L'impossibilità di discutere di scie chimiche con chi ci crede

 

 

 

da http://lospiegone.blogspot.it/2014/06/discutere-di-chemtrails.html


Mentre in un precedente spiegone (non esattamente scientifico) mi sono pronunciato sul perché si continui a denunciare la bufala, oggi voglio parlare del perché, il più delle volte, la cosa non serve.


 

1 – Il principio della montagna di merda

 

Questo è un principio ormai molto conosciuto. Purtroppo la pagina originale in cui Uriel Fanelli, lo enunciava, non è più presente, ma ne potete trovare una riproposta a http://atei.forumitalian.com/t6042-la-teoria-della-montagna-di-merda, il cui concetto, in maniera semplice, è che qualcuno può produrre molta più merda di quanta tu ne riesca a spalare.

 

Confutare una frase come “le scie non possono persistere”, non è molto difficile, si può mostrare che la persistenza è indicata da sempre, oppure che i cirri (strutturalmente simili alle scie) persistono e quindi non si capisce perché le scie non potrebbero, oppure spiegare il perché (non sempre semplice).

 

Ma confutare una frase come “ho visto un aereo non identificato, che volava basso, passare avanti ed indietro, e rilasciare scie parallele che lentamente hanno coperto il cielo”, prevede un sacco di conoscenze, una discussione lunga, ed un sacco di energie. E le successive domande od affermazioni, richiederanno uno sforzo ancora maggiore. Già solo per questo, il problema ha dimensioni improponibili.

 

 

2 – Seguirli di palo in frasca
 

Uno dei metodi classici della discussione, da parte di chi è convinto del complotto, è quello di continuare a produrre una marea di “prove” slegate l’una dall'altra. Non hai finito di rispondere a domande sulla quota che ti mostrano un documento che spiega i rischi di morgellons, senza nemmeno preoccuparsi di dimostrare la relazione tra le due cose. E questo è un corollario al primo punto.


 

3 – Correlazioni logiche


 

Una delle cose che oltretutto ci trae in inganno, è che, impegnati nel cercare di rispondere a dubbi o quesiti, cadiamo nel tranello di non notare la mancata correlazione logica tra le affermazioni. Ad esempio: “Gli aerei sono bassi” -> non è vero, sembrano bassi “Le scie persistenti non esistono” -> non è vero, esistono e non sono nemmeno così rare -> “E allora perché l’accordo climatico?”

 

L’ultima frase, non c’entra nulla con le due precedenti, eppure se ci affanniamo a spiegarla, magari non riuscendoci, le prime due spiegazioni non conteranno più niente. Niente di più sbagliato. Oltretutto, il fatto di spiegare che le basi della teoria (ovvero la non bassa quota dei velivoli e la non rarità del fenomeno) sono fasulle, fa sì che il resto, anche se attinente, non c’entri nulla.

 

Se l’introduzione di un elemento complottista, non spiega TUTTI I FENOMENI DELLE SCIE, lo si può liquidare tranquillamente.

 

Una volta dimostrato che le scie persistenti esistono, e che gli aerei che vedono non sono a bassa quota, il resto non dimostra nulla. Le scie non dritte, non sono sinonimo di irrorazione, così come quelle colorate, così come i documenti del governo e le analisi. Sì, sono dubbi legittimi. Ma dato che la base non sta in piedi, non dovremmo perdere troppo tempo, nel discutere il resto.


 

4 – Status quo

 

”La sua dimostrazione è talmente convincente, che se Aristotele non affermasse il contrario, le crederei”.
 

Questa citazione, non so se sia vera (mi è sempre stata riportata a voce), ma comunque spiega bene il senso del discorso. Non ha importanza, quanto si riesca a dimostrare.

 

Per un complottista medio, l’aver scoperto dell’esistenza della teoria del complotto, da un punto di vista psicologico, è molto forte ed appagante. Lo fa sentire parte di una élite di risvegliati e gli dona un nemico (comunemente un forte collante di gruppi), ed una serie di “motivazioni” per alcune sue frustrazioni. Se anche si accorgesse che in parte od in toto, la sua teoria fosse sbagliata, perderebbe il suo status quo. Perderebbe quel senso di appartenenza a coloro che hanno capito, che lo rende speciale, che giustifica la sua rabbia e frustrazione. E questi sentimenti sono fortemente radicati. E’ sufficiente vedere nei noti blog sciachimisti, per notare come, pur quando un errore diventi evidente, nessuno si sogni di far notare la cosa. E se lo si fa notare, chi lo fa, verrà tacciato da altri di tradimento (“chi ti paga?”). Pure quando la dimostrazione che le parti della teoria sono sbagliate, si fa particolarmente efficace, il complottista più radicato, se ne esce con “Eh ma non mi fido” o altre amenità, senza nemmeno verificare il valore di verità di quanto detto.

 

E’ quasi impossibile far cambiare idea, pur mostrando la verità, ad un “credente”, poiché in quanto tale, non ragiona, ma ha solo “fede”.

 

 

 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
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