Le pietre di Ica

 

 

Premessa: tratto principalmente da qui

 

Il mito racconta che queste pietre, provenienti da Ica, in Perù, potrebbero essere "raffigurazioni che non dovrebbero esistere", perché sarebbero state scolpite "alcune migliaia di anni fa ed in maniera praticamente perfetta" e mostrano "scene di caccia con uomini e dinosauri insieme... incisioni di mappe geografiche, costellazioni, strumenti ottici, trapianti di organi e macchine volanti".

Di questa storiella si sono già occupate fonti serie come lo Skeptical Dictionary e la BBC in ben due documentari, nel 1977 e nel 1996, che hanno chiarito come stanno le cose. Si tratta di falsi, realizzati da artigiani del posto per venderli ai polli. Se fossero autentici e quindi antichi di millenni, le incisioni non avrebbero spigoli netti, perché sarebbero stati smussati dall'erosione naturale. Spigoli netti, come se fossero stati incisi l'altro ieri. Appunto.

Il pollo, nello specifico, è un medico, Javier Cabrera Darquea (nell'immagine qui accanto), che negli anni Sessanta ricevette in regalo una pietra sulla quale era inciso un pesce che, a suo avviso, apparteneva a una specie estinta. Cabrera andò alla ricerca di altre pietre simili e gli abitanti del posto furono sorprendentemente più che lieti di "fornirgliele" dietro compenso, raffiguranti uomini insieme a dinosauri e tutte le altre sciccherie tecnologiche anacronistiche dei disegni.

Cabrera, a quanto pare, non si chiese come mai una civiltà così tecnologicamente avanzata da fabbricare telescopi e macchine volanti e realizzare trapianti non avesse lasciato alcuna traccia di sé a parte qualche sasso. Diamine, troviamo le pietre di selce degli uomini primitivi, e invece di questa civiltà evolutissima non troviamo una valvola, uno spinterogeno, un cuscinetto a sfere, le rovine di un ospedale o di un palazzo?

Il medico peruviano, evidentemente, non si chiese neppure se per caso il suo interesse per le pietre incise avesse spinto qualche artigiano intraprendente a realizzare l'equivalente locale della proverbiale fabbrica di mobili antichi. Fatto sta che la sua collezione ha superato i 15.000 esemplari, tanto da permettergli di aprire un museo a Ica.

Le pietre di Ica, fatte di andesite, non possono essere datate usando la datazione al radiocarbonio, che si applica soltanto alla materia organica. Le pietre si datano di solito guardando gli strati in cui sono sepolte, ma nessuno sa da dove provengano esattamente. In ogni caso, qualsiasi datazione di questo genere indicherebbe l'età del sasso, ma non direbbe nulla sull'epoca in cui sono state realizzate le incisioni.

La datazione delle incisioni è possibile osservando, appunto, l'erosione: se non c'è, vuol dire che sono recentissime. E infatti hanno bordi netti. Cosa ancora più importante, il ricercatore spagnolo Vicente Paris, di Fraudesparanormales.com, scoprì, con un esame approfondito, che le incisioni contenevano tracce di moderna carta vetrata (il suo articolo è archiviato su Archive.org).

Ci sono poi altre considerazioni di ordine puramente logico. Oltre a chiederci come mai una società tecnologica non ha lasciato alcuna traccia di sé a parte qualche sasso in Perù, dobbiamo domandarci un'altra cosa. Come mai la vendita di reperti archeologici è proibita in Perù, eppure queste pietre sono in libera vendita ai turisti ingenui?

Forse perché Basilio Uschuya, il principale fornitore di Cabrera, fu arrestato nel 1996 per questo presunto crimine e fu poi rilasciato quando confessò che le pietre se le fabbricava da solo prendendo spunto dai fumetti, dai libri di scuola e dalle riviste. Le pietre venivano poi ricoperte di una patina di invecchiamento ottenuta lasciandole per qualche giorno nel pollaio a ricevere gli escrementi delle galline. Se per prendere un ladro ci vuole un ladro, forse ci vuole una gallina per prendere un pollo.

Per i cocciuti che sostengono che l'andesite è durissima e quindi non può essere lavorata senza strumenti particolari, ergo le pietre devono essere autentiche, va chiarito che non si tratta di sculture, ma di semplici incisioni superficiali, che rimuovono lo strato superficiale ossidato. Uschuya mostrò, nel documentario della BBC, come realizzarle usando un semplice trapano da dentista.

 

I ricercatori italiani argomentano che il numero di pietre prodotte sarebbe compatibile con quelle lavorate nel corso di questi ultimi decenni dai numerosi campesinos che hanno ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dar loro una patina di antichità. Inoltre, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ovvero, i dinosauri del 1966 sono intagliati più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso vale per il metodo di incisione, che migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti ad un unico periodo storico.

E la maggioranza delle pietre sono state suppostamente ritrovate in letti di fiumi o altri luoghi esterni, e se davvero si trattasse di pietre eccezionalmente antiche la permanenza all’esterno avrebbe dovuto eroderle sostanzialmente.
 

Insomma, è abbastanza evidente che le pietre di Ica sono una delle tante bufale fantarcheologiche che si è tentato di sfruttare per vendere fuffa.


Fonti: Las piedras de Ica son un fraude, di Vicente Paris; Are Peru’s Ica Stones Safe? Cryptomundo.com; Ica Stones, Skepdic.com; Wikipedia in inglese ed initaliano; Ica Stones: Yabba-Dabba-Do! di Massimo Polidoro, Skeptical Inquirer, settembre/ottobre 2002; Ritornano le "Pietre di Ica", di Viviano Domenici, Scienza & Paranormale n. 35 (2001), che cita un articolo di Viviano Domenici sul Corriere della Sera, pubblicato nel 2001.

 

 

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