Suggestionabilità e falsi ricordi

 

 

Forse pochi sanno che è stato scientificamente dimostrato che è possibile impiantare falsi ricordi nelle persone facendo leva sulla loro suggestionabilità. Queste persone riterranno i falsi ricordi come qualcosa di reale che hanno veramente vissuto, esattamente come gli altri ricordi che hanno relativi a vicende però realmente accadute.

I falsi ricordi sono memorie parzialmente alterate o totalmente inventate, spesso aventi come base ricordi reali da cui vengono estrapolati frammenti, ricombinati poi in modo diverso.
Una sottocategoria dei falsi ricordi sono le memorie impiantate per suggestione, che si creano appunto su influenza di esterni. Ad esempio, una persona può suggestionarne un’altra inducendola a ricordare un avvenimento mai accaduto, fino a impiantare nella sua mente una memoria anche molto ben articolata. La misura dell’influenza di simili interventi è del tutto dipendente dalla persona suggestionata e, molto spesso, dalla fiducia incondizionata che ella ha nei confronti della persona che ha suggerito quel falso ricordo.
Bisogna sottolineare che il soggetto che ha un falso ricordo non mente quando esprime questa memoria come se fosse vera: è anzi assolutamente in buona fede, in quanto almeno nella sua memoria quel dato evento c'è effettivamente stato.
Riporto qui di seguito il parere di un esperto in materia: Piergiorgio Strata, Professore di Neurofisiologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino.

 

 

 

Concetti introduttivi

 

Riporto dei concetti introduttivi in modo estremamente riassuntivo per far capire ciò che sta alla base di quello che parleremo.

 

- Come gli stimoli che provengono dal mondo esterno vengono codificati nel nostro cervello per dar luogo alla percezione:

gli stimoli del mondo esterno generano segnali elettrici che raggiungono le cellule nervose della corteccia cerebrale. Tuttavia, la proiezione del mondo esterno non viene rappresentata come una fotografia od un filmato sonoro. Al contrario, il mondo esterno viene decomposto in una miriade di segnali elettrici distribuiti in gruppi di cellule nervose sparse su un ampio territorio corticale.

 

- La memoria a breve termine:

essa consente di trattenere per un periodo di tempo molto breve, nell’ordine dei secondi, un numero molto limitato di informazioni che provengono dall’ambiente. Le informazioni così trattenute sono di regola molto precise ed affidabili.

 

- La memoria a lungo termine:

essa è dovuta a tracce permanenti che rimangono nel nostro cervello per ore, giorni, mesi ed anni anche se esse tendono a deteriorarsi. L’ippocampo non è la sede dove si depositano tali tracce in maniera permanente, ma è la struttura nervosa essenziale per elaborare le informazioni che andranno a formare tracce più o meno permanenti in altre parti del cervello.

 

- Le tracce della memoria a lungo termine sono distribuite in molte regioni della corteccia cerebrale:

le informazioni che attraverso gli organi senso raggiungono le varie aree della corteccia cerebrale per la percezione immediata sono inviate all’ippocampo e da qui smistate e distribuite nuovamente alle stesse aree della corteccia cerebrale dove rimangono sotto forma di tracce fisiche.


- Come si formano i ricordi:

ricordare significa rintracciare le tracce della memoria a lungo termine che sono sparse nelle varie aree cerebrali e ricomporle secondo una forma coerente. In questo processo di natura dinamica e costruttiva si possono utilizzare eventi che appartengono ad esperienze diverse.

Noi non ricostruiamo un evento nella sua forma originale, e neppure semplicemente nella versione attenuata, ma lo ricostruiamo in base agli schemi o strutture cognitive in cui sono stati organizzati i componenti dell’evento che sono stati percepiti. Così, ciò che viene ricostruito al momento della riproduzione o del ricordo, mostra non soltanto omissioni ed abbreviazioni, ma anche nuove elaborazioni e distorsioni.

In altre parole, nel mettere insieme le mattonelle del mosaico, molte delle quali mancavano in quanto non erano entrate nella memoria a lungo termine, noi possiamo anche selezionare alcune mattonelle sbagliate ed inserirle nel ricordo, magari per il solo motivo che esse s’incastrano bene con le altre secondo la logica dei nostri schemi e processi cognitivi. In questo caso dette mattonelle non corrispondono alla realtà.


In sostanza, l’individuo interpreta il materiale originale depositato nel cervello per dargli una logica ed un significato. Quindi si tratta di un processo creativo che si basa su processi di sintesi e di ricostruzione. Le tracce della memoria a lungo termine erano il risultato di un processo elaborativo che poteva già contenere errori. A maggior ragione il ricordo, inteso come elaborazione di quanto depositato, non può essere una fedele riproduzione di quanto è stato depositato nelle tracce di memoria. In molti casi, per ricordare usiamo varie strategie cognitive per creare storie coerenti che includono paragoni, illazioni, congetture e supposizioni.
Inoltre, ogni volta che ricordiamo un evento non lo ricordiamo nella sua versione originale, ma attraverso un’ulteriore elaborazione dell’ultima rievocazione che era già stata distorta. Siccome ad ogni ricordo vengono aggiunte nuove distorsioni ed elaborazioni, il ricordare un evento molte volte, se da una parte serve a solidificare sempre di più la memoria a lungo termine, dall’altra aumenta il grado di distorsione.

Questo fenomeno è ben dimostrato dal fatto che con il passare del tempo, le risposte che noi diamo a domande rivolte ad esaminare la fedeltà del ricordo, aumentano di numero rispetto a quelle che eravamo in grado di fornire a breve distanza dall’evento accaduto, ma esse si discostano sempre di più dalla verità. In altre parole ricordiamo di più, ma ricordiamo con minor precisione. Il fatto importante è che noi non ci rendiamo conto di queste distorsioni ed in buona fede siamo convinti che quanto ricordiamo è vero.
 

 

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