La vera fine del mondo

 

 

Premessa: Tratto da wikipedia

 

Il futuro del pianeta Terra è strettamente legato a quello del Sole. Come conseguenza del processo di accumulo del gas elio all'interno del Sole, la sua luminosità tenderà ad aumentare con un ritmo stimato del 10% nel corso dei prossimi 1,1 miliardi di anni e del 40% nei prossimi 3,5. Modelli climatici indicano che l'aumento delle radiazioni che raggiungono la Terra potrebbe avere conseguenze devastanti, fino alla possibilità di perdita delle masse oceaniche.
L'incremento conseguente di temperatura accelererà l'inorganico ciclo del carbonio, riducendo la sua concentrazione verso il livello letale per le piante di 10 ppm per la fotosintesi C4 in circa 900 milioni di anni. Anche se il Sole fosse infinito e stabile, il continuo raffreddamento della Terra comporterebbe comunque una consistente perdita della sua atmosfera e degli oceani (a causa della diminuita attività vulcanica) e la sua totale scomparsa dopo un altro miliardo di anni.
In luce di ciò, a meno di interventi di ingegneria planetaria, la Terra sarà effettivamente abitabile per ancora circa 500 milioni di anni.
Successivamente il sole incomincerà a espandersi, fino a raggiungere, in circa 5 miliardi di anni, le dimensioni di una gigante rossa. Secondo i modelli, esso si espanderà di circa il 99% della distanza di orbita terrestre odierna (1 unità astronomica, o UA).

Tuttavia, in questo periodo, l'orbita terrestre si sarà già spostata di circa 1.7 UA a causa della diminuita massa solare e conseguente minore gravità. Si ritiene che il pianeta possa evitare di essere inglobato dall'aumentato volume solare verso lo spazio esterno, sebbene la maggior parte (se non la totalità) della vita presente, sarà estinta. Tuttavia, le più recenti simulazioni mostrano che l'orbita terrestre, a causa di effetti di marea, decadrà, causando il suo ingresso nell'atmosfera solare, con conseguente distruzione

 

 

La leggenda dei tre giorni di buio
 

Premessa: adattato da qui

 

Quella dei “tre giorni di buio” è una vecchia storia frutto di una visione deviata e fondamentalista del Cristianesimo. Secondo questa tesi, che non ha ricontro nel Vangelo, sarebbero imminenti tre giorni di buio, in cui cioè il Sole non brillerà e non sarà possibile accendere la luce artificiale. Nel corso di questi tre giorni dovrebbe avvenire il Giudizio universale: una grande battaglia tra angeli e demoni con il conseguente sterminio dell’umanità peccatrice. Al termine dell’ecatombe, durante la quale un solo segno brillerà nel cielo buio, quello della croce, solo un quarto della popolazione mondiale – gli “eletti” – sarà stata risparmiata e sarà pronta a popolare il Regno di Dio calato sulla Terra.

E’ difficile ricostruire l’origine della leggenda. Alcuni l’attribuiscono a San Gaspare del Bufalo che, nonostante il nome, non è un “bufalaro” ma un sacerdote italiano della prima metà del XIX secolo, celebre anche come profeta. Altri a San Pio da Pietralcina, ma i frati che lo conoscevano hanno sempre smentito l’esistenza di una “profezia” al riguardo. C’è un riferimento esplicito ai tre giorni di buio nel diario di Santa Faustina Kowalska, in cui la suora racconta di aver avuto da Gesù la visione di una grande oscurità scesa su tutta la Terra a eccezione di una grande croce luminosa nel cielo.

Non è invece vero che i tre giorni di buio siano stati profetizzati dalla Madonna di Medjugorje: ad affermarlo fu un frate americano, David Lopez, di ritorno da un pellegrinaggio a Medjugorje. Ma, intervistati da padre Livio di “Radio Maria”, alcuni veggenti hanno smentito sostenendo che la Madonna non ha mai parlato loro di questi tre giorni di oscurità. Tuttavia, la storia ‘tira’, nel senso che piace a molti cattolici che auspicano l’imminente fine del mondo, convinti di essere promossi a pieni voti nel Giudizio universale.

Perciò, alcuni sedicenti profeti hanno spesso fatto riferimento ai tre giorni di buio per ottenere visibilità: per esempio un certo Albino Reali di Frosisone, uno dei tanti che ha dichiarato di avere le stimmate.
Non c’è dunque da stupirsi se la leggenda dei tre giorni di buio sia stata fatta propria da alcune sette New Age di vago stampo cattolico, e gettata nel calderone delle teorie apocalittiche che mescolano insieme Maya, Bibbia, UFO ed alieni.


Non è chiaro a nessuno come improvvisamente la Terra possa calare nel buio pesto per tre giorni. Anche ipotizzando un black out mondiale, nulla vieta al Sole di continuare a illuminarci (e così la Luna e le stelle). Un’eclisse può durare qualche minuto e solo per un’area circoscritta della Terra. Un’inversione dei poli non ha alcun effetto sulla luce che proviene dal Sole. E non può, come sostengono alcune tesi, “fermare” il pianeta. E anche se la Terra si fermasse, cosa scientificamente impossibile, metà del pianeta sarebbe comunque illuminata dal Sole.

Dunque, se proprio vogliamo prendere in considerazione la tesi dei tre giorni di buio, dobbiamo mettere in conto che il Sole si spenga. Ma il Sole si spegnerà non prima dei prossimi 4 miliardi di anni e solo dopo lunghe convulsioni di cui non abbiamo alcun cenno attualmente. Non è possibile che il Sole si spenga all’improvviso e poi si riaccenda.

 

Il mito del sole che si spegne è un archetipo primitivo: le antiche civiltà, che non possedevano le nostre cognizioni, convivevano con la paura che il sole potesse spegnersi da un giorno all’altro. Perciò, quell’atavica paura è un elemento comune a quasi tutti i popoli ancestrali. Parlare ancora oggi della possibilità che su tutta la Terra cali una tenebra lunga tre giorni, significa non riuscire a essere al passo con i tempi, rifiutare tutto ciò che la scienza ha scoperto negli ultimi secoli. Qualcuno potrà tentare di rielaborare quella teoria all’interno di una più moderna cornice New Age, ma l’essenza non cambia. Il Sole non si spegne. E nessun oggetto può improvvisamente frapporsi tra noi e il Sole al punto da oscurarlo per tre giorni.

 

 

Il deposito di semi dell'Apocalisse

 

Tratto da qui

 

Se avete letto un po’ delle teorie cospirative pre-2012, sicuramente vi sarete imbattuti nel “deposito di semi dell’Apocalisse”: un bunker sotterraneo situato a 1200 kilometri dal polo Nord, nelle remote isole Svalbard, eletto a “banca globale” per le sementi di tutto il mondo. Costruito in un’ex-miniera abbandonata di carbone, il deposito è stato progettato in modo da poter resistere anche a una guerra nucleare.

Fin dalla sua inaugurazione, nel 2006, lo Svalbard Global Seed Vault aveva acceso le fantasie dei cospirazionisti: perché cercare di salvare il maggior numero possibile di varietà agronomiche – si chiedevano in molti – se non perché è in arrivo una minaccia globale, un asteroide, un cataclisma che è destinato a riportarci tutti nel Medioevo? E perché fondazioni come quella di Bill Gates si sono impegnate per la sua promozione, finanziando le nazioni in via di sviluppo e i loro centri di ricerca agrari perché confenzionassero e inviassero i semi nel “bunker dell’Apocalisse”?

La vera funzione del Seed Vault, in realtà, è la stessa delle altre banche dei semi sparse per il globo: quella di salvaguardare la diversità genetica delle colture, contro la perdita accidentale di patrimonio genetico tradizionale; una sorta di backup a cui ricorrere nel caso in cui cambiamenti climatici, catastrofi naturali o guerre mettano a rischio particolari varietà botaniche.

Nel corso del 2015, è avvenuto il primo prelievo. E no, non c’entrano improbabili asteroidi in arrivo o supervulcani in eruzione. A farne richiesta è stata l’ICARDA (International center for agricultural research in dry areas), che gestiva la banca delle sementi di Aleppo, in Siria, andata distrutta a causa della guerra.


 

 

I media e l'angoscia per la fine del mondo

 

Premessa: adattato da qui

 

È sconcertante scoprire quante e quante persone, soprattutto giovanissimi, vivano con un crescente stato d’angoscia questa follia collettiva della fine del mondo. Le date si rincorrono e vengono continuamente smentite, il tutto mentre la madre di tutte le apocalissi, il 21 dicembre 2012, sembra avvicinarsi con ineluttabilità.

Avete potuto constatare che le date già passate sono risultate sbagliate. Ne sono state inventate a centinaia nel corso di oltre duemila anni e tutte, ovviamente, si sono rivelate delle bufale. Perché oggi dovrebbe essere diverso?

A molti sembra che il mondo stia solo peggiorando. Non è così. Cosa poteva dire allora un contadino dell’Impero romano nell’assistere alla caduta della civiltà e alla vittoria dei barbari? Dovette sembragli, e gli sembrò, la fine del mondo. Ma il mondo è andato avanti. E l’invasione dell’Islam, poi dei Mongoli, la Rivoluzione francese, la Prima e la Seconda guerra mondiale, l’esplosione della prima bomba atomica?

Pensate a questi eventi che hanno davvero scosso il mondo nelle fondamenta senza che l’umanità subisse un’estinzione. Dovremmo forse spaventarci oggi che non si combattono più grandi guerre da tanti decenni, che la specie umana aumenta la sua longevità di anno in anno, che molte malattie sono state debellate? I nostri bisnonni ci invidierebbero, piuttosto!

Allora perché ci sembra che il mondo stia andando a rotoli? Semplice: perché i media vogliono diffondere quest’idea. Lo fanno coscientemente e inconsciamente.

Coscientemente perché hanno scoperto che parlare di fenomeni allarmanti genera audience, visibilità, lettori – e quindi soldi. Questo spiega perché notizie ordinarie come le morie di uccelli, terremoti che producono poche decine di morti, uragani stagionali, eruzioni vulcaniche ricevano sempre maggior spazio nei tg, su Internet, sui giornali. E perché si vendono tanti libri sul 2012 e oltre.

Lo fanno inconsciamente perché oggi, rispetto a solo cinquant’anni fa, il mondo è più interconnesso. Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C. e distrusse Pompei ed Ercolano, pensi forse che i Galli o i Persiani ne ebbero notizia? Vissero le loro vite senza problemi, mentre lì si consumava una piccola fine del mondo. Oggi invece la più piccola scossa sismica, il più prevedibile dei tornado, l’eruzione più irrilevante nella più sconosciuta parte del mondo costituisce una notizia che viene rilanciata dai media. Quello che accade in Cina può produrci un moto di empatia verso gli sventurati che ne sono colpiti, ma gli effetti in Italia sono irrilevanti.

Così, si diffonde l’idea di un mondo che procede a passo svelto verso la fine. E le buone notizie sono rapidamente dimenticate. Un’ultima considerazione: se gli scienziati credessero davvero nelle teorie di Bendandi, nella collisione imminente con un asteroide, nelle eruzioni solari del 2012 e tanto altro, vivrebbero tranquilli aspettando la fine? Forse riuscirebbero a nascondere il segreto costruendosi dei rifugi senza che nessuno lo venga a sapere? Proprio in questo mondo dove prima o poi il più piccolo peccatuccio viene scoperto? Non crediamo.

 

 

 

 

I fan dell'apocalisse

 

Premessa: adattato da qui

 

Se da un lato l’idea della fine del mondo terrorizza e spaventa i giovanissimi, i più disinformati, i frutti immaturi di un’istruzione che in Italia è sempre più desolante, c’è una categoria di persone, che chiamiamo catastrofisti, che sembra non attendere altro nella vita che l’apocalisse.

Se ci fosse una pagina di Facebook dedicata alla fine del mondo, i catastrofisti sarebbero i primi a diventarne fan. Perché tanta voglia di assistere al giorno del giudizio? Prima di cercare una risposta, è opportuno capire con chi abbiamo a che fare.

Non c’è da girare molto su Google per imbattersi in numerosi forum sul tema. Chi li frequenta discute per ore e giorni interi su come finirà il mondo, sul modo giusto di interpretare le profezie di Fatima, di Medjugorje, le carte di Raffaele Bendandi, le quartine di Nostradamus, i più banali fenomeni atmosferici, da una pioggia insistente al solito vulcano islandese che decide di scuotersi un po’.

È come osservare un’équipe di internisti che si accalca intorno a un malato nella corsia dell’ospedale per scrutarne tutti i più intimi sintomi della sua morte imminente. Macabro? Ma è proprio quello che fanno i catastrofisti.

Se il terremoto da tempo profetizzato – quello dell’11 maggio e ora quello previsto per domani (al momento in cui scrivo) 10 giugno – non si verifica, parte la delusione, lo sconcerto, non certo il sollievo. Avremo sbagliato i calcoli? Forse l’allineamento planetario previsto non era esatto?

Magari invece avevamo previsto quella scossetta del quinto grado sulla cintura del fuoco che si è puntualmente verificata? E giù a riprendere a studiare, calcolare, prevedere e profetizzare.

I catastrofisti sono sintonizzati su tutti i siti mondiali di vulcanologia e sismologia, per aggiornare continuamente il mondo di ogni minima scossa tellurica, avvisaglia del risveglio di un innocuo vulcano, stringendosi intorno ai guru del momento: l’ormai morto Bendandi, il ben vivo e vegeto Giampaolo Giuliani, che ne ha raccolto il testimone ed è convinto di riuscire davvero a prevederli, i terremoti (ma i fatti dicono il contrario).

Poi c’è chi se n’è fatto convincere al punto da rinviare a giudizio professionisti ed esperti sismologi perché non avrebbero saputo prevedere il terremoto dell’Aquila nel 2009.

Davvero è possibile permettere una cosa del genere? I magistrati italiani pensano veramente che, sulla base di scosse continue ma fino ad allora innocue, normali in un’area a fortissima intensità sismica, si dovesse evacuare l’intero Abruzzo? E se poi il terremoto non fosse avvenuto, chi avrebbe pagato per il “procurato allarme”? Ma questa è un’altra storia.

I catastrofisti non scrutano solo i segnali del sottosuolo. Guardano anche in cielo, facendo il tifo per ogni uragano, tornado, alluvione, nubifragio che si scateni sul nostro miserando pianeta.

A nulla vale il ricordare che la Terra, dopo tutto, è sufficientemente grande da essere sconvolta ogni giorno da un evento meteorologico violento abbastanza da provocare diverse vittime.

In India come negli Stati Uniti, se gli americani si ostinano a non voler costruire le case in cemento armato, nonostante i tanti anni passati dalla prima celebre versione cinematografica del Mago di Oz. E poi gli immancabili segni del cielo oltre la Terra, lo spazio: dov’è Nibiru, il pianeta X? Il 2012 è alle porte e ancora non ha dato cenni di essere in avvicinamento al nostro sistema solare.

Allora si scatenano i complottisti, tutti certi che centinaia di osservatori astronomici, migliaia di astrofili e appassionati nascondano il segreto.

Ci si improvvisa astronomi come ci si è già improvvisati sismologi e vulcanologi, scambiando un effetto di rifrazione o un semplice baluginio per la stella gemella del Sole, visibile addirittura ad occhio nudo! Il rischio di bruciarsi la retina vale la candela, per i catastrofisti.

Si scaricano i dati del satellite SOHO per analizzare 24 ore su 24 i fenomeni solari, facendo il tifo per ogni piccola tempesta, ogni nuova macchia che appare sulla nostra stella. Insomma, si aspetta con ansia e crescente aspettativa la fine del mondo.

Perché? Non è il caso di scomodare illustri sociologi o psicologi per trovare una risposta. La passione per il misterioso, l’insolito, il paranormale è una moda tanto più forte quanto più velocemente si diffonde l’idea di una realtà dominata da rigide leggi fisiche, che non lascia spazio a fenomeni dell’immaginazione.

All’illuminismo e al positivismo del Settecento e dell’Ottocento si affiancò la moda dell’illusionismo, la passione per le sedute spiritiche, per le storie di fantasmi.

Nacquero il grottesco, il fantastico, i precursori del fantasy e dell’horror contemporaneo. Ci sono molte persone oggi che vogliono provare qualche brivido perché non si accontentano delle attrattive della loro vita quotidiana: si sentono soffocare dalla routine e sperano che questa venga sommersa da un evento drammatico, clamoroso, che renda la nostra vita finalmente un po’ più movimentata.

Se dev’essere l’apocalisse, che apocalisse sia. Almeno si muore tutti insieme. Questa noia di vivere che si diffonde tra i giovani, tra le persone più ignoranti o tra quelle paranoiche che credono esista sempre una verità non detta custodita dai grandi della terra, è preoccupante.

È la stessa noia di vivere che ha portato tanta gente a suicidi di massa alla vigilia di millantate catastrofi. Davvero il nostro mondo non offre sufficienti attrattive per la bruciante fantasia di queste persone?

Forse sarebbe il caso di leggere più romanzi, anche fantastici, che possano proiettare il lettore in mondi e universi immaginari, dove un’apocalisse non fa male a nessuno. Meglio questo che correre il rischio di innamorarsi delle proprie teorie.


 

 

 

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