.
Andare oltre questa accettazione automatica richiede una motivazione addizionale e risorse cognitive. Perciò, normalmente il meccanismo del dubbio non si attiva. Quando, invece, la nostra mente rileva la presenza di alcune caratteristiche sospette nell'informazione ricevuta, l'attivazione cognitiva avviene.
Accade, ad esempio, quando quella specifica informazione manca di coerenza interna. Molte informazioni, ad esempio, si presentano più o meno esplicitamente sotto forma di storia, e le buone storie vengono ricordate molto facilmente.
Una volta che una storia coerente si è formata nella mente diventa fortemente resistente al cambiamento. E questo, a prescindere del suo grado di veridicità. Se, però, la storia è zoppicante o ha evidenti incoerenze interne, allora la mente di chi la riceve diventa critica e pronta a rigettarla. Lo stesso capita quando l'informazione che arriva non è coerente con altre informazioni che una persona ha già: siccome diventa difficile mettere insieme i pezzi, la mente si trova a dover lavorare per capire se si possa conservare una congruenza, o se non sia il caso di rigettare la nuova informazione.

Questo sistema sembrerebbe funzionare, però fa sì che informazioni sbagliate, ma coerenti con ciò di cui si è già convinti, passino tranquillamente e vadano a rafforzare le preesistenti convinzioni erronee. Poi c'è la questione della credibilità della fonte da cui l'informazione proviene: è chiaro che più la fonte è ritenuta affidabile, meno si attivano i meccanismi di valutazione e di critica.
Tuttavia, anche fonti inaffidabili possono influenzare le persone, soprattutto perché nel tempo può affermarsi il cosiddetto sleeper effect. Ovvero: si ricorda l'informazione, ma si dimentica la fonte dalla quale proveniva.
Infine, sebbene possa non piacere, conta anche il consenso sociale che si crea attorno a una notizia. Così, se la maggioranza dubita, allora i meccanismi cognitivi di critica e valutazione scattano. Questo fenomeno però è particolarmente complesso, perché in alcuni casi può diventare difficile capire quale sia realmente la maggioranza. Si parla di ignoranza pluralistica, cioè una divergenza tra la prevalenza reale di una certa credenza all'interno di una società e quello che le persone di quella stessa società pensano che gli altri credano in maggioranza.

Correggere una informazione sbagliata che abbia già raggiunto il suo obiettivo risulti difficilissimo. La ritrattazione il più delle volte non solo non annulla quanto si è già diffuso, ma può addirittura rinforzarlo, perché comunque deve richiamare la prima informazione data, che così viene riportata a galla e rievocata nella mente. Le persone, in genere, non amano che qualcuno dica loro che cosa pensare e come comportarsi, quindi sono portate a rigettare ritrattazioni particolarmente autoritarie.

Finora sono stati identificati solo tre fattori in grado di aumentare l'efficacia di una ritrattazione: un avvertimento al momento della prima esposizione all'informazione sbagliata; la ripetizione della ritrattazione; correzioni che raccontano una storia alternativa che riempia il vuoto di coerenza altrimenti lasciato dalla ritrattazione.

 

Anche questo studio dimostra cose interessanti, cioè che le persone credono a notizie false anche dopo smentite. Il cosiddetto "fact checking" (sbufalamento), che cerca di smascherare soprattutto sul web bufale e affermazioni false, non funziona sulle persone a cui "piace" la notizia che legge, anche se non veritiera, neanche se è fatto in tempo reale. Correggere false convinzioni richiede una vera e propria persuasione, non è sufficiente dare una informazione accurata.
 

 

L'effetto confusione

 

Esistono persone che per un motivo o per l'altro creano confusione facendo rivelazioni mescolando bugie e verità. Questi cosiddetti "rivelatori" quando escono allo scoperto individuano uno ad uno quei sprovveduti di turno che si sentono in buona fede e disposti a pubblicare le loro frottole, convinti di portare qualche beneficio alla coscienza umana.

Molti di questi "rivelatori" sono chiaramente degli impostori, altri sono ottimi venditori di fumo, altri ancora sono perfettamente convinti di ciò che hanno "visto" o "sentito", basando unicamente la loro esperienza sui loro cinque sensi, scartando a priori qualsiasi ipotesi d’inganno di questi ultimi. Si tratta però di invenzioni e bugie che purtroppo comprendono sempre più di frequente l’inserimento di verità in contesti assolutamente privi di fondamento. La verità mescolata alla bugia genera nell’uomo uno stato dell’essere ben preciso: la Confusione.

Questi "rivelatori" sfruttano di proposito anche l’istinto sensazionalistico insito in ognuno di noi. Ogni volta che veniamo in contatto con un’informazione che in un certo qual modo ci sconvolge, sentiamo immediatamente quell’impulso barbino di comunicare ciò che abbiamo appreso ad un’altra persona. E di solito non ci basta, dobbiamo fare assolutamente in modo che quella persona comunichi le medesime cose ad altre persone, e così via. In questo modo si propaga anche l'effetto confusione, ed ovviamente l'effetto disinformazione.

 

 

 

 

Spesso gli sbugiardamenti non hanno potere

 

<< Dobbiamo renderci conto che, mentre noi tutti viviamo nel ventunesimo secolo, molte persone pensano ancora come i contadini medievali e gravitano intorno l'ignoranza e la superstizione, preferendo risposte semplici alla scienza ed alla ragione. >>

 

Premessa: tratto in buona parte da qui


L'umanità, come Kant fece notare, può essere un legno ricurvo, piegato dall'ignoranza e dalla disinformazione, ma conoscenza potrebbe essere il migliore rimedio. Se le persone sono a conoscenza dei fatti, diventeranno pensatori più acuti e cittadini migliori. Se sono ignoranti, i fatti le illumineranno. Se sono nel torto, i fatti le ricondurranno nel giusto.
Ma anche no.
Recentemente, alcuni scienziati hanno cominciato a scoprire una tendenza umana profondamente scoraggiante per chiunque abbia fede nel potere delle informazioni. Si tratta di questo: i fatti non necessariamente hanno il potere di cambiare le nostre menti. In realtà è l'esatto contrario. In una serie di studi, i ricercatori della University of Michigan hanno scoperto che quando le persone disinformate sono state esposte a notizie contenenti fatti corretti, raramente hanno cambiato idea. In realtà sono spesso diventate ancora più fortemente attaccate alle loro credenze. I fatti, hanno scoperto gli scienziati, non curano la disinformazione. Come un antibiotico poco potente, i fatti possono effettivamente rendere ancora più forte la disinformazione.

Le persone non sono lavagne vuote, hanno già convinzioni, e una serie di fatti radicati nelle loro menti. Il problema è che a volte le cose che pensano di sapere sono oggettivamente, dimostrabilmente false. E in presenza di informazioni corrette, tali persone reagiscono in modo molto, molto diverso rispetto al semplice disinformato. Invece di cambiare le loro menti in modo da accogliere le informazioni corrette, si possono radicare ancora di più nelle proprie convinzioni.

L'idea generale è che risulta assolutamente spaventoso ammettere di essere nel torto, dicono gli scienziati. Il fenomeno - conosciuto come "ritorno di fiamma" - è "un meccanismo di difesa naturale per evitare la dissonanza cognitiva".
La maggior parte di noi piace credere che le nostre opinioni siano state formate nel tempo da attente considerazioni razionali dei fatti e delle idee, e che le decisioni basate su tali pareri, quindi, si basano sulla solidità e l'intelligenza.

In realtà, spesso basiamo le nostre opinioni sulle nostre convinzioni, cosa che può avere una non facile relazione con i fatti. E piuttosto che siano i fatti a guidare le convinzioni, le nostre convinzioni possono dettare i fatti che abbiamo scelto di accettare. Possono farci modificare i fatti in modo che si adattino meglio alle nostre idee preconcette. Peggio di tutto, possono portarci ad accettare acriticamente la cattiva informazione solo perché rafforza le nostre convinzioni. Questo rinforzo ci rende più sicuri del fatto che abbiamo ragione, e ancor meno propensi ad ascoltare tutte le nuove informazioni.
Questo effetto è amplificato dalla sovrabbondanza di informazioni che, accanto a buone informazioni, offrono anche infinite voci di corridoio, disinformazione e variazioni discutibili della verità. In altre parole non è mai stato così facile per le persone essere nel torto, e al tempo stesso sentirsi tanto sicure di avere ragione.
Kuklinski chiama questo tipo di risposta sindrome del "Io so che ho ragione" . "Ciò implica non solo che la maggior parte delle persone sono resistenti nel correggere le loro credenze fattuali", ha scritto, "ma anche che le persone che più hanno bisogno di correggerle saranno meno propense a farlo."

Cosa sta succedendo? Come possiamo essere tanto nel torto ed essere così sicuri che abbiamo ragione? Parte della risposta sta nel modo in cui è strutturato il nostro cervello. Generalmente le persone tendono a cercare la coerenza. C'è un corpus consistente di ricerca psicologica che dimostra che le persone tendono a interpretare le informazioni con un occhio verso il rafforzamento delle loro opinioni preesistenti.

Se crediamo qualcosa sul mondo, siamo più propensi ad accettare passivamente come verità tutte le informazioni che confermano le nostre credenze, e automaticamente a respingere le informazioni che le confutano. Questo è noto come "ragionamento motivato". Siano o meno accurate, noi possiamo accettare le informazioni come un fatto, a conferma delle nostre credenze. Ciò ci rende più fiduciosi in queste credenze, e meno propensi a considerare i fatti che le contraddicono.
Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Political Behavior, suggerisce che una volta che tali fatti sono interiorizzati, questi sono molto difficili da rimuovere.

Ma i ricercatori ci stanno lavorando sopra. Un'ipotesi potrebbe coinvolgere l'autostima. Nyhan ha lavorato su uno studio in cui dimostrava che le persone che avevano dato prova di autostima erano più inclini a considerare le nuove informazioni rispetto alle persone insicure. In altre parole, se ti senti bene con te stesso, tu ascolterai, ma se ti senti insicuro o minacciato, non lo farai. Questo spiegherebbe anche perché i demagoghi beneficiano nel tenere la popolazione agitata. Più le persone si sentono minacciate, meno è probabile che ascoltino pareri discordanti, e diventano più facilmente controllabili.
Ci sono anche alcuni casi in cui la chiave è l'immediatezza. Uno studio sul benessere ha suggerito che le persone aggiornano le proprie convinzioni se "colpite in mezzo agli occhi" da fatti oggettivi, presentati senza mezzi termini, che contraddicono le loro idee preconcette.

In un mondo ideale, i cittadini sarebbero in grado di mantenere una vigilanza costante, controllando sia le informazioni che ricevono che il modo in cui il loro cervello le elabora. Ma controllare ogni notizia richiede tempo e fatica. E l'implacabile auto-interrogazione, come secoli di filosofi hanno dimostrato, può essere faticosa.

I nostri cervelli sono progettati per creare scorciatoie cognitive - inferenze, intuizioni, e così via - al fine di evitare proprio quella sorta di disagio mentre si affronta l'afflusso di informazioni che riceviamo ogni giorno. Senza queste scorciatoie poche cose potrebbero essere fatte. Ma purtroppo, con loro, siamo anche facilmente più truffabili dalle falsità.

 

Credere nelle bufale è ignoranza unita ad una tendenza umana profondamente radicata, che ci porta a credere sempre ciò in cui vogliamo, a dispetto di tutte le prove e le argomentazioni che ci vengono proposte di contro. Diversi studi dimostrano che anche chi cambia idea lo fa perché è predisposto in quella direzione. Ecco perché è importante diffondere spiegazioni anti bufala, bisogna arrivare prima che le persone inizino a credere nella bufala perché molto probabilmente dopo non riusciranno più a cambiare idea nonostante gli si presentino gli sbugiardamenti delle loro credenze o, addirittura, inizieranno a mettere in opera attività di contrasto contro chi sbugiarda le falsità in cui credono.

 

Quindi, far accettare uno sbugiardamento ad un credente nelle bufale non è semplice perché non solo i credenti nelle bufale si rifiutano di prendere in considerazione i semplici fatti, ma pretendono che nessuno si azzardi a diffonderli.
 

 

Alcune regole anti-bufala

 

<< Voi siete dei pesci. Chi inventa le bufale è il pescatore. Ed i pesci abboccano sempre quando c'è l'esca che piace a loro. >>

 

Premessa: riassunto ed adattato in parte da qui

 

Non vi fidate di nessuno. La fuori, c'è pieno di gente che vi racconta balle. Alcuni lo fanno perché sono pagati per farlo, altri per il piacere di raccontarle, altri ancora semplicemente perché ripetono balle che altri hanno raccontato a loro. Diffidate di chi fa affermazioni senza citare le fonti, ma anche chi cita le fonti può benissimo citare a sproposito o stravolgere quello che la fonte citata diceva.

Questo è il caso dell' "ambientalista scettico" Bjorn Lomborg che nei suoi libri cita centinaia e centinaia di riferimenti, quasi tutti a sproposito. Verificate tutto, verificate di nuovo, e verificate ancora. Per fortuna, oggi l'internet rende possibile verificare le cose con un semplice click del mouse; è solo la nostra pigrizia intellettuale che ce lo può impedire. Se lo fate, vi accorgerete di cose che non avete nemmeno sospettato. Quante volte qualcuno che cerca di convincervi che il riscaldamento globale non è un problema vi ha raccontato che “negli anni ’70 gli scienziati si aspettavano un’era glaciale mentre oggi si aspettano il riscaldamento globale” Bene, usate Google per cercare questi “scienziati” e non ne troverete. È una leggenda!

Non credete a una cosa perché ci credono tutti. Questa è una delle trappole nelle quali è più facile cadere e, infatti, è la base della propaganda. Ripetere, ripetere, ripetere; alla fine, anche la balla più clamorosa finisce per diventare vera. Giornali e televisione sono particolarmente perniciosi in questo senso, soprattutto perché manca la possibilità di un vero dibattito che spesso è fasullo o arrangiato. Ma anche il passa-parola di tutti i giorni crea miti di una solidità impressionante: La difesa contro questo effetto di saturazione cognitiva sta nell’allargare le proprie fonti di informazione.

Non credete a quello che vi fa piacere credere. Molte delle peggiori balle che ci raccontano hanno la caratteristica di essere rassicuranti. La nostra tendenza a credere a quello che vogliamo credere è perniciosa e pericolosissima. Fate un esame di coscienza: le vostre convinzioni sono veramente basate su fatti? Non è che siete convinti di qualcosa perché si attaglia alle vostre idee politiche? Oppure semplicemente perché la vita sarebbe più piacevole se quel qualcosa fosse vero? Attenzione che esiste anche una corrente di pensiero opposta che possiamo chiamare “millenarismo”, ovvero l’attesa della fine del mondo, cosa che, curiosamente, qualcuno vede come desiderabile. Anche questo è un atteggiamento che alla lunga ci porta a stravolgere la realtà sulla base delle nostre aspettative.

Non credete ai complotti scientifici. I complotti politici esistono e sono comuni nella storia. Ma nella scienza sono estremamente rari; anzi sono inesistenti. Gli scienziati sono quasi sempre dei feroci individualisti. È vero che spesso sono troppo conservativi e rifiutano le nuove idee per principio, ma è molto difficile convincerli a complottare tutti insieme per affossare un'idea che sanno essere giusta. Quindi, possiamo tranquillamente scartare l'idea che cose come - per esempio - il riscaldamento globale siano il risultato di un complotto politico per renderci schiavi delle multinazionali. Un complotto del genere dovrebbe coinvolgere tutti i climatologi mondiali e questa è una cosa che proprio non ci sta.

Domandatevi quale sia l’interesse di chi vi parla: di solito guadagnare e/o farsi pubblicità, e spesso desiderio di affermazione, sono le cause principali di molte bufale.

 

Domandatevi perché quotidiani e telegiornali non ne parlano: con la voglia di sensazionalismo di quest'ultimi, è quantomeno assurdo che si lasciano scappare notizie clamorose senza riproporle fino alla nausea. Tanto più che i giornalisti sono alla ricerca costante di notizie importanti da dare, sono tantissimi ed impossibile controllarli tutti, tanto più che se fosse possibile zittire tutti i giornalisti di un Paese, ci penserebbero quelli di altri Paesi a dare la notizia. Ed il fatto che qualcosa di sensazionale circoli su internet significa che i giornalisti l'hanno sicuramente letto e verificato, d'altronde lo avete letto perfino voi. La notizia non passa sui quotidiani e nei telegiornali semplicemente perché è falsa.

Ciò non toglie che perfino i quotidiani ed i telegiornali a volte pubblicano delle bufale, proprio per la loro voglia di sensazionalismo o perché schierati ideologicamente, ma di fatto essi rimangono i mezzi più attendibili per informarsi. L'alternativa è affidarsi ad internet, dove i ciarlatani operano e dove qualsiasi fesso può pubblicare indisturbato qualsiasi bufala travestendola da notizia seria. Perfino i giornalisti che pubblicano su internet hanno una percentuale di bufale molto più elevata dei telegiornali e dei quotidiani.

 

Domandatevi perché il mondo degli esperti in materia non parla della cosa o addirittura dice che è falsa: con la forte competizione che esiste nel mondo scientifico e l'altissimo numero di esperti esistenti per ogni singola materia, è impensabile che questi signori non ne sappiano nulla di un fatto sensazionale e non ne abbiano parlato abbondantemente in pubblicazioni tecniche ed autorevoli. Se poi addirittura ne riconoscono la falsità, allora la bufala è garantita.

Ovviamente si parla di esperti veri, non di persone che si autodefiniscono esperti ed in realtà non sono competenti in quel campo specifico. Anzi, sarebbe meglio parlare di comunità di esperti in materia, perché se è vero che salta sempre un esperto in una materia disposto a dichiarare tutto ed il contrario di tutto, è altrettanto vero che se le sue affermazioni non sono riportate anche dai colleghi e dalla comunità internazionale, allora il siamo in presenza di una bufala. Le prove portate da un esperto in materia a supporto di una affermazione sensazionale vanno sempre verificate perché l'obiettivo di guadagnare  facilmente in termini economici e di notorietà se lo pongono spesso anche gli esperti.  E se neanche prove da verificare vengono portate, ma solo mere dichiarazioni, allora la puzza di bufala è molto forte fin da subito.

Fai una affermazione eccezionale? Dimostralo al mondo degli esperti in materia, è semplice, ed è così che funziona il mondo scientifico.

 

Domandatevi come sia possibile che la notizia scomoda circoli indisturbata: una caratteristica di molte bufale è che vengono presentate come notizie scomode che svelano incredibili segreti, perfino oggetti di fantomatiche censure. Ma intanto circola tranquillamente su internet dove i potenti oggetto della terribile verità scomoda potrebbe facilmente intervenire per censurare la notizia, facendo chiudere il sito internet, il blog, il canale youtube, il forum, la pagina facebook, anche intervenendo in forma anonima. Senza contare che per loro sarebbe facilissimo risalire all'identità di chi rivela i loro segreti, ottenere il loro indirizzo e costringerli al silenzio.

Nella realtà persone solo per aver espresso le loro idee sono state zittite o pestate a sangue da chi aveva una idea opposta, oppure si sono visti boicottare siti internet, canali youtube e pagine facebook attraverso subdole false segnalazioni, oltre a censure dei commenti.

Una verità scomoda non circola tranquillamente, soprattutto se dietro ci dovrebbero essere persone molto potenti. Provate a diffondere verità nascoste sulla Mafia e vedete che fine fate. Ma ovviamente le bufale possono circolare senza problemi, anche se si propongono come terribili fatti nascosti.

 

In ogni caso ricordate che internet non è una fonte di informazione affidabili e che la scienza non può spiegare quello che non esiste!

 

 

Una regola d'oro ed alcune considerazioni

 

Per fare una affermazione sensata e non fantasiosa bisogna evitare accuratamente di fare deduzioni da premesse arbitrarie e non verificate, perché questo porta lontanissimo dalla realtà. Ma di fatto, la deduzione da premesse arbitrarie e non verificate è pratica comune, spesso perfino da parte di chi critica l'esistenza di un fenomeno.

Inoltre, spesso sia l'ipotesi da cui si parte che la tesi a cui si arriva, sono entrambe inosservate, ed entrambe inosservabili anche in linea di principio: questo rende totalmente inutile affermare certe cose.

Partire da fatti inosservabili per dimostrare altri fatti inosservabili: cioè, aria fritta.

 

A parte i casi dove le persone credono in una bufala come se fosse una religione, e qui ci vorrebbe l'intervento di uno psicologo, chi non vuole riconoscere la falsità di una cosa, nonostante il suo sbugiardamento, preferisce illudersi di far parte di una élite di illuminati che crede di aver capito tutto del mondo a differenza di altri miliardi di persone, piuttosto che accettare la realtà e ammettere di essersi bevuto le vaccate megagalattiche di quattro svalvolati ignoranti come capre.

Ah, un'ultima cosa: se si crede al primo contaballe che diffonde falsità su internet, cosa si farà poi nella vita vera, dove c'è gente che di mestiere truffa la gente e non solo con innocue bufale misteriche?

Si entra in una mentalità ascientifica e poco critica seguendo idee ridicole ma inoffensive per finire nella trappola dell'ignoranza totale rischiando di essere vittime di gravi truffe.

Oltre tutto ciò, molte affermazioni nel campo dei misteri, ma anche molte affermazioni in campo religioso, appaiono come quelle affermazioni che non possono essere sottoposte al test dell'esperienza e che dunque essendo asserzioni non falsificabili, non hanno alcun valore di verità, per quanto possano ispirarci o stimolare il nostro senso del meraviglioso.

Poi sulle bufale non ci può essere un confronto di idee ed assimilare la cosa ad uno scambio di idee, non stiamo parlando di fede o di gusti, ma si parla di fatti reali e pertanto soggetti ad oggettività scientifica, per questo motivo la differenza consiste in chi sa e chi non sa o proclama cose false, non in tizio pensa questo e caio quest'altro.

 

Non si può negare che troppa gente sembra incapace di comprendere come stanno realmente le cose,cioè che luoghi come internet sono pieni zeppi di bufale costruite ad arte per attirare l'attenzione dei navigatori, senza contare una presenza massiccia di ciarlatani, pazzoidi e gente desiderosa di attenzione che cerca in ogni modo di diffondere bufale, le quali immancabilmente trovano persone che ci credono e che sono perfino disposte a diffonderle ulteriormente e perfino difenderle da chi a queste bufale proprio non ci vuole credere.

Il mondo è pieno zeppo di giornalisti, ricercatori scientifici ed associazioni che fanno di tutto per trovare nuove cose che vanno oltre quelle conosciute, che sia qualcosa non ancora noto alla scienza o qualcosa di pericoloso, pertanto se ci fosse qualcosa di vero, soprattutto oggi nell'era della comunicazione globale, vedremmo tali fatti sbandierati ai quattro venti in telegiornali, quotidiani, riviste, convegni scientifici, istituti di ricerca, associazioni varie, programmi televisivi, ecc.

In pratica se una certa cosa fosse vera avremmo un'attenzione costante di tutti i media e del mondo degli esperti scientifici, perché questi settori non aspettano altro pur di attirare lettori/telespettatori o per ottenere fama e soldi grazie a nuovi fatti.

E, come dimostra la realtà, non esiste forza che può impedire a questi settori di occuparsi di qualsiasi argomento: ma è ovvio che non si occupano di fatti falsi, o almeno questo accade solo raramente.

Si possono quindi tranquillamente scartare tutte quelle cose che se fossero vere le vedremmo molto presenti sui media come telegiornali e quotidiani.

 

Infine, visto che il proliferare indiscriminato delle bufale su internet ha raggiunto livelli estremi, addirittura si finisce per concludere quello che segue: tutto ciò che si legge sul web va automaticamente considerato una sciocchezza fino a prova contraria.

 

 

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CEIFAN
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