Internet non è una fonte di informazioni affidabile

 

 

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità". (Umberto Eco)

 

Con la diffusione di internet è normale che in molti si rivolgano alla rete per ricercare informazioni: questo è un grandissimo errore perché internet non è una fonte di informazioni affidabili! Esistono dieci motivazioni importanti alla base di ciò:

 

1) Chiunque può pubblicare qualsiasi cosa su internet per qualsiasi scopo e renderlo credibile agli occhi di chi legge.

2) Non esiste alcun controllo su quello che viene pubblicato sulla rete e le falsità non sono rimosse anche se vengono scoperte.

3) Il web è pieno di bufale e di gente che diffonde informazioni false e che lotta strenuamente per diffonderle anche se vengono continuamente sbugiardate.

4) Internet è il luogo ideale dove molte persone cercano di attirare altra gebte allo scopo di guadagnare soldi e soprattutto notorietà.

5) La rete è anche il luogo dove tantissime persone diffondono falsità pur di illudere se stessi nel sentirsi utili o speciali.

6) Il web è anche il luogo dove la gente dà sfogo ai propri pregiudizi ed alle proprie paranoie.

7) Sono rari i siti internet che combattono la diffusione delle falsità ed il rapporto tra la diffusione di uno sbugiardamento e di una bufala è di uno a cento.

8) Informazioni fantasiose e sensazionalistiche attirano molto più facilmente le persone rispetto a quelle serie e l'offerta della rete si basa su questo.

9) La quasi totalità della gente non va a controllare le informazioni che legge e tende a ripubblicare le informazioni che la colpisce ovviamente senza alcun controllo.

10) La maggioranza delle persone non ha le capacità per riconoscere le bufale perché è profondamente ignorante in materie scientifiche e storiche.

 

La situazione è disastrosa: la gente ha la convinzione che internet sia una fonte di informazioni attendibili e casca inesorabilmente in bufale di ogni tipo, anche perché chi le inventa conosce conosce bene i trucchi sia psicologici che di forma per rendere credibile una bufala agli occhi delle persone.

L'attendibilità di internet non è però messa in discussione dalla maggior parte della gente, tanto è vero che è diventata quasi un dogma impossibile da scardinare, al punto che la diffusione delle bufale su internet miete vittime anche tra i giornalisti e tra i cosiddetti professionisti del settore, cioè tra chi ha una preparazione certificata in materia.

Infatti, non poche volte le bufale dal web hanno migrato sui media tradizionali, con conseguenze disastrose perché le persone danno ancora più credibilità a quotidiani o a trasmissioni televisive rispetto ad internet.

Riuscire a riconoscere i falsi su internet non è semplice per l'individuo medio, basti pensare che, oltre a quanto già detto, spesso i falsi vengono presentati in modo molto elaborato o comunque con un aspetto apparentemente professionale in modo da indurre ad abbassare le difese e farsi sopraffare dalla bufala.

La pigrizia della gente gioca un ruolo fondamentale in tutto ciò, in quanto già non si vuole perdere tempo a verificare la notizia, figuriamoci a studiare la materia per poter acquisire le conoscenze necessarie alla valutazione dell'attendibilità di certe affermazioni.

A corollario di tutto ciò, ci sono sconcertanti comportamenti degli stessi utenti internet, come ad esempio il fatto che esiste sempre un discreto numero di loro disposte a credere ciecamente a qualsiasi cosa che leggono su internet e, ritenendo vera la bufala letta, queste persone iniziano perfino a pubblicizzarla ovunque pensando di fare qualcosa di buono.

Insomma, alla base di tutto c'è sempre il problema che la gente cerca informazioni su internet ritenendola erroneamente una fonte attendibile.

 

In tutto questo, bisogna anche considerare che già in riferimento a tutti i mezzi dei mass-media, molte persone tendono a considerare vera, reale, ogni notizia che viene data, anche se è la prima volta che ne vengono a conoscenza e quindi anche senza averla ancora verificata, anche se la notizia non viene approfondita, e quindi basandosi solo su quelle poche frasi riportate, di solito la prima impressione che molti hanno è che ciò che viene riportato sia vero, l’equazione che abbiamo è: notizia ascoltata = notizia vera
In pratica molti di noi ascoltando una notizia “credono” alla veridicità di quella notizia anche se non ne conoscono bene la provenienza, anche senza controllarla prima e verificarla poi tramite altre fonti. In pratica è come se il mezzo che trasmette la notizia rappresentasse l’occhio reale della vita, come se fosse lo sguardo verace sul mondo, ma non è così, è solo un’illusione.

 

 


 

 

Il discorso sulle fonti attendibili

 

Internet non è una fonte di informazioni attendibile perché non c'è alcun controllo autorevole su quello che viene pubblicato su di esso, contrariamente a quello che accade in altri mezzi di informazione. Ad esempio, sui quotidiani e nei telegiornali le informazioni vengono date da professionisti e subiscono dei controlli sull'attendibilità dell'informazione date che tendono ad aumentare drasticamente l'attendibilità dell'informazione proposta, sebbene questa regola non valga per quotidiani o telegiornali vicini a determinate ideologie politiche che finisco per condizionare molte notizie.

Un altro esempio di controllo avviene per il mondo scientifico, dove le informazioni scientifiche vengono pubblicate su riviste specializzate solo dopo un buon controllo di attendibilità, che diventa estremamente severo per quanto riguarda l'ufficializzazione definitiva delle informazioni da parte della comunità scientifica: infatti, nel mondo della scienza ufficiale, le affermazioni vanno sempre dimostrate.

Scienziati e giornalisti operano in campi dove c'è una grandissima competizione e dove essenzialmente vince chi riesce ad arrivare per primo ad una informazione nuova, pertanto se una cosa è vera allora sarà trattata anche da loro.

Può essere un buon indicatore di attendibilità il fatto che una notizia sia stata citata da fonti scientifiche autorevoli, da quotidiani o da telegiornali, fermo restando che ci sono stati casi di bufale anche in questi ambiti.

Ovviamente questo significa che se una informazione non viene citata da fonti scientifiche autorevoli, da quotidiani e da telegiornali, allora c'è l'alta probabilità che si tratti di una bufala, senza contare che scienziati, quotidiani e telegiornali sono sempre a caccia di informazioni sensazionalistiche veritiere.

Affermazioni del tipo "il mondo scientifico e dell'informazione ufficiale tacciono su certe informazione perché sono stati zittiti" sono tipici trucchi da ciarlatano per giustificare agli occhi dei più creduloni il fatto che nessuno prende sul serio le loro bugie.

C'è da aggiungere che l'aver pubblicato qualcosa in un libro non è garanzia di attendibilità, in quanto la pubblicazione dei libri non è soggetta ad alcun controllo e dipende dalla probabilità che l'editore ha dato al libro di vendere o dall'avere contribuito ad autofinanziare il proprio libro.

 

Il discorso sulle fonti attendibili non è tuttavia così semplice, infatti ci sono da considerare tantissime varianti come il fatto che, dimostrazioni verificate a parte, un esperto mondiale in una materia X non può essere considerato attendibile per le informazioni che dà nella materia Y.

Per chiarire meglio questo discorso, si ritiene utile riassumere qui di seguito il protocollo di Wikipedia sulle fonti attendibili.

 

Le fonti attendibili sono quelle di autori o pubblicazioni considerate come affidabili o autorevoli in relazione al soggetto in esame: questa precisazione è particolarmente importante, poiché una fonte (un sito, un libro, ecc.) non va considerata attendibile in sé, ma in relazione a ciò per cui viene usata. Così ad esempio il sito di un partito sarà (salvo casi particolari) fonte attendibile per lo statuto di quel partito, ma non per gli eventuali problemi giudiziari dei suoi membri.
Le pubblicazioni attendibili sono quelle con una struttura definita che consente il controllo delle informazioni e le revisioni editoriali. L'attendibilità di una fonte dipende poi dal contesto: un matematico ben conosciuto non è una fonte attendibile per ciò che concerne la biologia. In generale, una informazione dovrebbe utilizzare fonti il più possibile attendibili, pubblicate ed appropriate per tentare di coprire la maggior parte dei punti di vista pubblicati (includendo le minoranze significative)..
Una informazione di una fonte non può essere considerata ed utilizzata come fonte attendibile per un'altra informazione della stessa fonte: ciò allo scopo di evitare autoreferenzialità (la fonte X che cita come fonte X), proliferazione di errori e facili abusi.
Le tesi universitarie, ormai facilmente reperibili in rete, non sono accettabili come fonti autorevoli, non essendo equiparabili a pubblicazioni; tuttavia la loro consultazione può essere utile per trovare indicazioni bibliografiche da consultare ed utilizzare.
 

Dato che le fonti disponibili ed utilizzabili sono molteplici, dai libri ai siti Internet, dagli articoli di giornale alle pubblicazioni scientifiche di istituti internazionali o riviste tematiche prestigiose etc., è buona norma cercare sempre di utilizzare la fonte più autorevole a disposizione in merito ad un dato argomento. Ad esempio:

- quando un giornale pubblica un articolo in merito ai risultati di uno studio scientifico condotto da uno o più ricercatori, è preferibile utilizzare come fonte la pubblicazione originale degli autori (fonte primaria), piuttosto che l'articolo di giornale che lo cita (fonte secondaria);
- se su un dato argomento esistono sia libri sia siti Internet, è preferibile utilizzare le fonti cartacee (linkando, se disponibile, la loro versione digitale, ad esempio una scansione in formato .pdf), usando sempre cautela, soprattutto se i siti Internet sono dei siti amatoriali o dei fan-club; se il sito Internet è invece istituzionale (enti di ricerca, ministeri ecc.) la citazione ed un link sono opportuni perché consentono una più facile verificabilità;
- se esistono due pubblicazioni pressoché identiche su un dato argomento, è preferibile utilizzare quella fra le due che viene maggiormente citata negli studi successivi. Il che non impedisce di citarle entrambe nelle referenze;
- attenzione a non cadere nel "ipse dixit": l'autorità di una fonte non è necessariamente legata all'autorevolezza riconosciuta all'autore, ma alla validità riconosciuta alla tesi, preferibilmente in ambito scientifico o accademico.
 

Più in generale: libri pubblicati da case editrici prestigiose hanno la precedenza su libri auto-pubblicati dall'autore stesso; i siti Internet "ufficiali" hanno la precedenza sui siti Internet amatoriali; le testate giornalistiche di fama mondiale hanno la precedenza sulle testate giornalistiche locali; e così via. In caso di posizioni contrastanti su di un determinato soggetto, sostenute entrambe da fonti equipollenti è buona norma riportare tutte le posizioni.

Alcune spie lampeggianti dovrebbero allertare gli utenti e spingerli ad esaminare le fonti:

- affermazioni sorprendenti o importanti che non siano di comune conoscenza;
- notizie sorprendenti o importanti, relative ad eventi recenti, non supportate da mass media attendibili;
- affermazioni di personaggi controversi o dichiarazioni contrarie a interessi o tesi che prima avevano difeso;
- affermazioni non supportate o dichiarazioni in contraddizione con il punto di vista prevalente della comunità scientifica. Bisogna essere particolarmente attenti quando i proponenti dicono che c'è una teoria del complotto;
- affermazioni eccezionali dovrebbero essere supportate da fonti multiple di alta qualità e affidabilità, specialmente in ambito scientifico, medico, storico, politico, religioso e nelle biografie.

Fanzine, forum e blog non dovrebbero essere utilizzati come fonti per informazioni riguardanti una persona vivente. Materiale scritto o pubblicato dal soggetto stesso dovrebbe essere utilizzato solo se:
 

- non è contenzioso;
- non coinvolge dichiarazioni di terze parti;
- non coinvolge dichiarazioni su eventi non direttamente correlati al soggetto in questione;
- non c'è un ragionevole dubbio su chi lo abbia scritto;
- l'informazione non è basata principalmente su tali fonti.
 

Chi scrive dovrebbe evitare di riportare indiscrezioni. Domandati se la fonte è attendibile, se l'informazione è stata presentata come vera e se, anche nel caso sia vera, rilevante per una informazione riguardante il soggetto. Quando fonti non attendibili pubblicano materiale che si sospetta essere falso, spesso includono frasi evasive ("potrebbe...", "si dice che...", "secondo alcune critiche..." ecc.): facci caso. Se la pubblicazione originale non crede nella sua stessa storia, perché dovremmo farlo noi?

 

Come evidenziato qui, tante persone, sfiduciate e privi di alcuna considerazione per la stampa “ufficiale”, sono solite affidarsi alla stampa “alternativa”, che nella loro ottica (ingenua) dovrebbe compensare i difetti dei media d’alto rango diffondendo ciò che questi distorcerebbero (o peggio censurerebbero).
Ed ecco un fiorire di siti web che fanno a gara a chi la spara più grossa.
L’intento dichiarato è quello di dare spazio a quelle notizie che in altri luoghi verrebbero pesantemente filtrate, manipolate o omesse, probabilmente perché risulterebbero quindi scomode a qualcuno. La realtà dei fatti è che si tramutano in accumulatori di corbellerie.

Qual è il problema di fondo però di questo tipo di siti, che li scredita fino a renderli inaffidabili e poco credibili?

Chi riporta le notizie, non riporta semplicemente le notizie, cioè i fatti, ovvero dati e numeri, bensì riporta (magari anche inconsciamente) la propria opinione personale, fa divulgazione delle tesi proprie dell’ideologia sovrastante.
Essa si basa sul fatto che nell’Occidente è implicito ogni male, che su ogni notizia vi mentono (tranne loro, ovviamente), che esistono poteri nascosti che prendono le decisioni per tanti, che qualunque ente o associazione agisce contro il bene comune per tutelare il proprio interesse, eccetera.
Anche quando tali siti si limitano effettivamente a riportare i fatti nudi e crudi, lo fanno con un bias di fondo. Le fonti spesso sono dubbie, o addirittura non vengono neanche controllate. Spesso copiaincollano o condividono notizie senza verificarle, senza alcuna conoscenza di base o competenza minima in materia, selezionando ciò che fa comodo (anche se falso) e ignorando ciò che non lo è (anche se vero) qualora vada in accordo con le loro opinioni.
Il risultato è che anche quando passano notizie esatte e/o che è stato giusto pubblicare, sono accompagnate da un mare indecifrabile di altre notizie viziate dalle idee di chi le pubblica, raffazzonate ad arte, basate sul sentito dire, fuffa pura. Più adatte ad uno studio di sceneggiatori di serie televisive che ad una redazione giornalistica seria.

Non c’è da stupirsi che soprattutto i complottisti e le loro tesi ci sguazzino in siti del genere, anche accanto a notizie che sarebbe interessante invece diffondere.

In tutto ciò il web 2.0 ha una sua responsabilità. Perché se è vero che la rete permette la libera circolazione delle idee, di mettere in contatto tutti e di poter raggiungere informazioni molto più facilmente e velocemente, è anche vero che ciò vale anche per ogni palla uno si potrebbe immaginare e diffondere. La condivisione facile e immediata rimpiazza lo studio e l’approfondimento, l’aggregazione diventa mentalità di gregge, l’ideologia (e il pregiudizio) di pochi viene ripetuta a pappagallo di molti. Ma tutto ciò esisteva già: il pettegolezzo, il conformismo sociale, la demagogia, l’imbonimento delle masse. Non è quindi colpa di Internet se esistono questi problemi, essa semplicemente offre la possibilità di velocizzare e facilitare anche la cattiva informazione, è pertanto l’uso scorretto della rete da biasimare.

 

 

Come oggi sta morendo la scienza grazie agli opinionisti di internet

 

Tratto da http://www.controversomagazine.com/scienza/addio-alla-scienza-2/

 

Da che esiste qualcosa, esiste qualcuno che ne ha un’opinione: non appena l’essere umano imparò ad esprimersi, immediatamente nacquero le differenze tra le visioni di alcuni e le visioni di altri. Tali differenze furono d’aiuto, con ogni probabilità, a progredire: scambiarsi opinioni permetteva di ampliare le proprie conoscenze sui fatti e sugli eventi. Poi, molto prima che fossero inventati Internet ed i social network, qualcuno capì che anche la discussione poteva essere fonte di guadagno: l’opinionista, colui che di professione offre opinioni, diviene un’occupazione vera e propria. 

Politica, costume, sport, sostanzialmente ogni evento diventa terreno fertile per lanciare un’opinione e tentare di farsi riconoscere come “esperto”: l’estrema conseguenza è quello cui assistiamo oggi, quando eventi anche minimi che una volta sarebbero stati trascurati generano invece discussioni a mai finire, come topolini che partoriscono montagne. 

Qui è la Rete, con tutte le sue derivazioni, ad offrire un campo sterminato d’azione. Ma questo campo non avrebbe mai dovuto includere la scienza, visto che la scienza non è fatta di opinioni ed il nostro metodo scientifico, ormai maturo, sarebbe dovuto essere l’unica via per interpretare i dati e le analisi scientifiche. 

Ammettiamolo: non è andata così ed i due mondi, quello digitale e, di riflesso, quello reale, si sono popolati di opinionisti scientifici. Persone che sono convinte di poter disquisire di scienza come fosse moda, tifo (sportivo, non la malattia infettiva) o colore politico, tutte argomentazioni che, nel dibattito scientifico (esistente ma ben diverso dalle discussioni da opinionisti) semplicemente non esistono.

 

Tanto male al metodo scientifico ha quindi fatto la convinzione che anche la casalinga di Voghera fosse accreditata a parlare di vaccini o sperimentazione animale, solo perché tale gentile signora aveva letto un paio di pagine da siti di controinformazione e visto qualche video su Youtube. Signora mia, di parlarne ne ha tutto il diritto, di mettere in discussione le posizioni della comunità scientifica un po’ meno, e le spiego perché.

 

Perché le sue opinioni, per quanto siano basate su un suo “approfondimento personale” non sono supportate da un impianto teorico coerente e robusto, che di norma si sviluppa con anni di studio e pratica della materia. In assenza di questi lei, gentile signora, dovrebbe spiegarmi perché non va a farsi fare la permanente dal meccanico o non si fa riparare la macchina dalla parrucchiera, visto che si fida di chi della scienza ha la stessa comprensione che una sciampista ha di bielle e pistoni. 

E, se una volta lei sarebbe stata limitata al suo ambito familiare ed amicale come luogo dove sostenere le sue teorie, oggi può avere un’audience molto più ampia, fatta anche di persone come lei, che scelgono la via più semplice, più accattivante e che la rincuorano di essere dalla parte “giusta” contro fantomatiche “lobby di potere” che le negherebbero l’accesso alla “verità”. Gentile signora, glielo dico in amicizia: cazzate, enormi cazzate.

 

Lasciamo un momento la nostra casalinga di Voghera a riflettere sulle sue fonti e cerchiamo di capire perché non sono quelle corrette. Recenti studi (espressione ad effetto, ma concedetemi d’usarla: gli studi li trovate quiqui e qui) mostrano come sia difficile, una volta acquisita un’opinione, cambiarla pur dinanzi alle evidenze che la vogliono errata. 

Le ragioni sono diverse: la dissonanza cognitiva che ci infastidisce non poco (uno dei più alti e complessi esercizi dell’intelletto umano è ammettere un errore), la tendenza, figlia del timore della dissonanza, a selezionare le informazioni in base alle proprie pregresse convinzioni, impedendosi un approfondimento serio, l’incapacità di effettuare un’accurata analisi dei fatti (qualità riservata a pochi, eppure terra promessa dell’intelligenza collettiva agli albori della Rete), l’umano narcisismo che ci vuole migliori di quello che siamo, ed accettare di aver sbagliato non aiuta certo, almeno nel breve periodo. 

Probabilmente a lungo termine chi sa appoggiarsi e redimersi dai propri errori avrà un’immagine di sé più solida ed aderente alla realtà, tuttavia questo è un processo con una scadenza troppo in là per la pigrizia dell’uomo medio.

 

 

 

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