I miracoli ed i prodigi nell'antica Roma

 

 

Tratto da qui: http://www.romanoimpero.com/2010/01/prodigi-e-miracoli-di-roma.html



PRODIGIA

A partire dal III sec.a.c. il Pontefice Massimo fece affiggere sulle mura della reggia la Tabula Pontificis che, come specifica Catone, conteneva i vari prodigi dell'anno. Nel 296 a.c. si ritiene, perchè la Lex Ogulnia riorganizzò il collegio dei pontefici e lo aprì alla plebe. In seguito, nel 130 a.c. la consuetudine cessò perchè fu lo stesso Pontefice a stilare e custodire gli Annali Massimi, più dettagliato e preciso.


JULIUS OBSEQUENS

E' un autore latino vissuto nel IV sec. d.C.; attingendo da varie fonti, in particolare da Tito Livio, creò un "Prodigiorum liber" (Libro dei prodigi) in cui narra molti fenomeni curiosi: alcuni di essi possono essere interpretati come avvistamenti di UFO o, più realisticamente, come eventi astronomici.

216 a.c.: "Delle cose simili a navi sono state viste nel cielo sopra l'Italia. Ad Arpi (presso Foggia) è stato visto uno scudo rotondo nel cielo".

99 a.c.: "Quando Caio Mario e Lucio Valerio erano consoli, a Tarquinia, cadde in vari luoghi una cosa simile ad una torcia accesa, e precipitò improvvisamente dal cielo. Verso il tramonto, un oggetto rotondo come un globo, o come uno scudo sferico o circolare, si fece strada nel cielo da ovest verso est".

90 a.c.: "Nel territorio di Spoleto un globo di fuoco color oro cadde sulla terra con movimento a spirale. Quindi, parve aumentare di grandezza, si alzò da terra e salì in cielo, dove oscurò il disco del sole con il suo splendore. Ruotava verso il quadrante orientale del cielo".


Prodigi

I Prodigia si dividevano in Ostentum e portentum, e monstrum e miraculum.

"Avendo Aulo Postumio il dittatore combattuto presso il lago Regillio contro Manlio comandante degli etruschi, dicono che anche Castore e Polluce, gemelli figli di Giove e Leda, siano stati visti combattero tra i soldati romani.Quando Furio Camillo il dittatore prese Veio, ordinò che la statua di Giunone Moneta fosse trasferita a Roma. Dicono che un soldati abbia chiesto per scherzo al simulacro se volesse vedere roma e che la statua abbia risposto: Voglio."

Fece scalpore la vestale accusata di non essere casta perchè la barca che portava la Dea Cibele sul Tevere si era bloccata. La sacerdotessa invocò allora la dea e legando le funi alla nave le tirò da sola fino al porto tra il tripudio generale. Ne parlò anche l'imperatore Giuliano nel suo Inno alla Madre degli Dei.

Tutto il regno di Numa Pompilio fu costellato di prodigi, come lo scudo sacro caduto dal cielo ai piedi di Numa (i famosi ancilia), o il prodigio di Tarquinio Prisco, o quello di Servio Tullio, di etrusca memoria. Secondo la tradizione fu Numa Pompilio ad istituire i vari sacerdozi ed a stabilire i riti e le cerimonie annuali. Nel calendario, fine VI secolo a.c. si distinsero i giorni fasti e nefasti con l'indicazione delle varie feste e cerimonie sacre, e perfino alberi e piante fauste e infauste.

Giulio Ossequiente, nel IV sec.d.c. raccontò di un bue che si mise a parlare nell’anno 460 a.c., una pioggia di sassi dal cielo, nell’antica Velletri nel 200 a.c., la nascita di un agnello con due teste e cinque zampe ad Ascoli nel 195 a.c., una orribile pioggia di sangue e carne marcia a Cere, nel 126 a.c., che insozzò i tetti e le strade della città, pioggia di pietre e cocci nel territorio tra Pomba e Pescara, nell’89 a.c., la nascita di un mulo con cinque zampe a Rieti, nel 128 a.c., una statua di Apollo che, nel 167 a.c., fu vista lacrimare, da centinaia di persone, nella città campana di Cuma.

Si narra che Giulio Cesare, incerto se traversare o meno il Rubicone, vedesse un uomo raggiante di sovrumana forza e bellezza, suonare la tromba di guerra avviandosi nel fiume, e Cesare lo seguì.


Portentum

Il portentum aveva un carattere di maggiore stupore e inspiegabiltà, come una pioggia rossa, o la apparizione di una divinità, o una statua che trasudasse, o la voce di un Dio.


Miracolum

Era un prodiglio meraviglioso, tipo una guarigione stupefacente o una statua che brilla improvvisamente di luce, o un'aquila che scende su un'immagine, o un fuoco che scende dal cielo, ma pure una statua che gronda acqua o sangue.

Ebbene si, al tempo dei Romani le statue trasudanti esistevano come ai giorni nostri, ed erano oggetto come oggi di grande venerazione.


Ecco i prodigi descritti da Virgilio per la morte di Cesare:

"Chi osa chiamare mendace il sole?  talvolta anche ci avverte che covano ciechi tumulti e perfidie, e in segreto fomentano guerre. Ed anche alla morte di Cesare pianse con Roma, coprendosi di oscure caligine il volto splendente, e il maledetto secolo temette la tenebra eterna. quei giorni anche la terra e la distesa del mare, cagne di malaugurio e uccellacci notturni davan presagi. Quante volte vedemmo nei campi dei Ciclopi dell'Etna dilagar dalle rotte fornaci, rovesciando globi di fuoco e liquide lave!
Le scolte in Germania udirono in cielo clangore d'arme e tremuoti insoliti scossero l'Alpi, Più volte anche fu udita nei taciti boschi una grande voce e furono visti strani, pallidi spettri nell'ombra della notte, e, inaudito, parlare gli animali. Si fermano i fiumi, si crepan le terre, mesti nei templi gemono gli avori, sudano i bronzi.."
Nel fregio del famoso Vaso di Portland c'è il prodigio del concepimento di Augusto, dove sua madre viene avverita del concepimento da un Dio che le appare sotto forma di serpente.
Nella colonna Traiana è rappresentato Iuppiter che lancia un fulmine sui Daci mentre combattono contro i Romani. Nella colonna Aureliana un fulmine colpisce una macchina bellica drizzata contro un campo romano, e nei testi si legge che questo prodigio fosse stato espressamente richiesto da Marco Aurelio. Nella colonna appaiono altri due miracoli, una pioggia provvidenziale che disseta i romani a corto di acqua, e una pioggia torrenziale che travolge i guerrieri della Moravia cui i Romani avevano mosso guerra.
Nella colonna innalzata ad Antonino Pio, dai suoi figli, nei cortili dei Musei Vaticani, sono raffigurati Antonino e Faustina sollevati in cielo da un genio alato e da due aquile.

 

 

 

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