Il panico causato dalla Guerra dei Mondi di Orson Wells del 1938

 

 

Come ci ricorda Wikipedia, la guerra dei mondi (War of the Worlds) fu un celebre sceneggiato radiofonico trasmesso il 30 ottobre 1938 negli Stati Uniti dalla CBS e interpretato da Orson Welles, tratto dall'omonimo romanzo di fantascienza di Herbert George Wells. È rimasto famoso per avere scatenato il panico descrivendo una invasione aliena.
Molti radioascoltatori - malgrado gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma - non si accorsero che si trattava di una finzione, credendo che stesse veramente avvenendo uno sbarco di extraterrestri ostili nel territorio americano. L'adattamento del romanzo, infatti, simulava un notiziario speciale che a tratti si inseriva sopra gli altri programmi del palinsesto radiofonico per fornire aggiornamenti sull'atterraggio di bellicose astronavi marziane nella località di Grovers Mill, nel New Jersey. Seguono quindi storie di panico causate dall'aver preso sul serio le storie questa trasmissione.

Il problema di questa vicenda è che questa storia è piena di leggende, fondate per lo più sul sensazionalismo di alcuni media e su studi non attendibili. Infatti, la verità è che non si scatenò il panico, furono poche le persone che seguirono lo show e pochissimi furono coloro che scambiarono la finzione per la realtà.

Addirittura, sono stati spesso riportati i seguenti effetti di questo panico: la gente fuggiva qua e là alla rinfusa, gli abitanti delle città in campagna, e viceversa. Le strade erano percorse in piena notte da innumerevoli automobili. Si chiedeva la confessione ai preti. Si verificarono aborti, fratture di braccia e di gambe nel pigia pigia, sincopi; gli ospedali e i centri psichiatrici non sapevano più come assolvere i loro compiti. A Pittsburgh, una donna preferì mettere fine ai suoi giorni piuttosto che essere violentata dai marziani. Nel Sud si pregava sulle pubbliche piazze.

Incominciarono, nelle città semi-abbandonate, i saccheggi. Nel New Jersey venne richiamata la Guardia nazionale. Parecchi giorni, se non parecchie settimane più tardi, soccorritori della Croce Rossa e Quaccheri dovettero ancora andare nel cuore delle Black Hills, nel Dakota, a convincere delle disgraziate famiglie terrorizzate che potevano far ritorno alle loro case


Al contrario, la realtà ci dice che il panico non fu così ampiamente diffuso né così grave come molti credettero allora o dopo. Nessuno morì di terrore o rimase ucciso nel panico, né vi furono casi di suicidio riconducibili alla trasmissione. Non ci furono picchi né nelle corse al pronto soccorso né nelle chiamate alla polizia, se non in aree limitate. (...) Le linee telefoniche di New York City e in alcune altre città andarono in tilt solo perché l'infrastruttura dell'epoca era primitiva (...) E l'immagine, diventata un'icona, del contadino col fucile, pronto a sparare agli alieni? Fu allestita ad arte per la rivista Life.

Studi e dati raccolti all'epoca confermano il fatto che la trasmissione non ebbe l'impatto che la leggenda vuole farci credere.

 

Interessanti anche i dettagli che Attivissimo ha scoperto sul tema, che citiamo da qui: http://retetre.rtsi.ch/index.php?option=com_content&task=view&id=5104&Itemid=62

 

Un'indagine recente, pubblicata in sintesi su Slate.com da Jefferson Pooley e Michael Socolow, due esperti di media e comunicazione presso il Muhlenberg College e la University of Maine, ricostruisce una vicenda ben diversa: nessun panico, nessuna guerra immaginaria contro i marziani, ma una guerra molto concreta fra due mondi di un altro genere.

I due mondi in conflitto sono quello della stampa e quello della radio negli Stati Uniti della fine degli anni Trenta del secolo scorso. La radio aveva tolto ai giornali molti degli introiti pubblicitari, per cui la stampa colse l'occasione della trasmissione di Orson Welles per screditare il rivale hertziano, presentandolo come fonte inattendibile per le notizie. Il New York Times pubblicò persino un editoriale, intitolato “Terror by Radio”, che biasimava i funzionari della CBS per aver permesso di intercalare “finzioni agghiaccianti” con “annunci di notizie, presentate esattamente nello stesso modo usato per le notizie reali”, e altre testate fecero eco. La radio, si diceva, era troppo giovane e immatura per un compito così importante come veicolare notizie. Una polemica che ricorda da vicino quella di oggi fra media tradizionali e Internet.

La vicenda, insomma, fu gonfiata dai giornali, con titoli come “Finta 'guerra' alla radio scatena il terrore in tutti gli Stati Uniti" (Daily News del 31 ottobre 1938), con tanto di foto e dichiarazioni di “vittime” traumatizzate dalla trasmissione. Ma sappiamo che il mito fu fabbricato perché i rilevamenti d'ascolto dell'epoca indicano che il 98% degli ascoltatori era sintonizzato su altri canali all'ora della messa in onda de La Guerra dei Mondi. Varie emittenti della rete CBS, inoltre, non trasmisero affatto il programma, riducendo il pubblico potenziale. La CBS stessa commissionò un sondaggio il giorno dopo la trasmissione e i dirigenti furono sollevati quando scoprirono che non solo gli ascoltatori erano stati pochi, ma quei pochi avevano capito che si trattava di una parodia.

Il mito del panico nazionale crebbe nei decenni successivi sulla base di dati inattendibili; nessuna delle segnalazioni di panico e nella popolazione e di suicidi fu mai confermata. Ci fu soltanto una causa, intentata da un'ascoltatrice, che accusò la CBS di averle causato uno “shock nervoso”, ma l'azione fu respinta. Welles e la CBS non furono mai rimproverati o sanzionati formalmente dalle autorità, e i giornali smisero di parlare della vicenda nel giro di pochi giorni. Ma il mito della notte di panico persiste, alimentato dal messaggio di fondo: abbiamo paura che il nostro mondo (reale o culturale) venga invaso da forze sconosciute, e i nuovi media ci spaventano, oggi come allora.
 

 

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