Il negazionismo dell'olocausto ebraico

 

 

<< Il negazionismo non è un'opinione, è una falsificazione storica, una menzogna. >>

 

Premessa: tratto da qui

 

“Il negazionismo, sul piano dei concetti, non è propriamente un’ideologia compiuta [...]. Si tratta piuttosto di un atteggiamento mentale che si traduce in un modo di essere nei confronti del passato.

Al giorno d’oggi si presenta come il prodotto della stratificazione ed dell’interazione di tre elementi: il neofascismo, il radicalismo di alcuni piccoli gruppi della sinistra più estrema e il viscerale antisionismo militante delle frange islamiste. Su ognuno di questi aspetti, tra di loro spesso ibridati, interviene poi il sistema delle comunicazioni di massa, laddove la ricerca dello ‘scandalo’ purchessia diventa un invidiabile volano di pubblicizzazione di tesi e affermazioni sospese tra l’inverosimile, il bizzarro e il diffamante. [...]

Il negazionismo è un piccolo universo autoreferenziato, per alcuni aspetti quasi un genere letterario a sé, che non viene scalfito dalla ragione poiché ha una sua ragione, che riposa nella negazione.”

(“Il negazionismo. Storia di una menzogna“. Roma-Bari: Editori Laterza, 2013, p. IX):

Con il termine Olocausto si intende la persecuzione e lo stermino sistematici di circa sei milioni di Ebrei, cioè i due terzi degli Ebrei che vivevano in Europa, attuati con burocratica organizzazione dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. “Olocausto” è un termine di origine greca che significa “sacrificio tramite il fuoco”. I Nazisti, che raggiunsero il potere in Germania nel gennaio del 1933, erano convinti che il popolo tedesco fosse una “razza superiore” e che gli Ebrei, ritenuti invece “inferiori”, rappresentassero un entità estranea e un pericolo per l’omogeneità razziale della popolazione germanica.

Nel 1933, la popolazione ebraica in Europa era costituita da circa nove milioni di persone. La maggior parte viveva in quelle nazioni che, durante la Seconda Guerra Mondiale, sarebbero state occupate dalla Germania Nazista, o ne avrebbero, in diverse forme, subito l’influenza.

Prima che la guerra giungesse al termine, nell’aprile del 1945, due Ebrei su tre sarebbero morti per mano dei Tedeschi e dei loro fiancheggiatori, nell’ambito della cosiddetta “Soluzione Finale”, termine usato dai Nazisti per indicare l’assassinio degli Ebrei d'Europa (considerati dai Tedeschi la maggiore minaccia per la Germania).
 

Con il termine negazionismo si intende il tentativo condotto da pseudo storici e divulgatori di vario genere - che si autodefiniscono revisionisti - di negare che la Shoah abbia mai avuto luogo, ovvero il tentativo di dimostrare che, anche se degli ebrei sono morti nel corso del secondo conflitto mondiale, il loro numero sarebbe stato assolutamente inferiore a quello accertato dalla storiografia ufficiale.
Quest’ultima, viene definita dai negazionisti sterminazionista o olocaustica.

Il negazionismo si compone di tre elementi, nega che il regime hitleriano abbia pianificato di sterminare gli ebrei, nega l’utilizzo omicida delle camere a gas, e riduce il numero degli ebrei uccisi nei lager a basse proporzioni, spesso attribuendone la morte a malattie contratte nei campi o ad ‘eventi correlati alla guerra’.
Da ciò ne deriva che la Shoah è stata una gigantesca truffa ordita dagli ebrei/sionisti per legittimare l’esistenza dello stato di Israele e per estorcere denaro colpevolizzando le nazioni occidentali, Germania in primis .
 

La storiografia non ha mai riconosciuto nel negazionismo un interlocutore credibile, ed anzi lo vede come una forma di antiebraismo che recupera e rielabora paradigmi antisemiti di fine Ottocento inizi Novecento. I negazionisti presentano le loro tesi come ‘scientifiche’ e prive di finalità politico-ideologiche, così come facevano gli antisemiti di un secolo fa (Marr, Toussenel, Drumont) che declinavano le loro dottrine antisemite in chiave di scienze naturali .
La pubblicistica negazionista comincia a diffondersi nella seconda metà degli anni ’40 in Francia, ed il testo che origina questa corrente è Nuremberg ou la terre promise dell’intellettuale collaborazionista Maurice Bardèche.
Il negazionismo comincia però ad imporsi solo dalla prima metà degli anni ’60, il gestore dell’operazione internazionale è Johannes Von Leers/Umar Amin, braccio destro di Goebbels poi rifugiatosi nell’Egitto di Nasser, ed il ‘profeta’ è il francese Paul Rassinier, autore de Le Drame des Juifs européens, e considerato dai negazionisti il fondatore della corrente.
 

L’itinerario politico di Rassinier è emblematico della pensée negazionista.
Comunista negli anni ’30, deputato socialista nella seconda metà degli ‘anni 40, poi pacifista ‘integrale’, anarchico ed infine nelle fila dell’estrema destra.
Sempre francesi sono i primi divulgatori del negazionismo: Robert Faurisson, Francois Duprat, Roger Garaudy, e Serge Thion.
Nel giro di un trentennio il negazionismo s’è diffuso in tutto l’Occidente e, soprattutto, nel mondo arabo-islamico, dove spesso è inserito in un quadro istituzionale .
In Italia le tematiche negazioniste hanno cominciato ad emergere negli anni ’80 nei circuiti del radicalismo di destra ed in alcuni ambienti dell’estrema sinistra più impegnati nella polemica contro il ‘sionismo’.
I testi negazionisti sono sempre stati pubblicati da poche – ma molto attive - case editrici vicine alla destra radicale, al cattolicesimo integralista, o all’estrema sinistra, da un quotidiano e da alcuni periodici.
Sino a pochi anni fa però questa saggistica si trovava solo nelle librerie di settore, 3 o 4 in tutta Italia, mentre oggi è reperibile anche nelle librerie normali e , soprattutto, in quelle virtuali.
 

Il mezzo di comunicazione che ha determinato il successo delle tematiche negazioniste è stato il WorldWideWeb che, soprattutto dal 2004 con l’introduzione della tecnologia WEB 2.0 che ha trasformato gli utenti in creatori di contenuti, ha generato un ambiente dove l’antiebraismo (di cui il negazionismo è una componente centrale) è diventato accettabile. Lo sviluppo poi in tempi recenti di piattaforme sociali quali Facebook e Youtube ha fatto il resto.
Va sottolineato però che internet non ha inventato il negazionismo, ma lo ha in-formato e gli ha conferito struttura relazionale e sistema di comunicazione.
Attualmente sono circa 15 i web sites italiani di stampo negazionista (più che raddoppiati nel corso degli ultimi anni), va aggiunto però che quasi tutti i siti antiebraici (in Italia sono circa cinquanta) i hanno delle pages negazioniste.
Le tematiche negazioniste vengono però capillarmente diffuse anche da tutti i blog e forum di settore (ma non solo), e nei Social Networks.
Negli ultimi anni i negazionisti italiani - taluni di provenienza accademica - si sono fatti vieppiù attivi ed aggressivi, mentre da un lato si presentato come vittime delle trame una presunta Israel lobby, dall’altro denunciano e minacciano giornalisti, studiosi e centri culturali che si occupano di questo fenomeno.
Se nel passato lo slogan degli antisemiti era ‘Morte agli ebrei’, i negazionisti della Shoah hanno aggiunto ‘Gli ebrei non sono morti’…

 

Il dodecalogo del negazionista

 

Premessa: tratto da qui

 

Chi pensa che i negazionisti rappresentino una minoranza esigua, destinata ad estinguersi, o a restare emarginata, si sbaglia. Sono destinati ad aumentare, soprattutto fra i più giovani. Cattivi maestri, travestiti da ricercatori di verità storiche, seminano nel campo dell’approssimazione, dell’ignoranza, del qualunquismo. In molti Paesi esiste una legislazione penale – peraltro molto discussa – contro chi nega pubblicamente la Shoah, che ha già creato precedenti giuridici con alcune sentenze eclatanti. Ma nell’era del web il messaggio negazionista circola per mille rivoli , riaffiora nella musica rock, in circoli pseudoculturali, o nelle manifestazioni di disagio sociale. Le difese non sempre sono efficaci, perché il negazionismo è subdolo e sa mimetizzarsi. La prima difesa è sapere esattamente chi sono, cosa dicono, come lo dicono, e perché lo dicono.

DODECALOGO DEL NEGAZIONISTA (se li conosci, li eviti) :

1. Revisionismo e negazionismo sono due cose completamente diverse. Il revisionismo discute sull’interpretazione dei fatti, il negazionista reintepreta la Storia occultando i fatti. Il negazionista si proclama quasi sempre revisionista. Il revisionista, se è in buona fede, quasi mai è negazionista.

2. Il negazionista ama proclamarsi non-antisemita. Non darà mai pubblicamente seguito alle teorie razziali del Terzo Reich. Di solito si definisce anti-sionista, e in base a questo dà per scontato che esistesse, in Europa, un problema causato dal sionismo internazionale, alleato del marxismo per effetto di una cultura materialista di matrice ebraica; problema che però – a suo dire – non doveva essere risolto con lo sterminio.

3. Il punto di partenza del negazionista è il Processo di Norimberga. Per lui il processo , costruendo artificialmente la categoria giuridica dei “crimini contro l’umanità, era basato sulla “giustizia dei vincitori” , tesa a cancellare la realtà storica.

4. Per il negazionista, il vero obiettivo della “giustizia dei vincitori” era creare un un debito morale nei confronti degli ebrei, volto a consentire la creazione dello Stato di Israele, in parte finanziato dai debiti di guerra che la Germania fu obbligata a pagare per molti anni al governo di Tel Aviv.

5. Per il negazionista, tutte le accuse formulate a Norimberga riguardo alla politica di sterminio furono costruite a tavolino con immagini scioccanti, testimonianze di sopravvissuti, confessioni estorte, cifre e documenti che la difesa dei criminali nazisti non era in condizione di confutare. Ciò secondo un piano di disinformazione che gli Alleati avevano già maturato prima della fine della guerra.

6. Per il negazionista, non esistono prove del fatto che in luoghi come Auschwitz-Birkenau avvenisse lo sterminio sistematico degli ebrei. Ne consegue che la cifra finale di 6 milioni costituisce un falso storico dalle proporzioni enormi. Non si nega che molti ebrei morirono, ma in misura venti volte inferiore. Vittime della guerra e del lavoro forzato, non di un’organizzazione pianificata dell’eccidio.

7. Per i negazionisti, esistono invece numerose prove scientifiche e logiche che gli impianti dei lager non avrebbero mai potuto, a loro avviso, consentire l’utilizzo delle “camere di disinfestazione” per usi diversi da quello dichiarato; mentre i forni crematori avevano uno scopo “igienico” per l’alta mortalità nei campi a causa delle malattie e delle ristrettezze inevitabili in tempo di guerra; e comunque non erano idonei alla cremazione di quantità di cadaveri come quelle imputate ai nazisti. Altri sostengono addirittura che i forni crematori che tuttora si vedono furono fabbricati appositamente dagli Alleati alla fine della guerra.

8. Il negazionista è minuzioso nella cura dei particolari, ed ha spesso l’abilità di separarli dal contesto e di collegarli fra loro in base a ciò che intende dimostrare. Il negazionista sa tutto sulle tracce che lo zyklonB può lasciare in un ambiente chiuso. Sul numero di morti che in un giorno possono essere causati dall’intossicazione da gas in ambienti di determinate dimensioni. Molti siti negazionisti producono migliaia di pagine di atti dei processi contro criminali nazisti, in primis Norimberga, insieme ad analisi dettagliate nelle quali intendono dimostrare come le testimonianze fossero contraddittorie o manipolate, arrivando perfino a sottolineare gli errori di traduzione, le sviste nella trascrizione dei nomi, o nell’identificazione di alcune persone.

9. Con la stessa metodologia “asettica”, i negazionisti sostengono che non ci sono prove storiche sull’esistenza di ordini di Hitler volti ad autorizzare una politica di sterminio. Mentre ne esisterebbero sull’ipotesi di una loro deportazione massiccia nell’Est europeo, o in altri luoghi – Palestina esclusa – e addirittura di proposte fatte agli Alleati, per canali diplomatici indiretti, perché si facessero carico della diaspora, accogliendo gli ebrei come profughi. La deportazione di massa, e non lo sterminio, sarebbe stato l’unico oggetto della famosa conferenza di Wansee, gennaio ’42, che per alcuni storici rappresentò l’inizio della “soluzione finale”.

10. Il negazionista ama sostenere che i veri crimini di guerra della Seconda Guerra Mondiale furono commessi dai sovietici e dagli Alleati. Citano Hiroshima, il bombardamento di Dresda, la morte per fame di centinaia di migliaia di soldati tedeschi caduti prigionieri dei russi. Citano in continuazione l’episodio delle Fosse di Katyn (l’eccidio di ufficiali polacchi avvenuto ad opera dell’Armata Rossa) che a Norimberga fu aggiunto ai capi di accusa a carico dei nazisti. Non negano la spietatezza mostrata da Wehrmacht ed SS nelle zone da loro occupate, ma la sublimano nel quadro di una immane e mortale lotta fra civiltà, che richiedeva mezzi straordinari, praticati da tutte le parti in conflitto.

11. Secondo i negazionisti, USA e URSS hanno avuto eguali responsabilità , nell’immediato dopoguerra, nell’alimentare la percezione dell’Olocausto nei termini in cui sarebbe stato imposto alla pubblica opinione. Ciò per ragioni ideologiche (URSS) o per scopi di egemonia economica e militare (USA), come l’appoggio fornito ad Israele dagli americani starebbe a dimostrare. Il complotto giudaico-massonico- plutocratico che Hitler e Mussolini denunciavano negli anni ’30, non solo era reale, ma sarebbe tuttora operante.

12. Il negazionista spesso si accontenta non di convincere, ma di insinuare il dubbio. Facendo leva sul fascino dell’antistoria, o della “Storia segreta”, sul gusto del complotto, su tendenze individuali ad essere “anticonformisti” e refrattari ad accettare verità standardizzate, fanno passare subdolamente l’idea che su quanto accadde sessant’anni fa sono state raccontate, per decenni, menzogne, o almeno verità parziali, o manipolate. In tal modo “depurano” l’esperienza storica del nazismo e del fascismo dall’aspetto più orribile che la caratterizzava. Facile intuire che il passo successivo sia l’inizio di una riabilitazione di quelle esperienze.

A tutto questo aggiungo solo una cosa: i “negazionisti” semplicemente IGNORANO l’esistenza di tutti coloro che sono sopravvissuti proprio a ciò che non sarebbe mai esistito.

 

 


 

 

Considerazioni sul negazionismo

 

Nonostante esistano decine di migliaia di prove sull'olocausto, cioè lo sterminio nazista degli ebrei, ci sono delle persone che per scopi personali fanno di tutto per negarlo e si prodigano molto a diffondere le loro teorie propagandistiche in materia con materiale appositamente costruito.

Tra l'altro, c'è un fiorire su internet di documenti antisemiti pieni di fesserie costruite ad arte con lo scopo di indurre il lettore a credere che non esistono prove sull'olocausto e che si è trattata tutta di una bufala, il tutto presentato in modo apparentemente serio per ingannare il lettore di turno, come ad esempio il famigerato "66 domande e risposte sull'olocausto", uno dei tanti pericolosi documenti-bufala negazionisti di cui è piena la rete e che continua ad essere ossessivamente tradotto e diffuso.

È incredibile come esistano persone che vogliono ignorare le migliaia di testimonianze dirette che confermano l'olocausto, le tante agghiaccianti foto che lo documentano, e soprattutto il fatto che proprio in coincidenza dell'olocausto sono svaniti nel nulla milioni di ebrei in Europa: che fine hanno fatto, li hanno portati via i marziani? Sono stati risucchiati da un buco nero solo loro? Nei bombardamenti morivano solo gli ebrei?

 

Come ricordato qui, dal punto di vista ebraico, la Shoà va collocata in una lunga serie di stragi e di persecuzioni che hanno investito il mondo ebraico nella sua storia: da quelle ricordate nella Bibbia dell'Egitto e della Persia, alle stragi romane, alle persecuzioni e cacciate cristiane e musulmane in Spagna e in Polonia, nelle comunità renane e in Marocco, per opere dell'Inquisizione e degli integralisti islamici, dei Tartari e dei crociati. La differenza è quantitativa – la distruzione di quasi metà del popolo ebraico -, ma anche qualitativa – la decisione della "soluzione finale del problema ebraico", cioè il tentativo di distruggere completamente gli ebrei, senza consentir loro la via d'uscita della conversione e dell'assimilazione, che era rimasta aperta nella maggior parte degli altri casi. La differenza sta anche nella risposta ebraica, che non è stata il puro e semplice tentativo di sopravvivere, di nascondersi, di evadere dalla minaccia, ma la scelta di resistere.

 

Lo scopo e l'utilità di negare l'olocausto nazista è spiegabile con una poche parole: antisemitismo e riabilitazione del nazismo. Per quelli che odiano gli ebrei è necessario distruggere quell'aurea di rispetto su questo popolo che si è creata dopo che milioni di loro sono stati ingiustamente torturati ed ammazzati, e per fini politici di estrema destra si cerca di riabilitare il nazismo negando gli orrori che questo ha realizzato.
Tra l'altro, la ricerca del “nemico”, tipica dell’estrema destra, si concentra di volta in volta su quello considerato “più pericoloso”, al quale “viene conferito lo status di ‘capro espiatorio’, in questo caso gli ebrei.
È molto interessante leggere la storia del negazionismo italiano su questo sito esterno:
Gli inizi – I negazionisti nazisti e neonazisti: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz1.htm

Il “caso Faurisson” e la nascita del negazionismo marxista: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz2.htm

I negazionisti tecnici in Italia, il caso di Carlo Mattogno: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz3.htm

I negazionisti geopolitici: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz4.htm

I negazionisti religiosi: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz5.htm

Le costanti nel negazionismo: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz6.htm

Il futuro del negazionismo: http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz7.htm

Infine, è utile ricordare che l'antisemitismo è estremamente diffuso negli ambienti complottistici, e quindi è facile che il negazionismo si diffonda anche da questi ambienti.

Il negazionismo, oltre ad essere una cosa ripugnante sotto tutti gli aspetti, è un pericolo per la memoria storica di quanto accaduto, soprattutto in una società che di fatto sta cercando di dimenticare tutto quello che riguarda l'olocausto, visto il calo di interesse sulla materia.

 

Concludo con una presentazione Powerpoint sull'olocausto che consiglio a tutti di vedere e di diffondere: CLICCA QUI

 

 

Segue pagina 2


 

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