La bufala delle intercettazioni radio dei fratelli Judica-Cordiglia

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Lost cosmonauts, o phantom cosmonauts, i cosmonauti perduti, sarebbero le vittime di lanci effettuati prima e dopo il volo di Jurij Gagarin, ufficialmente il primo uomo ad andare nello spazio. Morti in missione, questi presunti predecessori e successori del recordman furono uccisi una seconda volta. I loro governanti avrebbero ordinato di nascondere ogni prova della loro esistenza, al fine di occultare i fallimenti della primitiva tecnologia sovietica.

 

A scanso di equivoci: non esistono cosmonauti perduti e Jurij Gagarin fu il primo uomo a volare nello spazio. I caduti in missione, che vi furono, ottennero pure i funerali di stato. E i funerali di stato, con il corteo nella Piazza Rossa, non sono il modo ideale per nascondere la morte di qualcuno. Altri partecipanti al programma spaziale morirono in incidenti di altro tipo. Valentin Bondarenko fu il primo a morire in addestramento. Grigorij Neljubov fu espulso dal programma Vostok e forse morì suicida. Il primo cosmonauta a morire in missione fu Vladimir Komarov, nel 1967.

Circolano anche alcuni nomi di astronauti morti, ma osservando con attenzione e raccogliendo qualche dato risulta che o non sono mai esistiti, oppure non erano cosmonauti, come ben spiegato qui.

 

Sui cosmonauti perduti è necessario ricordare la vicenda dei fratelli Judica-Cordiglia, che sostengono di aver ascoltato le comunicazioni fra le missioni spaziali secretate e quello che divenne il cosmodromo di Bajkonur, all'epoca Tjura-tam.

 

Achille e Giovanni Battista Judica-Cordiglia erano due radioamatori appassionati e pieni di inventiva. Con attrezzature in parte costruite da loro stessi i due seguivano gli sviluppi della corsa allo spazio e cercavano di intercettare i segnali dei satelliti e le comunicazioni tra gli equipaggi delle prime capsule e i relativi centri di controllo. Iniziarono a casa propria, a Torino. Poi si spostarono in uno spazio più ampio, un bunker abbandonato che ribattezzarono Torre Bert, nome con il quale è ancora conosciuto.

 

Tra il 1960 e il 1964 intercettarono nove stralci di comunicazioni che attribuirono - e attribuiscono ancora oggi - a lanci spaziali con personale umano mai divulgati. L'interpretazione che essi ne diedero è che si trattava di cosmonauti morti durante l'orbita o al rientro: missioni taciute dalle autorità sovietiche.
 

All'epoca le affermazioni dei fratelli Judica-Cordiglia fecero molto scalpore. In pratica finirono per lavorare circondati dai cronisti della stampa. Le loro erano rivelazioni invero clamorose: il programma spaziale sovietico, che stupiva il mondo con i suoi successi, era solo la punta di un iceberg. Un iceberg costituito da lanci disastrosi che costavano la vita ai loro piloti. Erano anche rivelazioni suggestive e fornivano carburante alla diceria, già diffusa dalla stampa anni prima, che i sovietici nascondessero i loro fallimenti - come i presunti lanci suborbitali fra il '57 e il '59.
 

In ogni caso erano affermazioni che già all'epoca potevano essere considerate poco fondate, sebbene tanto diffuse dalla stampa. I dubbi sono aumentati nel tempo. Li riassumo nei cinque punti che seguono. Chi legge l'inglese può andare direttamente all'indagine di Sven Grahn: vi troverà molte osservazioni interessanti.

Un ultimo punto che non gioca a favore della plausibilità delle affermazioni dei fratelli Judica-Cordiglia è la questione Luna 4. In breve: in data 5 aprile 1963 i fratelli sostennero di aver intercettato il segnale della sonda sovietica Luna 4 e stamparono l'immagine del lato nascosto della Luna fotografato in quell'occasione. O meglio, che presumevano fotografato in quell'occasione. La sonda Luna 4 doveva depositare un lander sulla superficie della Luna, ma a causa di un errore di manovra non vi riuscì e si perse nello spazio. Tutte le fotocamere stavano nel lander, e servivano a scattare le foto dalla superficie. La sonda Luna 4 non aveva fotocamere. Non è facile ricevere delle foto che non sono state scattate.

Qui c'è la ricostruzione della vicenda: http://www.queryonline.it/2011/09/29/un-oopart-quasi-autentico/

La ricostruzione più plausibile della vicenda, è dunque che i fratelli Judica Cordiglia abbiano tentato di ricevere le foto dalla Luna, ma non vi riuscirono semplicemente perché Luna 4 non le trasmise. Per evitare una figuraccia di fronte a tutta la stampa nazionale, accorsa ad assistere, ripiegarono dunque distribuendo un disegno, ottenuto da qualche pubblicazione divulgativa, che riferiva della recente scoperta del Mare Orientale. Il dettaglio, praticamente invisibile da Terra, era così poco noto nel suo aspetto frontale che nessuno avrebbe notato la sostituzione.

 

 

Cronologia delle intercettazioni principali

 

Premessa: tratto da qui

 

La teoria dei cosmonauti perduti è stata alimentata anche da alcune intercettazioni radio captate sui cieli di Torino in date diverse da due radioamatori italiani, Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia.

 

28 novembre 1960

I fratelli Judica Cordiglia affermano di avere captato un "SOS a tutto il mondo" in segnali Morse, proveniente da un punto fisso del cielo, che diventava sempre più debole come se si allontanasse dal punto di ricezione; essi concludono che debba trattarsi di una navicella spaziale con un cosmonauta a bordo. I critici sostengono che la provenienza del segnale da un punto fisso del cielo non è compatibile con la percorrenza di un'orbita e pertanto si dovrebbe spiegare con un allontanamento della navicella dalla Terra, ma ciò non è possibile, perché i sovietici all'epoca non avevano la possibilità di lanciare una navicella con uomini a bordo fuori dall'orbita terrestre, dato che il razzo vettore Proton non era ancora disponibile (fu collaudato nel 1965). Risulta invece che in quel periodo i sovietici lanciarono in orbita un satellite, lo Sputnik 6.

 

2 febbraio 1961

I fratelli Judica Cordiglia affermano di avere captato un battito cardiaco e un respiro affannoso provenienti dallo spazio, che interpretano come il rantolo di un cosmonauta morente. Due giorni dopo il segnale è captato indipendentemente da un altro radioamatore italiano, Mario Del Rosario. Alcuni critici, tra cui lo svedese Sven Grahn, ingegnere ed esperto di comunicazioni radio, sostengono che i dati fisiologici dei cosmonauti sovietici (tra cui il battito cardiaco) venivano trasformati in segnali elettrici a onda quadra, inviati a terra per via telemetrica e successivamente decodificati, pertanto non potevano essere sentiti direttamente, ma il suono doveva essere simile al fruscio di un fax o di un modem, con interruzioni ad intervalli regolari. I sovietici comunicarono ufficialmente di avere lanciato in quel periodo un satellite, lo Sputnik 7, ma poi fu rivelato che si trattava in realtà della prima sonda destinata all'esplorazione di Venere, che non riuscì a lasciare l'orbita terrestre per un guasto all'ultimo stadio del razzo vettore.

 

23 maggio 1961

I fratelli Judica Cordiglia affermano di avere captato dallo spazio la voce di alcuni cosmonauti tra cui una donna, a cui viene attribuito il nome di Ludmilla; quest'ultima afferma di sentire un calore crescente e di vedere una fiamma. Essi ritengono che la navicella sia bruciata durante la fase di rientro nell'atmosfera. Quest'intercettazione ha avuto diverse critiche. La presenza di più voci lascerebbe presumere un volo plurimo, ma le capsule sovietiche Vostok allora disponibili non potevano ospitare più di un cosmonauta; inoltre non è possibile che la voce della donna si riferisca alla fase di rientro nell'atmosfera, perché la ionizzazione delle particelle d'aria intorno alla capsula interrompe il contatto radio (black-out) per alcuni minuti. È stato anche rilevato che nel 1961 non c'erano ancora donne cosmonaute, che furono selezionate solo nel 1962.

Segnali radio sulla stessa frequenza vennero captati nello stesso periodo anche dall'Osservatorio di Bochum in Germania, ma il direttore dichiarò che a suo parere provenivano da trasmissioni terrestri. A conferma di questa ipotesi, va detto che nel maggio 1961 non risultano lanci spaziali sovietici e non è ipotizzabile un lancio "segreto" perché già dal novembre 1960 era operativo il sistema SPADATS (Space Detection and Tracking System) gestito dal NORAD per il tracciamento dei lanci spaziali.

 

15 maggio 1962

Vengono intercettate le voci di due uomini e di una donna impegnati in una disperata conversazione. Anche questo caso presupporrebbe una missione con più cosmonauti a bordo di una capsula, ma come si è detto le capsule multiposto Voskhod non erano all'epoca ancora disponibili (lo furono a partire dal 1964). Ufficialmente i sovietici lanciarono in quel periodo lo Sputnik 15.

 

 

Già nel 1963 sir Bernard Lovell, direttore del radiotelescopio britannico di Jodrell Bank (che era in grado di captare i segnali di satelliti e capsule spaziali) dichiarò categoricamente che "non ci sono ragioni per credere che vi siano stati voli spaziali umani tentati senza successo dall'URSS".

Dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica avvenuto nel 1991 gli archivi del programma spaziale sono stati aperti al pubblico e gli storici dell'astronautica hanno potuto conoscere tanti retroscena e fallimenti prima tenuti nascosti.

Tra tutta la massa di documenti ed informazioni emersa dagli archivi sovietici non è emersa alcuna prova che confermi l'esistenza di voli spaziali segreti in cui hanno perso la vita dei cosmonauti. Le ricostruzioni storiche del programma spaziale sovietico effettuate da esperti come il professor Asif Siddiqi e l'ex ingegnere della NASA James Oberg sulla base dei documenti oggi disponibili, escludono che tali missioni spaziali abbiano avuto luogo.

Per quanto riguarda le intercettazioni radio dei fratelli Judica Cordiglia, Sven Grahn ha ipotizzato che in alcuni casi avrebbero potuto essere trasmissioni terra-terra o trasmissioni da aerei in volo. Inoltre esperti di dinamica del volo orbitale hanno fatto notare che in alcuni casi i tempi di intercettazione non corrispondono ai tempi di transito sulla stazione di ascolto secondo i calcoli effettuati in base alla dinamica orbitale.

 

 

I fratelli Judica Cordiglia e il volo di Gagarin

 

Tratto da qui

 

Uno dei “cavalli di battaglia” degli Judica Cordiglia è la voce di Yurij Gagarin, che non mancano di far ascoltare con orgoglio a quasi ogni intervista. Stando al loro racconto, il giorno prima dello storico volo, l’11 aprile 1961, un giornalista della United Press International li aveva allertati: a Mosca girava voce di un lancio spaziale da lì a poco, per cui era opportuno mettersi all’ascolto. In Dossier Sputnik raccontano anche che qualche ora dopo l’ANSA li aveva avvisati che da Mosca mancavano alcuni cosmonauti, fatto di per sé non credibile, perché i nomi e le identità dei cosmonauti erano top-secret e nessun giornalista poteva saperli.

In ogni modo, i due ragazzi ascoltarono tutto il giorno e fino a notte tarda ma senza alcun successo. Poi, al mattino del 12 aprile, radio Mosca, con l’inconfondibile voce di Yurij Levitan, li buttò giù dal letto alle 8.04 (le 10.04 di Mosca): era l’annuncio shock del primo volo orbitale umano. Accesero gli apparati, si misero freneticamente all’ascolto e finalmente, dopo circa 10 minuti, captarono e registrarono la voce dell’eroe russo.

La loro impresa fece il giro del mondo, i loro nomi finirono su tutti i giornali italiani, vennero intervistati dalla radio nazionale e la notizia venne data anche dal telegiornale RAI.

 

Ma analizzando la vicenda si scopre che la registrazione era un falso, come ben spiegato qui: http://www.queryonline.it/2013/10/17/i-fratelli-judica-cordiglia-e-il-volo-di-gagarin/

 

I dati sarebbero assurdamente stati registrati quando la Vostok, in prossimità dell’Italia, era già in fase di atterraggio, dunque nel periodo di silenzio radio dovuto alla scia di ionizzazione che avvolge le capsule spaziali al rientro in atmosfera.

Se poi avessero tentato di captare qualcosa nei minuti precedenti, oggi sappiamo che in quei frangenti Gagarin era alle prese con la capsula che, per via di un guasto ai motori, roteava e sembrava impazzita, per cui è veramente improbabile che stesse parlando di come è bello il nostro pianeta visto dallo spazio, come sembra invece emergere dai racconti dei fratelli torinesi. La trascrizione delle registrazioni di bordo in effetti conferma che il pilota non disse nulla fin quasi all’atterraggio.

 

Già la prima intervista rilasciata dai Judica Cordiglia riporta fatti non solo inverosimili ma del tutto impossibili per chi conosce la materia, perché era del tutto impossibile ricevere una comunicazione in cui si sentissero entrambi gli interlocutori su un solo canale radio come invece affermavano loro e come ben specificato nell'articolo di cui sopra.

Tra l'altro, i due fratelli torinesi dichiarano di aver captato le comunicazioni bidirezionali anche tra Voskhod-2 e la Terra, ma anche in questo caso, e per le medesime ragioni, c’è da porsi seri dubbi sull’esattezza di quanto affermato.

 

In quello stesso 1961, gli Judica Cordiglia pubblicarono un libro in cui affermavano di aver sentito la voce di Gagarin in maniera intermittente, tra le 8.07 e le 9.07 ora italiana, che però non coincide con l’ora di volo ufficiale, che terminò alle 8.55. Inoltre la Fonit Cetra pubblicò, a poche settimane di distanza, un disco 33 giri dal titolo Voci dal Cosmo che raccoglieva alcune delle registrazioni spaziali più importanti della collezione Judica Cordiglia. Tra queste c’era anche la supposta voce di Gagarin, verosimilmente proprio quella raccontata nel libro. In quella registrazione si sente una sola voce maschile che parla russo, ma il timbro di voce non è affatto quello del cosmonauta.

L’intera trascrizione delle comunicazioni radio della missione Vostok-1, a partire da circa un’ora prima del lancio fino all’atterraggio, sono oggi disponibili ed è possibile verificare se quelle frasi siano mai state pronunciate da Gagarin o dai suoi interlocutori. Escludendo le parole più banali, che compaiono molte volte nella lingua parlata, nessuna delle altre risulta mai pronunciata dal cosmonauta sovietico, dunque è possibile dire con ottima sicurezza che neppure quella contenuta nel disco della Fonit Cetra sia la voce di Gagarin.

E poi, dal contesto delle frasi è abbastanza evidente che si tratti di una chiacchierata goliardica (e con abbondante uso di slang) tra due radioamatori con la passione per le bevute.

 

Nel corso degli anni la versione degli Judica Cordiglia cambiò una terza volta: la registrazione pubblicata nel 2007 nel sito del settimanale Focus e fatta ascoltare da Achille in una intervista per il sito Tecnocino è ancora differente. Questa volta è veramente la voce di Gagarin, nitida e molto ben distinguibile.

Quelle parole furono pronunciate da Gagarin poco dopo l’accensione del terzo stadio, mentre volava sopra le steppe del Kazakhstan tra le 7.12 e le 7.13 ora italiana, quasi un’ora prima che radio Mosca ne diffondesse la notizia. Inoltre, l’interruzione che è presente non è un semplice rumore di pochi secondi, bensì un taglio deliberato.

Quella non può essere la ricezione originale fatta dagli Judica Cordiglia, contrariamente a quanto loro sostengono: venne pronunciata un’ora prima del momento in cui accesero i registratori, e quando il lancio era appena avvenuto.

Tuttavia, è stato possibile rintracciare la fonte della registrazione. Infatti, qualche tempo dopo, l’Unione Sovietica distribuì in Occidente, a scopi propagandistici, un 45 giri dal titolo Yurij Gagarin v Kosmose (Yurij Gagarin nello spazio) in cui erano incisi alcuni brani pronunciati dal cosmonauta durante il suo volo nello spazio e uno di essi (compreso il medesimo taglio!) coincide con la registrazione degli Judica Cordiglia.

 

Dopo aver raccolto tutte le prove, l’unica ipotesi plausibile è che il 12 aprile 1961 i fratelli torinesi captarono qualcosa, una o più voci che parlavano russo, e si convinsero che una di queste fosse la voce di Gagarin. Contattarono dunque la stampa e vantarono l’impresa, che ottenne le prime pagine dei giornali italiani e l’attenzione del mondo intero. Quando, qualche tempo dopo, cominciarono a circolare le prime registrazioni ufficiali, si resero conto che nell’audio in loro possesso non era incisa la voce del cosmonauta, ma quella di qualche altro russo che in quelle ore parlava con un timbro diverso su una frequenza simile. Come se ne erano resi conto loro, ben presto anche qualcun altro avrebbe potuto rilevare l’errore e sbugiardarli, per cui preferirono spacciare per loro un brano tratto da una registrazione ufficiale sovietica, piuttosto che ammettere di essersi sbagliati.

 

 

 

 

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