L'impossibilità delle scie chimiche di rendere l’atmosfera più elettroconduttiva

 

 

 

da http://lospiegone.blogspot.it/2014/07/rendere-latmosfera-piu-elettroconduttiva.html


 

Premessa: uno degli addebiti che vengono fatti spesso agli scettici, è quello di smontare pedissequamente ogni cosa che viene detta a favore di una determinata teoria, senza preoccuparsi di discernere tra cosa sia vero e cosa no, senza tener conto di ciò che è a favore di quella determinata teoria. Ora, io non lo faccio apposta, ma sembra proprio che i complottisti si divertano a infilare una dopo altra le affermazioni più sbagliate possibile.


 

1 – Atmosfera più elettroconduttiva


Uno degli scopi delle inesistenti scie chimche sarebbe quello di rendere più elettroconduttiva l’atmosfera. Secondo il ricercatore indipendente Rosario Marcianò, un’atmosfera più elettroconduttiva  favorirebbe le trasmissioni radio e quindi radar, permetterebbe ai satelliti di vedere il terreno di battaglia e via discorrendo. Questa affermazione, collegata a volte al progetto RFMP e VTRPE (in maniera errata) si trova un po’ in tutta la produzione di Marcianò. Ma anche Mazzucco su luogocomune afferma “Come abbiamo spiegato in un recente articolo, sembra che la necessità di sviluppare le attività di manipolazione dell'atmosfera, estendendola fino agli aerei civili (progetto Cloverleaf), sia nata da una esigenza di tipo militare, collegata al progetto di sorveglianza globale 3-D chiamato VTRPE (Variable Terrain Radio Parabolic Equation). Questo sistema necessita di condizioni atmosferiche asciutte per funzionare al meglio, mentre diventa del tutto inaffidabile in presenza di una forte umidità. (Da qui la necessità di "asciugare" l'atmosfera nelle zone desiderate, disseminando nel contempo particolati metallici che aumentino la conduttività dell'aria).”

Già qua c’è un sacco di confusione, e degli errori plateali, tralasciando il fatto che VTRPE è in realtà solo un modello matematico e non un sistema di sorveglianza, e che non è il modello che diventa inaffidabile in presenza di una forte umidità, ma il segnale radar viene degradato da più fattori tra cui l’effetto condotto. Inoltre asciugare l’aria (cosa non fattibile, ma è un altro discorso), diminuirebbe la già debole conduttività dell’aria umida.

 

 

2 – Corrente e Onde Radio

 

Prima di tutto, si fa una confusione enorme tra corrente elettrica e onde radio. La prima, è il movimento degli elettroni attraverso un conduttore, la seconda è la variazione (fenomeno ondulatorio) di un campo elettromagnetico.

La prima necessita di un conduttore per poter passare. Nell’impiego casalingo, abbiamo i cavi della corrente, fatti di rame, che consentono agli elettroni di passare di atomo in atomo. Per intenderci, nel vuoto assoluto, il passaggio di corrente elettrica non è possibile. La seconda, ovvero le onde radio, si propagano tranquillamente nel vuoto.

Poi, le due cose hanno dei collegamenti e delle relazioni molto forti, questo è fuori discussione, ma l’importante è capire che le due cose sono diverse.

La troposfera, ovvero la parte di atmosfera in cui normalmente viviamo noi, tanto per cominciare non è un buon conduttore, e viene categorizzata come isolante. Tant’è vero, che occorre un enorme potenziale (letteralmente Tensione, ovvero differenza di potenziale) per poterla “forare”, fenomeno comunemente conosciuto come fulmine. Al fulmine, per poter creare un canale di prescarica, ovvero un canale ionizzato, occorrono dal miliardo ai dieci miliardi di volt a seconda della sua lunghezza.

Quindi normalmente la corrente fatica molto a passare in troposfera, mentre le onde radio non sembrano soffrire delle stesse difficoltà.


 

3 – Come sono collegati.

 

L’antenna è il frutto principale del collegamento tra corrente elettrica e onde radio. Per dirla in maniera molto semplicistica, un’antenna, è un conduttore che viene attraversato da una corrente variabile nel tempo, la quale antenna, irradia “nell’etere” un campo elettromagnetico. Così vengono trasmesse le onde radio. Funziona anche alla rovescia, ovvero, in un conduttore immerso in un campo elettromagnetico, verrà indotta una corrente elettrica con una variazione di concerto a quella del campo stesso. Così funziona la ricezione.


 

4 – Radiopropagazione, attenuazione e disturbi vari.

 

La propagazione più classica, è quella in linea retta, ovvero seguendo il percorso più diretto che collega l’antenna ricevente con l’antenna trasmittente. Questa propagazione, anche se in teoria avrebbe come caso ideale il fatto che le antenne debbano essere in linea a vista, gode anche del vantaggio che le onde radio hanno la proprietà di superare ostacoli di dimensioni inferiori alla loro lunghezza d’onda.

E questo è il primo punto in questione. Un’onda radio non “vede” oggetti troppo piccoli o non confrontabili con la propria lunghezza d’onda. Già questo basterebbe a capire che nanoparticelle di metallo, non possono fare molto riguardo alle onde radio.

Le onde radio non si propagano solo in maniera diretta. Possono essere riflesse dalla ionosfera (cosa che aiuta a passare al di là dell’orizzonte terrestre), possono sfruttare l’effetto onda di superficie fornito dalla interfaccia tra l’atmosfera e il terreno (un po’ come le onde di un sasso sull’acqua dello stagno), possono sfruttare l’effetto condotto (quando con certe condizioni atmosferiche si inverte l’indice di rifrazione dell’atmosfera e le onde sono piegate a favore della curvatura terrestre) e normalmente si propagano in un mix di queste tipologie.

Mentre si propagano, vengono disturbate e attenuate. Oltra al fatto che la potenza decresce col quadrato della distanza, le onde vengono assorbite (anche dal mezzo nel quale si propagano), diffratte dagli ostacoli, e a volte per riflessione si sovrappongono a loro stesse, cosa che le attenua in maniera aleatoria.


 

5 – Il metallo, non aiuta le onde radio.

 

Un particolato metallico non rende più conduttiva l'aria, perché le particelle metalliche non si toccano tra di loro, ma sono isolate dall'aria che le divide.

Come abbiamo visto le onde radio sostanzialmente girano intorno a un eventuale particolato metallico disperso in atmosfera (perché le onde radar, ad esempio, hanno una lunghezza d’onda che può variare a seconda degli scopi da 130 cm ad 1 mm). Se questo particolato fosse molto fitto le onde verrebbero un po' attenuate e quindi spargerlo sarebbe controproducente.

Se le parti di metallo, sono grandi a sufficienza, le onde non le scavalcano, ma vengono riflesse. E’ questo il principio degli chaff, ovvero le contromisure radar adottate ad esempio dagli aerei per creare falsi bersagli. Gli chaff disperdono lamelle o aghi (in genere fibre di vetro alluminate) di diversi centimetri di lunghezza. Devono essere lunghe qualche centimetro per poter interagire con il radar, diversamente sarebbero inutili.


 

6 – La tanto agognata riflessione

 

Uno degli effetti che sono stati ricercati dalla sperimentazioni, riguardo al miglioramento delle prestazioni delle onde radio, è il fatto di poter essere riflesse, in maniera controllata. La Ionosfera riflette già in maniera naturale alcune lunghezze d’onda delle onde radio, ma lo fa in funzione di molte variabili aleatorie, tra cui il vento solare.

La ricerca militare, già da tempo, ha cercato un modo per creare specchi ionosferici artificiali, per poter riflettere le onde radio in maniera controllata, e eventualmente disturbare le comunicazioni del nemico. Nulla di ciò è stato ipotizzato con lo spargimento di nanoparticolato.

Interessante è anche il progetto West Ford, richiamato da Marcianò, nel quale in due lanci (1961 e 1963) sono stati sparsi a circa 3.500 km di quota aghetti di rame della lunghezza di 1,8 cm, per verificare se potessero riflettere le onde radio e permettere quindi una trasmissione più globale di segnali radio. Nonostante l’esperimento inizialmente sia stato un successo, non ha avuto seguito in quanto la funzione degli aghi di rame, è stata resa inutile dall’utilizzo dei satelliti artificiali.

Quindi in ultima analisi, non si sparge nanoparticolato (ma aghetti di 1,8 cm) e non lo si fa né a quota cumulo, né a quota scia (ma quasi 350 volte più in alto).


 

7 – Conclusione


Anche fosse possibile rendere l’atmosfera più “elettroconduttiva”, cosa che non succede spargendo particolato, sarebbe una cosa inutile a quei fini.

 

 

 

 

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