Guida alle spiegazioni dei dubbi sul Signoraggio

 

 

Questo documento nasce con lo scopo di chiarire tutti i principali dubbi diffusi dai complottisti sul Signoraggio, che hanno dato vita a tante speculazioni sul tema. Nonostante questi dubbi siano stati chiariti da diversi anni, essi continuano ad essere riproposti da gente ignara dal fatto che la spiegazione è già stata data.

Il fatto di riunire tutti i principali dubbi in un unico documento consentirà al lettore di fare una facile ricerca per trovare il dubbio di interesse.

 

Tutto il materiale è letteralmente copia-incollato dal sito:  http://econoliberal.blogspot.com

 

Ciò che viene proposto si basa su quanto accertato e dimostrato dagli esperti del settore ed è coerente con quanto stabilito dai testi economici. I complottisti, incredibilmente, dimostrano molto spesso di non essersi neanche informati sugli argomenti di cui parlano.

 

Quanto segue è diretto a persone sane di mente, quindi a gente normale che di fronte ad un dubbio e la spiegazione non esita a leggerla. Per coloro che invece hanno dubbi e si rifiutano di leggere la spiegazione, consigliamo una visita psicologica per risolvere i loro problemi mentali.

 

 

 

 

1.   Introduzione


(clicca sulla voce preferita nell'indice)



6.5    E cosa succede alle banconote?

6.6    La frottola delle banconote che dovrebbero finire tra le passività

 

 

7.  La frottola della moneta convertibile in oro

7.1    Introduzione

7.2    Le banconote in passato erano convertibili in oro?

7.3    Perché le monete erano convertibili in oro?

7.4    L'oro come mezzo di pagamento

7.5    Bretton Woods e il dilemma di Triffin

7.6    L'illusione di limitare la quantità di moneta

7.7    Lo strano caso delle banconote incostituzionali

7.8    Perché si accetta una moneta?

 

 

8. Le frottole sulla Banca d’Italia

8.1   La Banca d'Italia non è una società per azioni

8.2   La frottola dei soci occulti della Banca d'Italia

8.3   Banca Centrale, potere effettivo, conflitto di interessi e proprietà delle banche

7.4 All'estero: le banche che la FED non controlla

7.5 Perché lo Stato non compra la Banca d'Italia

 

 

9.  Le frottole sulla sentenza del giudice di pace di Lecce

 

 

10.         L'illusione delle citazioni eccellenti

 

 

11.   Frottole su truffe secolari

11.1     Introduzione

11.2     Le truffe hanno le gambe corte

11.3     Emettere moneta può non essere conveniente

 

 

12. La frottola della morte da signoraggio

 

 

13. Qualche frottola riguardante la finanza islamica e i prestiti a tasso zero

 

 

14. Perché esistono le Banche Centrali?

 

14.1    Perché nascono le Banche Centrali?

 

14.2    La Banca Centrale crea moneta dal nulla

 

14.3    Banca Centrale e sistema dei pagamenti

 

 


15.  Il capitale della Banca dItalia

 

 

16.  Alcune domande frequenti sul Signoraggio

 

17.  Note

 

15 Bibliografia

 

 

 

 

1.   Introduzione

Alcuni fantasiosi siti internet raccontano di un'enorme ricchezza prodotta dall'emissione di moneta, e dei complotti per farla finire in poche mani. Chiamano signoraggio tale ricchezza, ma non offrono alcuna prova delle loro tesi.

Lo scopo di questo documento è di illustrare verità, frottole e illusioni sul tema del signoraggio usando informazioni pubbliche, a cominciare dai testi di economia, e qualche ragionamento.

 

 

 

 

2. Frottole sulla definizione di signoraggio

 

2.1  La definizione errata di signoraggio

I siti internet che si occupano di signoraggio usano una definizione errata che dice che il signoraggio è la differenza tra il valore di una banconota e il costo per produrla.

Secondo la definizione errata una banconota da 50 è solo un pezzo di carta: costa 30 centesimi, ma è ceduta dala Banca Centrale a 50 €, con conseguente guadagno di 49 euro e 70 centesimi.

Guadagni che finirebbero nelle tasche dei banchieri centrali, invece di pagare i costi dello Stato o sovvenzionare i cittadini (il cosiddetto “reddito di cittadinanza”).

 

2.2  Perché è una definizione errata?

Ogni anno la Banca d'Italia emette banconote per oltre 10 miliardi di euro l'anno. Se davvero le vendesse, nel bilancio (conto economico) troveremmo la voce “ricavi da vendita di banconote” con un importo pari a oltre 10 miliardi di euro.

Ma non c'è nulla di tutto ciò, perché la Banca d'Italia non vende moneta (e neppure la BCE o la FED).

Inoltre è bene osservare che da un punto di vista contabile la moneta è registrata tra le passività dello stato patrimoniale. Chi conosce la contabilità sa che la contropartita di qualcosa registrato in avere deve stare in dare. Ma in dare non troviamo i ricavi: possiamo escludere che l'emissione di banconote comporti una qualche forma di ricavo.

Se poi, per assurdo, esistessero ricavi per la cessione di banconote, nei bilanci delle banche ordinarie dovremmo trovare i costi per l'acquisto delle stesse. Che ovviamente non esistono.

Inoltre se la Banca vendesse le banconote, non aumenterebbe mai la quantità di moneta che circola nell'economia: la Banca venderebbe una banconota da 50 incassando 50 €. Si immetterebbe e si ritirerebbe la stessa quantità di moneta, rendendo inutile la Banca Centrale.

 

 

 

2.3  Definizione errata e tesi senza senso

Se non si vendono le banconote, la creazione di moneta non crea ricchezza1. Non ha perciò senso chiedersi chi sia il proprietario della moneta al momento dell'emissione. Non ha senso dire che la moneta assume valore in seguito all'accettazione e neppure immaginare un reddito di cittadinanza, come fanno alcuni gruppi politici di estrema destra.

 

Invece esiste un reddito da signoraggio di cui si sa tutto e di cui parlerò nel prossimo paragrafo.

 

 

2.4  Che cos'è il signoraggio

Cerchiamo dunque di proporre una definzione corretta di signoraggio.

Il signoraggio, scrive la Banca d’Italia2 è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta”. Deriva dal potere esclusivo di emettere moneta2 e consiste nella “differenza tra gli interessi sulle poste attive, finanziate da chi emette biglietti e il tasso di interesse, di solito zero, sui biglietti”4, ovvero, con riferimento all’euro, “il reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione”.

Bagliano e Marotta, docenti di economia monetaria, scrivono che la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dall'investimento in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione”5.

La Banca del Canada6 distingue il signoraggio delle monete metalliche dal signoraggio delle banconote. Per le prime, il signoraggio è la differenza tra il valore facciale della moneta e il costo per produrla (e distribuirla): ad esempio nel caso di una moneta da 1 dollaro, il signoraggio è pari a circa 88 centesimi, incassati dal governo.

Per le banconote, il signoraggio è la differenza tra gli interessi pagati dalle obbligazioni, e i costi per produrre e distribuire le banconote. Se il tasso di interesse è (supponiamo) del 5%, il signoraggio di una banconota da 20 dollari è un dollaro l’anno di interessi meno 4 centesimi di costi, ovvero 96 centesimi, come spiega la Banca del Canada.

Anche il consulente tecnico del giudice di pace di Lecce ha adottato questa definizione, facendo coincidere il signoraggio con gli utili della Banca d'Italia (si veda il punto 8).

C'è poi il signoraggio inteso come tassa da inflazione, cioè la riduzione di valore reale della moneta legale determinata dall'aumento dei prezzi7.

 

 

2.5  Il reddito da signoraggio

Le Banche Centrali possiedono un portafoglio titoli, il cui rendimento altro non è che il signoraggio. Non è difficile trovarne prova nei documenti ufficiali. Nella Relazione annuale della Banca d'Italia, ad esempio, si trova anche l'elenco delle riserve in valuta estera, oro e altro8.

La FED si autofinanzia con gli interessi dei buoni del Tesoro e di altri beni che gestisce9, mentre la Banca d'Italia10 detiene anche un portafoglio finanziario”, e le riserve valutarie sono gestite ... avendo riguardo alla massimizzazione del rendimento atteso nel lungo periodo”.

I bilanci dicono che la Banca d’Italia11 incassa 4,5 miliardi di euro di interessi attivi, circa 5 miliardi di euro la Banca di Francia12, 1,7 miliardi di dollari la Federal Reserve Bank di Boston, derivanti quasi per intero da bond (titoli di stato americani), con un profitto netto di circa 1550 milioni, 1450 dei quali versati al Tesoro americano come “interest on federal notes”13. Il reddito da interessi della Banca del Canada è di 2,2 miliardi di dollari l’anno14. Circa 130 milioni sono usati per pagare le spese generali. Il resto finisce nelle casse del governo.

Gli interessi sono, per la moneta non metallica, il signoraggio della Banca Centrale.

 

 


2.6  La frottola della sopravvenienza attiva

Chi non accetta l'idea che l'emissione di moneta non produce ricavi, dice che essa causerebbe per la Banca Centrale una sopravvenienza attiva.

Le sopravvenienze attive, come spiega il dizionario di economia della Garzanti, sono aumenti fortuiti delle attività, non derivanti da fatti della gestione ordinaria”. Nel diritto tributario, consistono in “proventi a fronte di spese perdite o oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi e nella sopravvenuta insussistenza di spese, perdite o oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi”.

Ma l'emissione di moneta non è un’operazione straordinaria e non deriva da fatti fortuiti. Per questo non può comportare una sopravvenienza.

Per altri la sopravvenienza deriverebbe dall'inesigibilità del debito della Banca Centrale: se non paga il debito, il creditore subisce una perdita e la Banca Centrale registrerebbe una sopravvenienza.

Ma è sbagliato oltre che assurdo: la Banca Centrale è l'unico intermediario che non crea rischi di credito o di liquidità e un conto aperto presso la Banca Centrale è privo di rischio15. Il debito dunque non è inesigibile. Se per assurdo lo fosse, nessuno accetterebbe di diventare creditore di una Banca Centrale e le Banche Centrali semplicemente non potrebbero esistere.

Se poi ci fosse una sopravvenienza attiva, troveremmo nel bilancio delle banche ordinarie delle sopravvenienze passive. Che naturalmente nei bilanci veri non troviamo sopravvenienze.

 

 

 

 

3.  Frottole sulla moneta che dovrebbe pagare i costi dello Stato

 

3.1   Lo Stato stampa moneta?

Alcuni pensano che lo Stato dovrebbe pagare i costi dello stato o attribuire un reddito a tutti i cittadini mediante l'emissione di moneta.

Gli Stati però di solito non finanziano i costi emettendo moneta. In tutti i paesi ragionevolmente sviluppati -scrive Modigliani1- , il governo finanzia il proprio disavanzo vendendo obbligazioni, non stampando moneta che non è abilitato ad emettere. La moneta infatti è stampata dalla banca centrale che decide l'ammontare di debito pubblico e altre attività che essa desidera acquistare”.

Dal 1981 la Banca d'Italia è stata esentata dall'obbligo di acquirente residuale dei titoli emessi dal Tesoro2 e il Trattato di Maastricht prevede per le Banche Centrali il divieto di finanziamento monetario agli Stati membri o istituzioni pubbliche dell’area dell’euro; non vengono quindi acquistati titoli della specie in emissione”3.

Dunque le Banche Centrali non possono acquistare obbligazioni statali al momento dell'emissione. (invece possono acquistarle in seguito dai possessori)

 

 

3.2   Banca Centrale, titoli di stato e inflazione

Il divieto di acquisto al momento dell'emissione serve a tenere a freno l'inflazione.

Se, per semplicità, immaginiamo una economia senza rapporti con l'estero, il divieto per la Banca Centrale di acquistare titoli pubblici (al momento dell'emissione) implica che i deficit statali siano finanziati solo dal risparmio privato.

Più alto il deficit da finanziare, più risparmio finisce in titoli pubblici e meno risparmio finanzia consumi e investimenti. Se la domanda pubblica aumenta perché lo Stato spende di più, indebitandosi, si finanziano di meno consumi e investimenti e dunque la domanda privata diminuisce. Il saldo tra una domanda pubblica in aumento e una privata in diminuzione garantisce


che la domanda non aumenta troppo velocemente, facendo salire l'inflazione.

Ora immaginiamo che la Banca Centrale possa acquistare i titoli al momento dell'emissione. Un aumento della spesa pubblica non deprime consumi e investimenti, perché l'offerta di capitali provenienti dalla Banca Centrale si somma all'offerta di capitali provenienti dai risparmi che finanziano consumi e investimenti. La domanda pubblica aumenta senza che ciò deprima quella privata, causando un maggiore aumento dei prezzi.

Come ha scritto Samuelson: l'onda monetaria della domanda urterà contro l'offerta limitata di beni e servizi producibili e farà lievitare i prezzi”4.

 

 

3.3   Creazione di moneta e inflazione

Ecco perché si vieta alla Banca Centrale di acquistare titoli al momento dell'emissione: causerebbe un eccesso di domanda e farebbe salire i prezzi. Gli economisti lo sanno bene e non è difficile trovare testimonianza di ciò nei testi di economia.

Arcelli5 : La copertura del fabbisogno finanziario del Tesoro con base monetaria incontra limiti rigorosi...determinati dagli impulsi inflazionistici”.

Bagliano e Marotta6 : “l'esistenza di spesa pubblica finanziata con creazione di moneta determina un tasso di inflazione pari al tasso di crescita della moneta”.

Allen: i governi che fanno troppo affidamento sulle banche centrali per l'acquisto delle proprie obbligazioni sono destinati ad avere grossi problemi inflazionistici”7.

Dove invece “non esistono mercati finanziari, il governo non ha talvolta altro modo di vendere obbligazioni se non alla banca centrale” 8.

I prezzi aumentano e l'inflazione agisce come un'imposta implicita, non voluta dal Parlamento: è il signoraggio da inflazione. Il solo vantaggio è che “l'accumulo anno dopo anno di disavanzi ...non fa esplodere il debito pubblico”9.

L'articolo 105 del Trattato UE impone il controllo dell’inflazione, per impedire che le esigenze di finanziamento del Tesoro non determinino una incontrollata creazione di base monetaria”, e dunque il divieto di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale nel momento dell'emissione.

 

 

 

3.4   Moneta e inflazione: un chiarimento

E' bene chiarire che un aumento della quantità di moneta non fa per forza aumentare i prezzi. Un aumento della quantità di moneta si traduce quasi sempre in maggior credito concesso dalle banche a imprese e consumatori. Questi spendono soldi ricevuti in prestito e fanno aumentare la domanda e, con essa, i prezzi. Ma non è detto che succeda sempre.

Se però ci sono fattori produttivi (come impianti o lavoro) sottoutilizzati, l'aumento della domanda non fa aumentare o fa aumentare meno del previsto i prezzi.

Per questo motivo qualcuno immagina emissioni monetarie capaci di non far aumentare i prezzi. Non è la regola, ma una possibilità che si verifica in circostanze particolari.

 

 

 

 


4.  Le frottole sul “signoraggio secondario” e il moltiplicatore monetario

 

4.1   Introduzione

Un'altra frottola riguarda il cosiddetto signoraggio secondario. Una banca -si dice- presterebbe fino a 50 euro per ogni euro raccolto, incassando interessi su una quantità di capitali molto superiore a quella ricevuta in prestito. Sarebbe un'ingiustizia: la banca non dovrebbe far pagare interessi sul denaro creato dal nulla.

 

4.2   Il vero volto della riserva frazionaria e del moltiplicatore monetario

Quando una banca raccoglie capitali (100 euro, supponiamo), deve accantonarne una parte (10 €, supponiamo) sotto forma di riserva e può prestare il resto (90 €).

Immaginiamo che la banca A presti 90 euro a Tizio che, con tali soldi, acquista beni pagandoli a Caio. Il quale versa 90 euro sul un conto corrente presso la banca B che, come la banca A, trattiene il 10% cioé 9 euro sotto forma di riserve e presta il resto, 81 euro. Li riceve Sempronio che li spende. Qualcuno riceve 81 euro e li deposita in banca. E così via, fino a quando non c'è più nulla da prestare.

Riassumiamo i vari passaggi in una tabella 1

 

 

Raccolta

Riserve

Impieghi

banca A

100

10

90

banca B

90

9

81

banca C

81

8,10

72,90

banca D

72,90

7,29

65,69

.....

.....

.....

.....

Totali

1000

100

900

Tabella 1

La tabella ci dice che:

a)  per ogni banca la raccolta supera gli impieghi;

b)  per il sistema bancario nel suo complesso la raccolta supera sempre gli impieghi;

c)  gli impieghi totali, cioè la somma di tutti gli impieghi di tutto il sistema bancario, è un multiplo del deposito iniziale.

Perciò un'iniezione di nuova moneta nell'economia può creare depositi aggiuntivi per un importo multiplo del deposito iniziale. Se il deposito iniziale deriva dalla creazione di moneta da parte della Banca Centrale si parla di moltiplicatore monetario: un euro di deposito si trasforma in diversi euro di credito bancario.

E' bene sottolineare che la riserva si calcola sui depositi, come impone il regolamento della BCE2, non su qualcosa di diverso dai depositi.

 

 

4.3   Moltiplicatore monetario, qualche formula

Il moltiplicatore è dato dal rapporto tra la quantità di moneta e la quantità di base monetaria.

In formule: mm = (D + C) /(R + C), con D=depositi, C=depositi del pubblico e R=riserve delle banche.

Dividendo numeratore e denominatore per D, abbiamo che mm = (1 + c) /( r + c) con c = C / D ed r = R / D, compresi tra 0 e 1.


r è il rapporto riserve/ depositi e c è il rapporto tra le quantità di circolante e di depositi possedute dal pubblico.

Poiché r e c sono inferiori a 1, il moltiplicatore monetario mm è superiore a 1. Il rapporto tra moneta (M) e base monetaria (BM) è: M = BM x mm.

Ciò significa -come detto nel punto precedente- che un euro in più di base monetaria, ovvero di moneta creata dalla Banca Centrale, si trasforma in più di un euro di credito.

Il rapporto c = C / D smentisce le frottole sul moltiplicatore della moneta, poiché significa che il pubblico ha un rapporto desiderato circolante/depositi e le banche hanno un rapporto desiderato riserve/depositi3. E' la conferma che non ha senso immaginare che vi siano solo accrediti in conto corrente.

 

 

4.4   Il valore effettivo del moltiplicatore monetario

Il valore effettivo del moltiplicatore monetario non è costante o perfettamente prevedibile4. In Italia nel periodo 1958-1983 è variato tra 2,8 e 4,8, ad ulteriore conferma che la singola banca non presta 50 euro per ogni euro raccolto.

 

 

4.5   L’errore della moltiplicazione degli impieghi

C'è chi sostiene che la singola banca, raccolti 100 euro in contanti, ne presta fino a 5000.

Secondo costoro la banca, raccolti 100 euro in contanti e trattenuto il 2%, presta il resto, 98 €, accreditandoli su un conto corrente. La banca poi calcolerebbe sui 98 euro in cassa le riserve pari del 2% per poi prestare il resto (96,04 euro), sempre con accredito bancario (mai in contanti). E così via finchè la cifra da prestare è zero.

La tabella descrive cosa accadrebbe -secondo questa ricostruzione errata- in ogni singola banca:

 

Banca X

Riserva

Prestito

Prestito 1

2

98

Prestito 2

1,96

96,04

Prestito 3

1,93

94,11

...

...

...

Totali

100

5000

Tabella 2

Ci sono due errori: si calcolano le riserve sui soldi in cassa invece che sui depositi e si formula l'ipotesi irrealistica che la banca presti soldi solo sotto forma di accredito in conto corrente, senza l'impiego di contanti.

 

 

4.6   Conseguenze (paradossali) dell’errore

Se una banca potesse prestare 50 euro per ogni euro raccolto, il credito bancario sarebbe quasi infinito, rendendo inutile la Banca Centrale, e gli impieghi delle banche dovrebbero superare, e di molto, la raccolta. Cosa che non succede, come testimoniano i bilanci bancari.

Inoltre la banca non chiuderebbe mai un bilancio in perdita. Infatti se per ogni euro raccolto ne prestasse fino a 50, gli interessi incassati (attivi) sarebbero pari almeno a 50 volte gli interessi pagati alla clientela (passivi).

Inoltre non si verificherebbero mai le crisi bancarie o le corse agli sportelli. I clienti avrebbero una fiducia illimitata nelle banche: per ogni 100 euro depositati, ce ne sarebbero altrettanti sotto forma di riserva. Inutile ritirare i capitali dalla banca: il correntista non correrebbe nessun pericolo.


Ma anche questa è una tesi che non regge alla prova dei fatti. Le banche falliscono e si verificano le corse agli sportelli.

 

 

4.7  La frottola della riserva al 100%

Qualcuno propone di aumentare la percentuale di riserva obbligatoria o di portarla al 100%. Prendiamo la formula del moltiplicatore monetario mm = (1 + c )/( r + c).

Un aumento della percentuale di riserva r fa diminuire mm, il moltiplicatore, e quindi il credito bancario, a parità di base monetaria. Per mantenere costante il credito, che alimenta produzioni e consumi, la Banca Centrale dovrebbe emettere più moneta, aumentando il signoraggio della Banca Centrale.

C'è poi la sconcertante idea di elevare la riserva obbligatoria al 100%. In pratica quando la banca raccoglie un euro dovrebbe destinarlo alle riserve. Non potrebbe prestare nulla, salvo i capitali propri. Servirebbero, in tali condizioni, le banche? Probabilmente no.

 

 

 

 

 

5.  La frottola della moneta che genera (o non genera) debito pubblico

 

5.1   Introduzione

Qualcuno dice che l'emissione di moneta causa il debito pubblico. Si suggerisce di limitare o impedire l'emissione di moneta per impedire aumenti del debito pubblico.

 

5.2   Perché lo Stato si indebita

Lo Stato, quando spende più delle imposte che incassa, si indebita. I creditori (banche, cittadini, soggetti esteri) ricevono in cambio titoli (BOT, CCT, BTP ecc.) che danno diritto a ricevere il capiale sottoscritto e gli interessi.

La Banca Centrale non può comprare titoli di Stato al momento della loro emissione. Glielo vieta l'art. 105 del Trattato UE. Non è possibile, perciò, alcuna relazione tra emissione di titoli e emissione di moneta.

Perché l'emissione di moneta faccia aumentare il debito pubblico, la Banca Centrale dovrebbe imporre allo Stato un peggioramento dei conti, così da far aumentare l'emissione di titoli da parte dello Stato, per poi acquistarli (non direttamente) in occasione delle emissioni di moneta.

Ma questa ipotetica sequenza di avvenimenti si scontra con la realtà: di solito la Banca Centrale sollecita lo Stato che a ridurre i deficit e a indebitarsi di meno.

 

 

5.3   Cosa dicono i dati

Negli USA attorno al 2000 il debito pubblico è diminuito di oltre il 10%1, mentre nello stesso periodo (dicembre 1997 dicembre 2001) la moneta (aggregato M1)2 è aumentata di quasi il 10%. Se la moneta aumenta mentre il debito pubblico diminuisce, possiamo escludere che l'aumento del debito pubblico sia causato dall'emissione di moneta.

Come ha spiegato Franco Modigliani3: “Non esiste alcuna connessione automatica tra l'esistenza di un disavanzo e la creazione di offerta monetaria”4: debito pubblico e emissione di moneta sono indipendenti.

Inoltre di fronte alla diminuzione del debito pubblico la FED, che emette moneta acquistando titoli pubblici, si è chiesta come emettere nuova moneta se diminuiscono i titoli in circolazione. Gli esperti coinvolti hanno spiegato che la Federal Reserve avrebbe dovuto imparare ad amministrare un complesso portafoglio fatto di obbligazioni comunali, obbligazioni estere, titoli garantiti da ipoteca, crediti federali alle banche e altri strumenti di credito”5.

Amato invece ricorda che la Banca d'Inghilterra all'inizio emette banconote anche attraverso lo conto degli effetti commerciali”6. Nel XIX secolo le banche di emissione del Granducato di Toscana sono chiamate anche banche di sconto: emettono moneta scontando cambiali7 proprio come le banche ordinarie prestano soldi alle imprese scontando fatture.

 

 

 

5.4   Le frottole sulla moneta del Guernsey

Chi racconta la frottola della moneta-debito, dice che esiste una moneta priva di debito, la sterlina delle isole del Guernsey.

Nelle isole del Guersney all’inizio del XIX secolo, mancavano i capitali e servivano opere pubbliche. Il Governatore decide di stampare moneta. Se necessario sarebbero state introdotte imposte e si sarebbe intervenuti per fermare sul nascere l'aumento dei prezzi.

Non ce n'è stato bisogno, perché l’abbondanza di risorse inutilizzate ha garantito la costruzione delle opere pubbliche e una discreta crescita senza provocare una fiammata inflazionistica.

Oggi la sterlina del Guernsey è una moneta come altre. Ma c'è chi dice che nelle isole del Guernsey si stampa moneta liberamente e per questo non esisterebbero debito pubblico e imposte.

Contattato via email, l'ufficio studi del governo locale mi ha inviato quattro documenti8 che smentiscono le leggende sul Guernsey: si è stampata moneta per finanziare la spesa pubblica solo per un certo periodo all'inizio del XIX secolo. Oggi il Guernsey emette moneta e tassa imprese e cittadini come tutti gli Stati moderni.

 

 

 

 

 

6.             La frottola della moneta-debito

 

6.1  Introduzione

Qualcuno definisce moneta-debito le banconote e la moneta in senso lato. L'emissione di moneta comporterebbe il sorgere di un debito in capo al possessore.

 

 

6.2  Si può pagare un debito con un debito?

Chi mai vorrebbe, accettando una banconota da 20 €, accollarsi un debito di 20 ? Poi per il creditore non è indifferente avere come debitore una persona invece di un'altra perché un può essere in grado di pagare e l'altra no ... la costituzione del debitore non è possibile senza il consenso del creditore1. Dunque se il possesso di una banconota comportasse un debito, potrebbe passare di mano solo con il consenso del creditore, rendendo di fatto impossibili i pagamenti.

Il codice civile, all'articolo 1277 spiega inoltre che la moneta estingue il debito: i debiti si estinguono con moneta avente corso legale”, ulteriore conferma che non c'è alcun debito. La moneta invece è una passività della Banca Centrale e un'attività per chi la possiede. Vediamo perché.

 

 

 

6.3  Cosa succede quando la Banca Centrale emette moneta?

La Banca Centrale emette moneta acquistando ad esempio titoli di stato da una banca ordinaria (la banca X).

La Banca Centrale accredita l'importo della compravendita sul conto della banca X presso di sé. La scrittura contabile della Banca Centrale

[a] titoli di stato  @  conto della banca X presso la Banca Centrale   .....dice che sorge un credito verso lo Stato e al contempo un debito verso la banca X. La banca X può usare la somma accreditata per pagare altre banche, per soddisfare l'obbligo di riserva o per ottenere contanti. Il debito della Banca Centrale è un debito a vista: la banca X può prelevare contanti dal suo conto. Quando succede, la scrittura contabile della Banca Centrale è la seguente:

 

[b] conto della Banca X presso la Banca Centrale @ banconote in circolazione  ....

 

La voce banconote in circolazione è quindi registrata nel passivo dello stato patrimoniale.    Dal punto di vista della banca X la cessione dei titoli comporta la seguente scrittura contabile: [c] conto presso la Banca Centrale @  titoli di stato ....

scrittura che è l'inverso della [a], come è logico che sia2.

 

La moneta è una passività per la Banca Centrale. Non può perciò essere una passività anche per chi la possiede.

Arcelli, a lungo il più importante esperto di economia monetaria in Italia, ha scritto: “la moneta emessa dalla Banca Centrale è definita base monetaria o moneta ad alto potenziale ed è costituita dai debiti a vista della Banca d'Italia, che comprendono le banconote e i depositi del pubblico e delle aziende di credito presso l'istituto di emissione, e dai debiti a vista del Tesoro che comprendono le monete metalliche coniate dalla Zecca”3.

 

In quanto passività, la moneta è registrata in avere di un conto dello stato patrimoniale. La contropartita invece è registrata in dare. Non si può quindi trattare di un ricavo, che non si registra in dare: siamo di fronte ad un'ulteriore conferma che la Banca Centrale non vende banconote.

 

 

6.4   Cosa succede alla moneta quando scadono i titoli?

Quando la Banca Centrale emette moneta, acquista titoli da una banca ordinaria e accredita l'importo dell'acquisto su un conto della banca ordinaria presso la Banca Centrale.

Alla scadenza accade l'inverso: la Banca Centrale vende i titoli e addebita l'importo sullo stesso conto. La moneta si crea e si distrugge con banali scritture contabili, senza alcun bisogno di stampare e poi distruggere materialmente le banconote.

Un accredito ha creato la moneta necessaria a comprare i titoli, un addebito la distrugge. Alla Banca restano gli interessi, ovvero il signoraggio.

Non dobbiamo dimenticare che la Banca Centrale aumenta la quantità di moneta per perseguire i propri oviettivi di politica economica. Vuole che la quantità di moneta che circola nell'economia resti la stessa anche dopo che la scadenza dei titoli.

Dunque alla scadenza cosa fa? La sola cosa possibile: la Banca Centrale emette nuova moneta e compra altri titoli, se vuole che l'offerta rimanga ai livelli desiderati.

 

 

6.5   E cosa succede alle banconote?

L'acquisto dei titoli avviene con un accredito su un conto corrente aperto da una banca ordinaria presso la Banca Centrale. La banca ordinaria ha un conto su cui versa le riserve e da cui può prelevare contanti, ovvero banconote, che la Banca Centrale produce in quantità tale da soddisfare le richieste delle banche ordinarie.

Le banconote passano poi dalle banche alle tasche dei cittadini per poi tornare in banca quando i commercianti versano sui loro conti correnti gli incassi. Le banconote usurate ritornano alla Banca Centrale che le distrugge e le rimpiazza con banconote nuove. Poiché di solito l'economia cresce e con essa la domanda banconote, sono più le nuove banconote che quelle distrutte perché usurate.

 

 

6.6   La frottola delle banconote che dovrebbero finire tra le attività

Le registrazioni contabili sono chiare: la moneta non è un'attività. C'è chi sostiene che la banconota è nata come documento emesso a fronte di un deposito in oro. Attestava il debito verso il cliente e , una volta cessata la convertibilità della moneta in oro, le banconote non dovrebbero registrarsi tra le passività perché manca un debito in oro.

E' una tesi facilmente smentibile. Basta conoscere un po' di contabilità. Lo abbiamo visto al punto 5.2: le banconote in circolazione si registrano nel passivo dello stato patrimoniale anche se non c'è di mezzo l'oro.

Se poi, per assurdo, le banconote fossero un'attività della Banca Centrale, le banche ordinarie dovrebbero registrare il credito ottenuto ogni volta che vendono titoli (alla Banca Centrale) tra le passività. Una semplice assurdità.

 

 

 

 

 

7.  La frottola della moneta convertibile in oro

 

7.1   Introduzione

Chi sostiene che le banconote sono pezzi di carta privi di valore, pensa che in passato le monete fossero coniate in metallo prezioso o fossero convertibili in metallo prezioso. E' vero?

 

 

7.2   Le banconote in passato erano convertibili in oro?

 

Sulle vecchie banconote in lire si leggeva: pagabile a vista al portatore”: una scritta inutile, riferita auna convertibilità ormai tramontata1.

 

La banconota, anche prima del 1971, non era convertibile in oro, argento o altri metalli preziosi. Samuelson racconta che un americano letta su una banconota da 20 dollari la scritta: Redimibile in moneta legale presso il Tesoro degli Stati Uniti o qualsiasi banca della Riserva Federale” ha cercato di farsela convertire in oro, ma senza successo.

 

Infatti dal 1934 ha smesso di avere significato la vecchia distinzione tra “moneta legale” e altri tipi di moneta”2. In quell'anno il Gold Reserve Act ha nazionalizzato l'oro monetario “conferendo al Tesoro in esclusiva l'autorità di possedere, acquistare e vendere oro3 e vietato il possesso individuale di oro e certificati aurei, togliendo “per sempre ai cittadini impegnati nel commercio interno il privilegio di convertire la valuta in oro (o in argento)”4.

 

Gli accordi di Bretton Woods consentivano peraltro solo alle istituzioni ufficiali finanziarie di governi di convertire il dollaro in lingotti d'oro ed è proprio la convertibilità a causare la fine di Bretton Woods ovvero quando diventa conveniente per gli stati convertire in oro le riserve in dollari. E questo perché l'oro è un bene scarso.

 

Per lo stesso motivo la convertibilità è sempre stata assai limitata. Le banche sono nate come business collaterale degli orafi5. Custodivano in cassaforte i metalli preziosi della clientela: compreso che i clienti depositavano il metallo prezioso senza mai ritirarlo tutto, i banchieri-orafi (noti a Londra come goldsmith bankers)6 decisero di prestare la parte non ritirata, rilasciando apposite ricevute che presto iniziarono a circolare come mezzi di pagamento7 con la conseguenza che dopo pochi anni dalla nascita i depositi e i biglietti di banca eccedevano il valore del metallo su cui erano basati”8.


La convertibilità, peraltro limitata solo alla moneta emessa dalla Banca Centrale, chiamata in gergo tecnico base monetaria, è perciò sempre stata parziale. Lo conferma la legge bancaria italiana del 1893 che (articolo 6) recita: la “riserva degli istituti di emissione dovrà essere portata, entro un anno, al 40% della circolazione”9.

 

Allo stesso modo due secoli prima in Inghilterra le banconote erano solo parzialmente convertibili in oro: la copertura delle banconote non è mai garantita in metallo... che dal marzo del 1696 all'agosto del 1710 ...oscilla fra un massimo del 47,3% e un minimo del 2,7%”10.

 

 

 

7.3   Perché le monete erano convertibili in oro?

 

Oggi le monete non sono più convertibili in oro mentre un tempo lo erano, o almeno era convertibile la base monetaria. Cosa è cambiato nel frattempo?

 

Immaginate di andare a fare un viaggio in Giappone. Al ritorno avete in tasca alcune banconote. Andate in banca, le versate sul vostro conto corrente e dopo qualche minuto sul vostro conto sarà accreditato l'equivalente in euro.

 

In ogni filiale bancaria si trova un foglio, stampato giornalmente, con i nomi delle monete trattate e i prezzi di acquisto e vendita. Se la banca compra i vostri yen, potrà poco dopo venderli in mercati valutari che ogni giorno scambiano enormi quantità di dollari, euro, yen, franchi svizzeri, ecc. e fissano il prezzo incrociando le innumerevoli domande e offerte di valuta.

 

Un tempo tutto questo non esisteva. I mercanti che, come Marco Polo, partivano per terre lontane per acquistare beni da rivendere in patria dovevano pagare con beni accettati dai loro fornitori. Un commerciante cinese poteva forse essere interessato a un tessuto europeo? Se la risposta fosse stata sì, il mercante si sarebbe procurato un tessuto da scambiare con altri beni.

 

Più spesso ciò non accadeva. Il mercante europeo non aveva certezze sulle richieste dei fornitori. Sapeva però che alcuni beni, come l'oro e l'argento, erano accettati ovunque e li usava come merce di scambio, ovvero come moneta.

 

Quando era in vigore il sistema di Bretton Woods prevalevano i tassi di cambio fissi. Ogni giorno la Banca d'Italia tramite l'Ufficio Italiano Cambi (UIC) riceveva i marchi che le banche incassavano dai loro clienti. Dato il tasso di cambio, chiedeva alla banca centrale tedesca l'equivalente in lire e lo stesso faceva la Banca Centrale tedesca con le lire ricevute dalle banche (ordinarie) tedesche. Se l'offerta di lire da parte della Germania superava la domanda di lire da parte italiana, la banca centrale italiana doveva pagare la differenza in oro o in altre valute accettate dai tedeschi, come il dollaro. Se non li aveva, poteva farseli prestare e usava le riserve in oro come garanzia.

 

Come in passato, l'oro, l'argento, accettati ovunque, servivano per pagare o come garanzia di prestiti.

 

Se l'Italia avesse emesso troppe lire, che avrebbero alimentato la domanda di beni tedeschi, le riserve d'oro della Banca Centrale italiana sarebbero state insufficienti a garantire i prestiti o il pagamento a favore di un'altra banca centrale. Per questo motivo si imponeva che l'emissione di moneta fosse proporzionata alle riserve di metallo prezioso: non si poteva emettere troppa moneta.

 

Poi il mondo è cambiato. All'oro e all'argento si sono aggiunti nuovi beni accettati ovunque come il petrolio, le materie prime e i relativi diritti.

 

Quindi gli accordi di Bretton Woods sono saltati e i tassi fissi sono stati sostituiti dai tassi di cambio variabili: la domanda e l'offerta delle monete determinano il tasso di cambio. Non ci sono più debiti di una banca centrale verso un'altra dovuta a squilibri, al tasso di cambio vigente, tra domanda e offerta. Per questo la convertibilità di una moneta in oro non ha più ragione d'essere.

 

 

 

7.4   L'oro come mezzo di pagamento

 

Chi immagina un ritorno al passato, alle monete convertibili in metallo prezioso, forse non sa che la convertibilità è sempre stata più che altro un'illusione.

 

Le monete d'oro possono essere rubate, tosate, falsificate. La tosatura era abituale già nell'antica Roma: si sottraeva metallo prezioso, grattando o tagliando le monete.

 

Chi usava le monete in oro non aveva certezze circa il suo contenuto, che variava da moneta a moneta. Spesso si rifiutavano le monete peggiori, come suggerisce la legge di Gresham. Le monete d'oro non erano tutte uguali: le monete che giocarono il ruolo di monete internazionali” erano migliori grazie “la stabilità dell'intrinseco”. Per “secoli non sgarrarono di un'unghia e per questa ragione erano dovunque accettate e dunque ricercate”11.

 

L'oro (e il metallo prezioso in genere) diventa strumento di pagamento in virtù della sua scarsità che ne garantisce la stabilità nel tempo del potere d'acquisto in esso incorporato12. Ma al contempo ha reso necessario l'uso di monete non metalliche, dalle cambiali alle note dei goldsmith londinesi, alle banconote.

 

Fino al 1971 le banconote erano formalmente convertibili. L'oro non era usato nei pagamenti, ma svolgeva il ruolo di strumento di pagamento di ultima istanza13. Si usava l'oro per pagare i saldi, dopo aver compensato parzialmente crediti e debiti, proprio come succedeva nel sistema dei cambi fissi. Molto spesso per la convertibilità dei cambi rendeva inutile quest'ultimo ruolo del metallo prezioso che pertanto svolgeva un compito di sola garanzia del pagamento.

 

Un esempio lo troviamo nel Cinquecento: nelle fiere di Lione i cambi erano flessibili. Variavano per minimizzare l'uso della moneta metallica e permettere alla liquidità di espandersi a prescindere dalla disponibilità di metallo prezioso. Grazie all'abbondanza di mezzi di pagamento “il sistema delle fiere di Lione ... ha potuto sostenere finanziariamente lo sviluppo del commercio europeo senza essere in alcun modo vincolato dalla disponibilità di metallo prezioso14.

 

 

 

7.5    Bretton Woods e il dilemma di Triffin

 

L'accordo di Bretton Woods fissò un rapporto fisso tra dollaro e oro, 35 dollari per oncia d'oro cercando così di creare un sistema monetario a cambi fissi. Tale sistema fallì l'obiettivo di mantenere fissi i tassi di cambio e crollò definitivamente negli anni '70 a partire dalla dichiarazione di inconvertibilità del dollaro da parte del presidente americano Nixon.

 

La scelta di Nixon, che derivava dall'impossibilità di difendere il rapporto oro/dollaro di fronte alle forti spese militari, era stata preceduta anni prima da un economista belga, Triffin, che aveva  notato che i paesi europei stavano accumulando forti riserve in dollari. Se avessero chiesto di convertirle in oro, le riserve auree americane si sarebbero rivelate insufficienti, spingendo gli americani a svalutare il dollaro rispetto all'oro. Ma la previsione di una svalutazione avrebbe spinto i detentori di dollari a chiedere la conversione in oro.

 

Questa osservazione, nota come dilemma di Triffin, suggerisce che il legame tra una moneta e l'oro in realtà non attribuisce un valore stabile alla moneta, tanto che il rapporto oro/dollaro non era per forza fisso e ancora meno il rapporto tra il dollaro e le altre monete, ma soprattutto che non è realistico immaginare un ritorno a una moneta legata all'oro: il sistema che legava oro e moneta era fragile e Triffin l'ha capito ben prima che il sistema collassasse.

 

 

 

7.6   L'illusione di limitare la quantità di moneta

 

Se il metallo prezioso era insufficiente nel Cinquecento e rischiava di vincolare la crescita degli scambi, a maggior ragione lo è oggi. La scarsità dell'oro impedirebbe il ritorno alle monete convertibili, e se, per assurdo capitasse, vi sarebbe più di una conseguenza negativa.

 

La prima concerne il costo: per aumentare la quantità di moneta bisognerebbe aumentare le riserve d'oro, con costi insostenibili.

 

In passato la scarsità dei metalli faceva diminuzione i prezzi, fenomeno chiamato deflazione. L'attesa di prezzi in calo spinge gli operatori economici a rinviare gli acquisti, provocando un calo di produzione e occupazione. Inoltre se i prezzi diminuiscono anche i salari devono diminuire, con effetti negativi per le classi sociali più umili, come racconta Eichengreen in La globalizzazione del capitale. Con la nascita di sindacati e l'estensione del diritto di voto a tutte le classi sociali, si è perciò reso necessario superare un sistema monetario i cui effetti negativi ricadevano sulle spalle dei salariati, rifiutando l'uso di monete convertibili che potevano far diminuire i prezzi.

 

Il ritorno al passato pare quindi legato a interessi politici di stampo ultra-conservatore, obiettivi forse cari a chi pensa ad un sistema concorrenziale in cui più banche siano libere di emettere moneta (free banking).

 

E' già successo come racconta Allen: Il concorrente principale del sistema bancario centrale era il sistema bancario libero, che fiorì agli inizi del XIX secolo, quando l'economia improntata al laissez-faire godeva del massimo prestigio. Nei sistemi di attività bancaria libera, le singole banche potevano emettere la propria carta moneta sotto l'unica condizione che ogni banca garantisse convertibilità della stessa in oro o in argento. Questi liberi sistemi bancari possono funzionare solo in regime monetario aureo o argenteo, poiché esso limita la quantità di carta moneta che verrebbe emessa da una miriade di banche”15.

 

Il laissez-faire è passato di moda da decenni, come i sistemi di free banking, il cui limite principale  è il rischio che le singole banche emettano troppa moneta. E' successo in Italia a fine Ottocento, quando una delle sei banche di emissione, la Banca Romana, ha emesso banconote ben oltre i limiti consentiti. Lo scandalo che ne derivò fu all'origine della legge bancaria del 1893, che istituiva la Banca d'Italia. Analogamente nel 1913 i limiti di un sistema di emissione multiplo negli USA lasciano spazio alla creazione di una Banca Centrale.

 

 

 

7.7   Lo strano caso delle banconote incostituzionali

Che non si possa tornare a monete convertibili lo testimoniano le vicende delle banche centrali americane, la First Bank e la Second Bank e dell'emissione di banconote negli USA.

La Costituzione dice che spetta al Parlamento il potere di battere moneta e che si devono pagare i debiti degli Stati solo con monete d’oro e d’argento. Solo il Governo federale può coniare monete, mentre si vieta agli Stati l'emissione di moneta cartacea.

Non si parla di emissione di banconote da parte del Governo e il silenzio è interpretato come divieto: le omissioni intendevano rappresentare una proibizione”16.

L'inflazione registrata dopo l'emissione dei continentals, quando i governi coloniali s'erano rifiutati di imporre tributi per riscattarli, avevano spinto i delegati alla Convenzione a “chiudere per sempre la porta alla possibilità di emettere moneta cartacea, convinti che questo sarebbe stato nell’interesse di lungo termine del nascente Stato federale17.

Un vincolo troppo stringente, superato quando Alexander Hamilton propone di istituire una Banca Centrale. Ne saranno create due (First e Second Bank) prima della FED. Con la nascita della Second Bank, nel 1816, si supera la questione della costituzionalità della banca centrale e quindi dell'emissione di moneta non metallica. La questione, riproposta nel 1828 dal presidente Andrew Jackson, è superata. Le esigenze dell'economia prevalgono su regole costituzionali troppo rigide, create in reazione a un eccessivo tasso di inflazione.

 

 

 

7.8    Perché si accetta una moneta?

Se non possiamo fare riferimento all'oro o ad altri metalli preziosi perché accettiamo di usare l'euro?

 

Perché sappiamo che altri accetteranno gli euro ovvero che ciascuno di noi è disposto ad accettare moneta solo se si aspetta che anche gli altri individui facciano altrettanto”. Non importa com'è fatta la moneta: “La caratteristica dell'accettabilità non è determinata da proprietà fisiche della moneta, ma è una proprietà che la moneta acquisisce come risultato dell'interazione strategica degli individui e delle loro congetture” 18.

 

Ciò richiede istituzioni e regole, perché la moneta ha bisogno di fiducia nel suo potere d'acquisto futuro, nella persistenza della convenzione in virtù della quale il passaggio di mano di moneta esaurisce l'atto di pagamento19.

 

Una delle regole impone di accettare la moneta legale usata in uno stato: ieri la lira e oggi l'euro.

 

E' bene precisare che l'accettazione va intesa a senso unico: posso accettare una moneta, ma non posso rifiutarla.

 

Se il panettiere, il benzinaio, il supermercato o il macellaio fossero liberi di non accettare l'euro e decidessero di non accettarlo, il cliente non saprebbe che farsene degli euro che ha in tasca e a sua volta non li vorrebbe. Così il datore di lavoro, non potendo pagare i dipendenti in euro, perchè non li accettano non potendoli spendere al supermarket, non accetterebbe gli euro.

 

La libertà di accettare o non accettare l'euro come mezzo di pagamento rischierebbe di trasformare la moneta in uno strumento inutile.

 

Le stesse regole sarebbero valide per qualsiasi moneta. Se si potesse decidere di non accettare l'euro, non ci sarebbe alcuna garanzia di poter usare un'altra moneta, alternativa all'euro, che potrebbe essere rifiutata.

 

Se la possibilità di non accettare determinasse la nascita di una moneta alternativa, imprese e consumatori dovrebbero tenere in tasca entrambe le monete, subendo perdite reali (mancati interessi) o potenziali (perdita di una moneta rispetto all'altra).

 

Una moneta poi rischierebbe di scomparire se i consumatori si convincessero che essa è destinata a svalutarsi e si rifiutassero di possederla, per evitare di subire perdite.

 

Insomma se fosse possibile rifiutare una moneta e questo determinasse l'uso di un'altra moneta, aumenterebbero la confusione e l'incertezza, che danneggerebbero il consumatore e l'imprenditore, incerti su quale moneta usare e con costi raddoppiati per l'uso di due monete invece di una sola.

 

Per tali ragioni si preferisce usare una sola moneta.

 

Poiché ciascuno di noi usa una moneta perché sa che altri l'accettano, ovvero che altri la usano, è bene evitare incertezze. A questo pensano le leggi che obbligano il cittadino ad usare una sola moneta.


Così l'accettazione, come detto, va intesa a senso unico: posso anzi devo accettare una moneta ma non posso rifiutare una banconota da 10 euro e non posso scegliere quale moneta usare.

 

Sbaglia chi scrive che il valore di una moneta dipende dall'accettazione come se fosse possibile accettare o rifiutare una banconota. Non si può rifiutare una moneta e, se si potesse, sarebbe difficile farla circolare poichè chiunque potrebbe rifiutarla e il rifiuto potenziale spinge altri a non accettarla.

 

Dunque siamo di fronte all'ennesima frottola: l'accettazione non crea valore e non può essere usata come arma di ricatto. Si potrebbe -in teoria- rifiutare una moneta, ma solo a patto di accettare un sistema economico con monete debolissime, che nessuno sarebbe certo di poter usare, visto che chiunque può rifiutare la moneta non gradita, e il cui valore relativo sarebbe incerto.

 

La moneta accettabile (o no) sarebbe una palla al piede per l'economia, aumentando le incertezze di imprese e consumatori.

 

Ma c'è l'oro! potrebbe esclamare qualcuno. Ma perché si accetta l'oro nei pagamenti? Perchè ha valore? E cosa significa che l'oro ha valore?

 

Come spiegato nei paragrafi precedenti, l'uso dell'oro dipendeva dal fatto che era accettato in pagamento.

 

Da questo punto di vista, l'oro funzionava come una qualsiasi moneta: se possiamo accettare o no l'oro come mezzo di pagamento, non c'è alcuna differenza tra l'oro e una moneta cartacea: se possiamo rifiutare una banconota da 10 euro, possiamo rifiutare anche l'oro come mezzo di pagamento.

 

Ma mentre la moneta cartacea costa poco, l'oro è un bene scarso e costoso e per questo si evita il più possibile di usarlo come strumento di pagamento.

 

 

 

 

 

8. Le frottole sulla Banca d’Italia

 

8.1  La Banca d'Italia non è una società per azioni

Un'ulteriore frottola riguarda la Banca d’Italia: sarebbe una società per azioni (spa) poiché banche italiane e straniere ne possiedono il capitale.

In realtà la Banca è un istituto di diritto pubblico. Lo stabiliscono la legge bancaria del 1936, la legge 262 del 2005 (legge sul risparmio), articolo 19 comma 2 e lo Statuto (articoli 1, 3, 5, 18, 20, 31 e 42)1 dove non