Il pensiero magico e la mente

Premessa: tratto in buona parte da http://psicocafe.blogosfere.it
Una delle forme più comuni di pensiero magico consiste proprio nel rintracciare
causalità nelle coincidenze. Per esempio si può attribuire a due eventi che
avvengono contemporaneamente (o l’uno di seguito all’altro) un legame di
causa-effetto laddove questo legame razionalmente non c’è.
Se suono il clacson e immediatamente dopo si accende un lampione, razionalmente
non penserò neppure per un momento che i due eventi siano connessi in qualche
modo, ma in prima battuta la sensazione è proprio quella di aver causato
l’evento, solo perché si è presentato contiguo da un punto di vista temporale.
Se perdo un autobus che successivamente ha un incidente, sarà molto difficile
non intravedere in questa circostanza casuale una trama fatalistica e un disegno
salvifico e protettivo di cui sono il fortunato protagonista.
Un'altra forma di pensiero magico riguarda la credenza che desiderare o pensare
a qualcosa può avere effetti sulla realtà. A leggerla vi sembrerà un'assurdità,
ma chi non ha evitato di pensare certe cose per paura di portarsi iella da solo?
Chi non ha espresso un desiderio spegnendo le candeline della torta di
compleanno? Chi non ha pensato che facendo un certo rituale, avrebbe determinato
l’esito degli eventi? Quale atleta non fa un gesto scaramantico prima di
iniziare la sua prova?
Si tratta di forme moderne di danza della pioggia....riconducibili a un fenomeno
conosciuto come “illusione del controllo”, sintetizzabile come la generale
credenza di avere sul mondo un’ influenza maggiore di quella che si possiede
veramente.
Per i nostri antenati questo tipo di pensiero deve essere stato fondamentale e
fortemente adattivo. Sacrificare un animale agli spiriti della terra, veder
cominciare a piovere e intravedere fra i due eventi il legame di causa-effetto
deve aver infuso un profondo senso di controllabilità e predicibilità nelle
cose, piuttosto agognato in un mondo caotico e fuori controllo.
Gli oggetti ed il pensiero magico
Un’altra forma di pensiero magico riguarda la sacralizzazione delle cose e delle
parole che le denominano. A un qualche livello la nostra mente fa un’equazione
fra rappresentazione e realtà. Per quanto uno si ritenga o si consideri
razionale sarà molto difficile che ponga la foto di un bambino come bersaglio
per il gioco delle freccette. Anche se non conosce il bambino e non c’è nessuno
intorno a lui che potrebbe esprimere un giudizio morale. L’equazione immagine
realtà rende impossibile colpire l’immagine di un bambino perché sarebbe “come”
colpirlo davvero.
Così come può essere giudicato intollerabile stracciare una fotografia in cui
sia ritratto qualcuno che conosciamo.
Anche i nomi risentono di questo cosiddetto “realismo nominale”, ossia della
stretta associazione, che diviene fusione, tra l’oggetto e la parola che lo
rappresenta.
Il dott. Rozin scoprì che le persone, dopo aver collocato dello zucchero in due
bicchieri diversi ed aver affisso personalmente due etichette sui bicchieri:
“saccarosio” e “ non veleno”, preferivano comunque bere dal bicchiere
etichettato come saccarosio e non da quello etichettato con “non veleno”. Quasi
che simboli arbitrari come le parole potessero portare con sé l’essenza di ciò
che rappresentano. Per esempio in un altro esperimento i partecipanti erano
riluttanti a strappare un pezzo di carta su cui era scritto il nome di un
proprio familiare.
La maggior parte delle persone sposate considera per esempio sacre le proprie
fedi. I bambini, anche molto piccoli, piangeranno lacrime amare sulla loro
copertina perduta. L’investimento personale sugli oggetti inanimati si fonda
sulla percezione di una qualche invisibile “essenza” che li caratterizza. Una
fede o una copertina possono essere sostituite da altre identiche, ma non
saranno mai “quell’oggetto”. Ciò che rende qualcosa sacro non è infatti il suo
aspetto materiale, ma la sua storia unica.
In molti casi il valore di un oggetto proviene da chi l’ha posseduto o usato o
toccato, da quello che gli oggetti “hanno visto” e “possono testimoniare”.
Gli esseri umani sembrano pensare anche che gli oggetti posseggano la qualità di
contagiare magicamente e trasferire la propria essenza. Gloria Steinem una volta
raccontò che, prima di diventare famosa, una ragazza la vide toccare uno dei
Beatles e subito dopo chiese a lei (!) l’autografo, come se l’essenza del
cantante tanto amato potesse essersi trasferita su di lei in qualche modo.
Paul Rozin ha ipotizzato che il contagio magico degli oggetti possa
essere il frutto della nostra ancestrale paura dei germi, che sono invisibili,
ma anche facilmente trasmissibili e dalle conseguenze più che concrete.
Prima che i germi fossero concettualizzati come entità concrete, ma invisibili
ad occhio nudo, gli uomini avrebbero avuto l’intuizione profonda che “qualcosa”
potesse passare fra le persone , e fra le persone e le cose, senza essere vista.
Da questa primigenia teoria dei germi sarebbe derivata la credenza magica che
anche qualità morali e psicologiche potessero trasferirsi da una persona
all’altra e che gli oggetti fossero in grado di portare la loro storia con sé…
Fra le ricerche di Rozin c’è n’è una che ha dimostrato ad esempio che le persone
si rifiutano categoricamente di indossare abiti usati da un assassino o
semplicemente da qualcuno che ha perso una gamba in un incidente, benché
razionalmente non ci sia niente che renda quell’abito diverso da qualunque altro
abito usato.
Allo stesso modo moltissime persone non vogliono che il proprio letto
d’ospedale, appena lasciato, sia occupato da un malato di aids e un terzo dei
soggetti si sente disagio se un nemico entra in possesso della loro spazzola per
capelli usata (!)
Questi atteggiamenti si basano sull’assunto che non c’è separazione tra lo
spazio e il tempo: “la spazzola e io siamo stati in contatto, quindi ci siamo
fusi. A qualche livello mistico costituiscono un tutt’uno e agire su essa
significa agire su di me.”

La
credenza nel mondo giusto
Un’altra forma di pensiero magico riguarda la cosiddetta credenza nel mondo
giusto.
A chi non è mai capitato di gioire se un acerrimo nemico incappa in qualche
guaio? A chi non è capitato di pensare che se una persona ha subito
un’aggressione, in fondo in fondo se l'è cercata?
Siamo propensi a credere che, benché le cose possano essere oltre il nostro
controllo, esse accadono per un motivo, per una ragione ben precisa.
Nel caso del nostro nemico, crediamo che una sorta di karma vendicativo lo abbia
ripagato delle sue nefandezze; nel caso della vittima di un’aggressione tendiamo
inconsapevolmente a colpevolizzarla, raccontandoci un sacco di storie sulle cose
che “deve aver fatto” per trovarsi al posto sbagliato, nel momento sbagliato,
con la persona sbagliata.
Credere in un mondo giusto è un modo per difendersi dall’insopportabile pensiero
che il dolore e la sofferenza siano arbitrari, che le cose accadano
semplicemente per caso o che il male fatto agli altri resti semplicemente
impunito.
La fede in una giustizia cosmica comincia presto. Alcuni psicologi hanno
dimostrato che bambini dai 5 ai 7 anni sono propensi ad apprezzare e a
desiderare nel proprio gruppo un altro bambino che abbiano osservato mentre
trova per caso 5 dollari in mezzo alla strada rispetto ad un bambino osservato
mentre gioca a calcio sotto la pioggia.
Come se essere fortunato protagonista o incolpevole vittima di un evento del
tutto casuale e incontrollabile racconti comunque qualcosa della persona stessa,
qualcosa che la può rendere più o meno gradevole ai nostri occhi. Più magico di
così!
La forza vitale negli oggetti
Molto diffusa è un’altra forma di pensiero magico, quella costituita dalla
credenza che il mondo e gli oggetti abbiano una forza vitale, una
intenzionalità, una mente o un' anima. E’ la concezione alla base del cosiddetto
animismo.
Jesse Bering, psicologo cognitivo all' Università dell'Arkansas, ha formulato
l’ipotesi che esista una vera e propria predisposizione della nostra mente a
pensare in questo modo.
Secondo Bering questa predisposizione sarebbe basata sui meccanismi di inferenza
mentale “disegnati” per ragionare sulle menti degli altri.
Poiché siamo "programmati" per interagire con elementi intenzionali e senzienti
(i nostri simili) saremmo quasi "forzati", quando pensiamo per esempio ai morti,
ma anche alla natura o a Gaia (il nostro pianeta), ad attribuire ad essi
sensazioni, sentimenti, comportamenti, e tentativi di comunicazione.
Naturalmente anche quando pensiamo a Dio non riusciremmo, per questi motivi, a
concepirlo privo di quelle intenzionalità, emozioni e raziocinio che siamo
soliti rintracciare in noi stessi e negli altri esseri umani.
In qualche modo, secondo Bering, è il non credere animisticamente ad essere
controintuitivo e, in un certo senso, impossibile per la mente umana.

Il pensiero magico e la religione
La massima espressione del pensiero magico è ovviamente il paranormale e quindi la religione, dove raggiunge vette molto acute. Il credere che dietro agli eventi della vita quotidiana ci siano divinità o spiriti è la quintessenza del pensiero magico portato all'estremo.
In questo modo, si interpreta la realtà come qualcosa guidata da esseri soprannaturali: rispetto ad una interpretazione oggettiva della realtà, questa situazione viene preferita a livello psicologico per via di condizionamenti religiosi o culturali. In pratica, è come se fossero state compromesse le facoltà di giudizio.
Un'ulteriore espressione estrema del pensiero magico, correlata alla precedente, è il ritenere che la spiegazione di molte cose sia riconducibile all'azione delle divinità. Quindi si evitano spiegazioni scientifiche o razionali, spesso anche per ignoranza, e per comodità psicologica si sceglie il percorso molto più semplice del pensiero magico, scegliendo cioè la divinità come spiegazione di una cosa.
Questo modo di pensare era molto diffuso nei popoli del passato, in quanto la scienza era troppo primitiva per spiegare le cose. Tuttavia, tale pensiero magico oggi ancora resiste in alcune persone a causa di una diffusa ignoranza scientifica e pigrizia nel voler ricercare la spiegazione scientifica delle cose.
Non è un caso che si contrappone spesso la fede alla religione, d'altronde è assolutamente corretto dire che il famoso "avere fede" delle religioni significa proprio "avere fede nel pensiero magico".
Le religioni spogliate dal pensiero magico diventano null'altro che racconti filosofici, ma in tal veste sarebbero troppo poco appetibili per la massa.
Relazioni con la salute psicologica
Il pensiero magico, nella maggior parte dei casi, può essere considerato
naturale e isomorfico dei normali processi mentali.
Ma non è tutto. Se ad un estremità di un ipotetico continuum possiamo collocare
la preponderanza di pensiero magico nella schizofrenia, all’altra estremità,
essere totalmente privi di pensiero magico non è affatto sano.
Molti studi hanno trovato un’ associazione fra mancanza di ideazione magica e
anedonia, ossia l’incapacità di provare piacere.
L’illusione del controllo, la possibilità di trovare un significato nelle cose e
negli eventi, di dare un valore, anche mistico, alle proprie esperienze,
incoraggia le persone ad agire sul mondo, a vivere con più pienezza.
Un’accuratezza estrema e genuinamente razionale nel giudicare la propria
influenza sulle cose, il proprio “potere”, conduce a uno stato conosciuto come
“realismo depressivo”.
Le persone depresse clinicamente mostrano infatti in generale una ridotta
propensione a pensare magicamente e ad avere una percezione estremamente
"realistica" della loro possibilità di incidere sul mondo.
Si potrebbe affermare che la salute psicologica passa anche attraverso una serie
di distorsioni cognitive positive, di meccanismi di difesa che svolgono il ruolo
di una sorta di “occhiali con le lenti rosa”, con cui guardare a sé stessi, agli
altri e alle cose.
È quantomeno scontato che l'uso esagerato del pensiero magico provoca notevoli danni psicologici in quanto provocherà un proporzionale distacco dalla realtà quantomeno pericoloso per la salute mentale della persona.
Indubbiamente, la diffusione del pensiero irrazionale ed antiscientifico tramite mezzi come internet sta amplificando notevolmente l'uso del pensiero magico in molte persone.
Infatti, il pensiero
irrazionale ed antiscientifico si innestano facilmente su una predisposizione
umana al pensiero magico, che in realtà è una forma mentale che contraddistingue
il funzionamento cognitivo infantile. Questa forma di pensiero non abbandona mai
totalmente la mente umana, perciò tracce del pensiero magico infantile sono
facilmente rinvenibili anche nel pensiero adulto quotidiano.
È necessario comunque limitare l'uso del pensiero magico per far sì che possa
diventare pericoloso sostituendosi alle capacità di giudizio razionali: il passo
è più breve di quanto si creda.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico