I misteri meno conosciuti delle missioni lunari Apollo

 

 

Premessa: tratto integralmente da questo articolo di Attivissimo

 

La perfezione delle missioni lunari Apollo è soltanto un'impressione dettata dalla conoscenza superficiale degli eventi e dal fatto che l'importanza politica delle missioni spaziali, in termini d'immagine degli Stati Uniti, impose un velo di discrezione sugli errori, sugli aspetti meno dignitosi e sui fallimenti. Essendo in gioco il prestigio nazionale, non fu dato molto risalto ai problemi.
Ecco qualche esempio dei disastri mancati ed effettivi che colpirono le missioni del progetto Apollo, documentati sia dalle dichiarazioni dei protagonisti in libri e documentari, sia dai rapporti tecnici pubblicamente disponibili da anni ma spesso trascurati dai media e sconosciuti al grande pubblico.

 

 

Apollo 1
 

Durante le simulazioni prima del volo, si sviluppò un incendio in cabina mentre i tre astronauti White, Grissom e Chaffee erano dentro il veicolo, sulla rampa di lancio. Nell'atmosfera di ossigeno puro, intrappolati da un portello d'uscita la cui complicatissima apertura richiedeva cinque minuti e un kit di attrezzi, i tre uomini morirono in poche decine di secondi.

L'interno dell'abitacolo dell'Apollo 1 dove si trovavano Grissom, White e Chaffee, visto attraverso il portello aperto. Nella prima foto, il portello è a destra, visto di lato:
 

  

 

Il disastro portò alla totale riprogettazione della capsula con materiali ignifughi, con un'atmosfera meno pericolosa e con un portello apribile con una singola leva in pochi secondi. Il sacrificio di Grissom, White e Chaffee non fu dunque vano: permise di lanciare le missioni successive con un veicolo più sicuro e di evitare che una tragedia del genere si compisse nello spazio.
La NASA è tuttora piuttosto reticente nel divulgare informazioni e documentazione visiva sull'incidente, anche per rispetto verso i morti e i loro familiari, ma secondo una segnalazione per ora non confermata del forum di Bad Astronomy, il sistema di navigazione inerziale del veicolo Apollo (IMU) era sufficientemente sensibile da rilevare i movimenti degli astronauti in cabina e trasmetterli sotto forma di telemetria, e l'ultima registrazione di movimenti nella capsula dell'Apollo 1 sarebbe arrivata circa 18 secondi dopo il grido d'allarme "Fire in the cockpit!" delle tre vittime.
 


Apollo 7
 

Uno dei pannelli dello stadio S-IVB non si aprì correttamente: se fosse successo in una missione dotata di modulo lunare, sarebbe stato necessario annullare l'impresa. Per le missioni successive i pannelli vennero aperti ed espulsi con piccole cariche esplosive.
 


 

 

Si formarono pozze d'acqua in cabina, provenienti dagli impianti di raffreddamento.
Il cibo solido si sbriciolava, fluttuando per la cabina.

L'equipaggio fu colpito dalla stitichezza e si prese un raffreddore che bloccò le vie nasali. Questo è un problema grave in una missione spaziale, perché in assenza di peso il muco si accumula nelle vie nasali invece di defluire, e soffiarsi il naso causa forti dolori alle orecchie. Inoltre durante il rientro, con la testa incapsulata nel casco, gli astronauti non avrebbero potuto soffiarsi il naso e l'accumulo di pressione non compensata avrebbe potuto sfondare i loro timpani. Nonostante il parere contrario della NASA, gli astronauti eseguirono il rientro senza casco e non subirono danni. Fu una delle tante ribellioni poco pubblicizzate degli equipaggi, testimoniate da scambi tesi come questo:

<< SCHIRRA: Avete aggiunto due accensioni [dei motori] a questo piano di volo e avete aggiunto uno scarico delle urine, e abbiamo fra le mani un veicolo nuovo e posso dirvi a questo punto che la TV [l'accensione di una telecamera, richiesta dal Controllo Missione] verrà rinviata senza ulteriori discussioni fino a dopo il rendezvous.
...
SCHIRRA: Non abbiamo fuori l'attrezzatura, non abbiamo avuto la possibilità di seguire l'impostazione, non abbiamo ancora mangiato a questo punto. A questo punto io ho un raffreddore. Mi rifiuto di mandare a rotoli le nostre tabelle di marcia in questo modo. >>
Fonte: Apollo 7 Air-to-Ground Voice Transcriptions, NASA

In seguito all'insubordinazione e ai battibecchi frequenti fra il Controllo Missione e gli astronauti, nessuno dei tre (Schirra, Eisele e Cunningham) volò mai più nello spazio.


 

Apollo 8


La prima circumnavigazione umana della Luna fu disturbata dal vomito e dalla diarrea degli astronauti, in particolare Frank Borman. Il sigillante di alcuni finestrini ebbe delle perdite che offuscarono la visuale, guastando le osservazioni necessarie per la navigazione. Si formarono pozze d'acqua dentro la cabina.
 


Apollo 9



L'astronauta Rusty Schweickart vomitò ripetutamente durante la missione a causa della nausea da assenza di peso. Si guastarono un motore di manovra del modulo di comando e servizio e la luce di posizione del modulo lunare: due elementi importanti, visto che i due moduli dovevano separarsi di oltre 100 km in orbita intorno alla Terra e poi ricongiungersi. Ci riuscirono comunque, grazie all'abilità degli astronauti.
 


Apollo 10


Quando lo stadio di risalita (ascent stage) del modulo lunare si sganciò, a 15 km dalla superficie lunare, un'impostazione errata dei comandi lo fece girare su se stesso all'impazzata. L'equipaggio riprese il controllo solo due secondi prima che il modulo lunare si ritrovasse su una rotta irreversibile di caduta sulla Luna (Astronautix.com).
 


Apollo 11


Durante la discesa sulla Luna, il computer di atterraggio del modulo lunare si sovraccaricò ripetutamente a causa di una scelta errata da parte degli astronauti: lasciarono intenzionalmente acceso il radar di rendezvous invece di spegnerlo, senza sapere che il computer non era in grado di gestire simultaneamente i dati di questo radar e quelli del radar di allunaggio. Il Controllo Missione disse loro di procedere lo stesso (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 15-17).

Sempre durante la discesa verso il suolo lunare, il computer di bordo avrebbe portato il modulo lunare verso una distesa irta di massi e crateri, sulla quale il veicolo non avrebbe potuto posarsi: fu solo l'intervento manuale di Armstrong e Aldrin, che cambiarono luogo d'atterraggio, a salvare la missione.

Le comunicazioni radio in orbita lunare, dopo la separazione del modulo lunare dal modulo di comando, furono talmente disturbate e frammentarie che Armstrong e Aldrin non udirono il via all'allunaggio da parte del Controllo Missione. Per fortuna Michael Collins lo udì e lo riferì ai suoi compagni Armstrong e Aldrin nel modulo lunare (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 14-15).

Terminato l'allunaggio, uno dei serbatoi di carburante dello stadio di discesa del modulo lunare non sfiatò correttamente, rischiando di esplodere. Il Controllo Missione se ne accorse e chiese con discrezione agli astronauti di attivare manualmente lo sfiato (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 24).

Dopo l'escursione lunare, prima di decollare, gli astronauti si accorsero che la manopola di un interruttore di alimentazione dei circuiti del motore a razzo necessario per decollare (engine arm circuit breaker, il settimo da sinistra della seconda fila del Panel 16, indicato nella figura e nella foto qui sotto) era stata rotta, probabilmente dall'urto dello zaino della tuta di Aldrin, e non era più azionabile. Senza chiudere quell'interruttore, non potevano decollare. C'erano anche delle soluzioni alternative, ma gli astronauti improvvisarono usando un pennarello (felt-tipped pen, dice Aldrin) per chiudere l'interruttore rotto. Contrariamente a un mito molto diffuso, non fu usata una Space Pen della Fisher. Nelle missioni successive furono installate delle protezioni meccaniche contro gli urti accidentali (ALSJ, 112:56:28; ALSJ, 123:20:43; ALSJ; ALSJ; Popular Mechanics; Ehartwell.com).

 

Vista della cabina del modulo lunare. I due triangoli sono i finestrini. A destra il pannello contenente l'interruttore spaccato:
 

 
 

Al rientro dalla Luna, quando il modulo lunare si riagganciò al modulo di comando e servizio, 127 ore e 55 minuti dopo l'inizio della missione, l'allineamento leggermente errato dei due veicoli li fece iniziare a ruotare su loro stessi. I computer di bordo compensarono la rotazione, ma quello dei modulo lunare e quello del modulo di comando e servizio si contrastarono a vicenda, facendo girare ancora più all'impazzata su loro stessi i due veicoli agganciati. L'astronauta Collins descrisse la situazione dicendo che "scoppiò un inferno". Insieme ad Armstrong, isolò il computer del modulo lunare e corresse manualmente la rotazione caotica dei veicoli (BBC).

 

 

Apollo 12


Durante il decollo, il veicolo fu colpito due volte da fulmini, facendo impazzire gli strumenti di bordo che controllavano il lancio. Si decise di continuare lo stesso la missione riavviando gli strumenti, nonostante vi fosse il dubbio che alcuni sistemi fossero stati danneggiati.
Prima del decollo, una pompa d'ossigeno liquido smise di funzionare. Il veicolo partì usando la pompa di riserva (fonte: Astronautix.com).
Durante l'ammaraggio a fine missione, una cinepresa cadde dal proprio supporto e colpì Alan Bean alla tempia (per questo nelle foto della quarantena esibisce un vistoso cerotto). Se fosse caduta pochi centimetri più a sinistra avrebbe causato un trauma cranico potenzialmente fatale (DVD Apollo 12 Uncensored).
 


Apollo 13
 

Durante il viaggio verso la Luna esplose un serbatoio d'ossigeno, togliendo aria ed energia agli astronauti. Fu necessario usare il modulo lunare come scialuppa d'emergenza e rientrare precipitosamente a Terra senza allunare (dettagli presso Astronautix.com).

 

Apollo 14
 

Fallirono cinque tentativi di aggancio del modulo lunare durante il viaggio verso la Luna. Il sesto andò a buon fine, senza alcun motivo evidente. Nonostante quest'anomalia, si decise di proseguire la missione, che doveva far uso nuovamente dei sistemi di aggancio difettosi per recuperare gli astronauti dalla Luna (Astronautix.com).
 


Apollo 15
 

Uno dei tre paracadute usati per consentire l'ammaraggio al rientro sulla Terra non funzionò correttamente, causando un impatto violento con la superficie dell'oceano (Astronautix.com).
 

 

 

Apollo 16


Il motore principale del modulo di comando e servizio, necessario per tornare sulla Terra, segnalò un'avaria mentre il veicolo era in orbita intorno alla Luna. Fu quasi annullato l'allunaggio (Astronautix.com).
 


Apollo 17
 

Uno dei parafanghi del Rover, la jeep elettrica usata sulla Luna, si ruppe, inondando gli astronauti e la loro attrezzatura di polvere lunare pericolosamente abrasiva.
Oltre a graffiare le visiere e incastrarsi nelle guarnizioni e nei giunti delle tute, la polvere aderiva alle tute, rendendole scure e quindi facendo loro assorbire più calore dal Sole.
Senza quel parafango, il Rover sarebbe stato inutilizzabile e le escursioni della missione sarebbero state molto più ridotte.
 


L'astronauta lunare Gene Cernan riuscì a riparare il guasto (che lui stesso aveva causato impigliandosi nel parafango con un martello che teneva in una tasca della tuta) usando delle cartine plastificate e del nastro adesivo per tubi, portato sulla Luna proprio per eventualità di questo tipo (Nasa.gov).

 

 

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