Nella mente del complottista

 

 

Premessa: adattato da Qui 

 

I complottisti non hanno squame o la testa quadrata, sono persone normalissime che camminano tra noi ogni giorno, padri di famiglia, figli, impiegati, sono persone come tutti. Essi sono tra noi.
Spesso quando ci capita di discutere con un complottista può capitare di trovarsi di fronte un "cospirazionista della domenica" che tanto per partecipare ad una discussione entra a gamba tesa sposando le teorie più astruse anche per svago, spesso senza nemmeno crederci ma per provocare, ma altre volte vi sono individui davvero convinti.
Credono veramente a ciò che diffondono con un click: il fenomeno è diffuso, concentrato, circoscritto soprattutto su internet, ma abbastanza diffuso.

Il complottista modello si sente una spanna superiore al resto degli individui: è un "risvegliato", uno che sa come sono andate le cose e cerca di spiegarle al "popolo bue" che dorme senza rendersi conto di essere una pedina in mano ai potenti. Il complottista sa e non si fa fregare. Mentre "gli altri" sono schiavi della propaganda, dei giornali e di Facebook, il complottista è libero, indipendente ed in guardia.
Ma usa la propaganda, i giornali e Facebook per far conoscere le sue idee. Registra un appello chiedendo di boicottare You Tube (il noto sito di condivisione video) e lo diffonde tramite...You Tube. Afferma che i quotidiani mentono continuamente con false notizie ma quando un giornale pubblica una notizia che fa comodo alla causa la mette in risalto: "l'hanno scritto anche nel giornale", mentre l'amico complottista più furbo si chiede "...e se l'hanno scritto sul giornale, cosa ci sarà sotto?".
È contro la globalizzazione ma si connette da lande sperdute con mezzo mondo via internet, è convinto che la televisione manipoli la realtà ma va in televisione se invitato.

Chi sposa le teorie del complotto ad occhi chiusi è schierato in una battaglia totale contro "gli autori del grande inganno" non compra oggetti "capitalistici", disprezza il consumismo (salvo non rendersi conto che egli stesso è un prodotto ed una vittima del "consumismo") e critica chi non la pensa come lui. Chi invece fa parte del suo stesso gruppo è un suo amico, indipendentemente dalle cose che dice.
Il complottista è convinto che ciò in cui crede non può che essere la verità e lui, in quanto "risvegliato" non può essere vittima della disinformazione e della manipolazione, quella colpisce gli altri, il complottista non si crede nè manipolato nè manipolabile. Al contrario è convinto che chi non faccia parte del gruppo sia una "vittima del sistema". Si chiama "effetto della terza persona" (TPE Third-person effect) e definisce l'errata percezione che i media abbiano un forte effetto di persuasione sugli altri ma non su se stessi. Sono sempre gli altri che sbagliano, in sintesi.
 

Ed anche uno studio realizzato dall'università di Canterbury ha messo in evidenza come chi è orientato verso le ipotesi di complotto sottovaluta il condizionamento che riceve da ciò che legge o ascolta. In poche parole, il complottista si forma in ambienti complottistici ed ha poco da divagare quindi, è quella la sua formazione ma lui non se ne rende conto.
Lo studio ha concluso infatti: chi è sottoposto alla lettura di teorie di complotto e di cospirazione, non si rende pienamente conto di quanto queste influenzino il suo pensiero.
Sono stati creati due gruppi poco dopo la morte della principessa Diana d'Inghilterra.
Il primo gruppo doveva dare un'indicazione su quanto si trovasse daccordo su alcune considerazioni sulla morte della principessa e sull'atteggiamento dei compagni di classe dell'altro gruppo sullo stesso argomento.
Il secondo gruppo doveva fare lo stesso: cosa ne pensava sui particolari sulla morte della principessa e come giudicava i compagni di classe dell'altro gruppo ma fu fornito di letteratura "complottista" sullo stesso avvenimento.
Il risultato fu che mentre il primo gruppo stimò con buona approssimazione l'atteggiamento dell'altro, il secondo gruppo, quello sottoposto a letture "cospirazioniste", sottovalutò il proprio atteggiamento. Non si resero conto in parole povere, di quanto quelle letture influenzarono il loro pensiero sull'argomento, considerandolo "non particolarmente influenzato".

Inutile quindi tentare di fargli cambiare idea, si chiuderebbe a riccio.
Metterlo davanti ai fatti che smentiscono le sue idee o affermazioni infatti è assolutamente inutile. Esiste il bisogno di coerenza: se si prende una decisione si ha più fiducia nella stessa. Gli scommettitori di corse ippiche, subito dopo la loro scelta, credono molto di più nella vittoria del cavallo su cui hanno puntato rispetto a prima. Ci si IMPONE di credere ad una risposta che si crede giusta. Oltretutto ogni tentativo di demolizione (anche giustificato!) di quella scelta, può essere visto come un'aggressione alla propria coerenza.
Per questo motivo il complottista si batte con tutte le forze: diffonde il proprio pensiero, cerca proseliti, attacca chi non la pensa come lui tacciandolo di complicità e collusione, insinua sospetti in ogni discussione ed anche in ambiti che apparentemente non hanno nulla a che vedere con certi argomenti, la parola giusta al momento giusto può sempre servire a scatenare il dibattito. Tipico ricorrere a "lettere aperte ai potenti del mondo" o a veri e propri appelli a personalità famose (religiose, politiche, giornalistiche), in una sorta di ululato alla luna piena che è in realtà una "richiesta di attenzione" che ha quasi sempre scopi ben poco nobili: semplice pubblicità. Il complottista ha bisogno di farsi sentire.

Ma non vedrete mai un "vero" complottista impegnarsi allo stesso modo e con la stessa veemenza per temi molto più sensibili e reali: l'inquinamento, la deforestazione, problemi quotidiani che mettono in gioco la sopravvivenza di tutti noi. Ma anche la fame nel mondo, tragedia quotidiana di interi continenti. Non c'è dubbio che un serio "ricercatore della verità" avrebbe molto più prestigio e dovere morale di trattare temi come questi piuttosto di parlare della telepatia ma i siti complottisti ed i loro guru ci rifileranno estenuanti video ed incredibili ragionamenti su ben altre cose. E gli spettatori applaudono.
 

Ma possibile che nei gruppi complottisti si bevano proprio tutto?
Non c'è mai nessuno che si ferma un attimo e riflette che forse si sta un po' esagerando?
Succede che qualcuno dei "risvegliati" torni tra i comuni mortali?
Può capitare, molti hanno fasi della vita "complottistiche" e poi tornano tra la "gente comune", è un po' come una fase adolescenziale di ribellione che può quindi rivelarsi temporanea o legata a certi stati d'animo, ma non dimentichiamo la "dipendenza dal campo", il contesto. Staccarsi dall'opinione del gruppo che si frequenta non è facile.
Si viene influenzati sicuramente dalle scelte del gruppo. Se tutti in un gruppo vedono un miracolo, avere il coraggio di dire di non averlo visto è da uomini di carattere e la scelta di seguire la tendenza comune è la più comoda e semplice ed anche contro l'evidenza, se in un gruppo si decide in un senso, la decisione opposta sarà molto difficoltosa non solo nel momento in cui la si è presa.

Ma prima dell'esistenza del termine complottismo, prima di internet, chi si sentiva perseguitato, osservato, seguito e controllato da fantomatici guardiani era un soggetto ben racchiuso in una diagnosi psichiatrica. Oggi con i nostri ritmi siamo in pochi ad essere completamente sereni ed in pace con noi stessi e dei tratti di fobia e psicosi appartengono tipicamente alla nostra società. È proprio l'evoluzione di alcuni tratti della personalità, come la diffidenza, l'insicurezza, l'orgoglio, fino al pregiudizio ed al fanatismo che si identifica in un disturbo di personalità ben preciso e che ha un nome: paranoia.
Il complottista "vero" è "semplicemente" paranoico.
Non mi riferisco naturalmente a chi vede una luce nel cielo e sogna sia un'astronave extraterrestre o a chi pensa che in fondo l'idea delle piramidi costruite dagli alieni sia affascinante ma di certo non va in Egitto alla ricerca di orme a tre dita, parlo proprio di chi condiziona la propria vita in funzione delle sue fobie. Chi guarda il cielo alla continua ricerca di un segno. È lui il paranoico.
Il complottista paranoico è assolutamente differente dal gonzo credulone che per colpa della sua ignoranza non capisce quello che gli gira attorno e prende per oro colato ogni affermazione che trova su Google.

Ignoranza quindi, stupidità, ingenuità, sono questi i terreni nei quali germoglia il complottismo da fiera, quello dei gadget e dei DVD, quello che si trova su internet ed in certe riviste in edicola.
La persona affetta da paranoia invece non è ingenua, nè stupida, lo stupido per dirla alla Eco "può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate", il paranoico invece è fortemente condizionato dai suoi incubi tanto da farne ragione di vita e comportamento, è quello che per chi lo ascolta farneticare è "matto", sempre per dirla alla Eco:
"Il matto li riconosci subito. E’ uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha la sua logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere logica, procede per cortocircuiti. Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha una idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla. Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti del dovere di prova, dalla disponibilità a trovare illuminazioni. E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i Templari. [...] Ci sono i matti senza Templari, ma quelli con i Templari sono i più insidiosi" (da: Il pendolo di Focault, Umberto Eco).

 


 

Il paranoico
 

Da Wikipedia:
Il termine "paranoia" indica una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dall'impressione del paziente di essere perseguitato (o, più specificatamente, dall'impressione che qualcuno o qualcosa abbia intenzione di nuocergli). Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l'inclinazione al pregiudizio o l'insicurezza. Il sistema di credenze di tipo persecutorio viene elaborato dal paziente in modo lucido e sistematico, ovvero non viene in generale a mancare la funzione razionale. In questo senso la paranoia si può descrivere come un caso particolare di disturbo delirante.

Che il complottista (e come detto nella prima parte mi riferisco al complottista per fede, non all'appassionato di misteri) sia paranoico non è un'affermazione azzardata, ma esistono diversi gradi di paranoia e quelli meno gravi sono in genere compatibili con una vita sociale normale. Scavando nella personalità complottista spesso ci si rende conto che il soggetto che crede in certe teorie è tanto pervaso dalle sue idee che le ritiene oggettivamente credibili. È quello che succede nella fede religiosa.

Non ha senso ed è inutile "convincere" o "spiegare" fatti di fede poiché la credenza è profonda, intima, niente e nessuno potrà eliminarla. Da questo punto di vista il complottista può essere definito anche come "fanatico": non ha mezzi termini, il suo ideale è corretto, quello di chi lo nega è marcio, perverso e falso.
Riguardo al complottismo comunemente detto è forse più adeguato il termine di "pseudoparanoia" che si differenzia dalla paranoia perché quasi sempre si esprime non con pensieri paranoici personali ed intimi ma con l'adesione a gruppi guidati da paranoici per ignoranza, mancanza di cultura o problemi di relazione e razionalità. Ci si affida insomma ad un "guru" che condiziona con la sua mancanza di adesione alla realtà, i suoi adepti.
Ogni cospirazione, ogni mistero dietro ad un fatto si autoalimenta, si complica, si ingrandisce. Se la "prova definitiva dell'esistenza degli alieni" viene smontata e si rivela una bufala, il complottista si affretterà a dirottare tutte le attenzioni sulla prossima "prova definitiva".
Non esiste un complotto "parziale": il complotto è totale, distruttivo della realtà come la conosciamo.
È l'apoteosi della generalizzazione.

Così il cospirazionista "sincero" è quello che sa distinguere un mistero "reale" da uno "immaginario", mentre il cospirazionista "ipocrita" no: se in una discussione con un complottista emerge la sua convinzione che i cerchi nel grano sono messaggi extraterrestri realizzati con navicelle aliene e qualcuno chiede: "non crederai anche alla terra cava?", il complottista, scatterà inorridito "per chi mi avete preso, per un pazzo?" senza rendersi conto che tra la teoria della terra cava ed i cerchi nel grano fatti dagli alieni non c'è in pratica differenza. Sono due bufale belle e buone e fanno davvero a gara per essere la più grossa.
Il complotto è talmente totale che pure gli altri complottisti potrebbero farne parte.
Per un complottista i governi ci nascondono l'esistenza degli alieni ma per l'altro i governi vogliono farci credere all'esistenza degli alieni che in realtà non esistono. Quindi per un complottista l'altro sarà un infiltrato disinformatore. È l'apoteosi del sospetto.
Il complottista arriva ad essere sospettoso se "nel gruppo" si intromette un altro sedicente cospirazionista che comincia ad elencare teorie totalmente bizzarre oppure a capovolgere le leggi della fisica, straparlare di altre dimensioni e poteri energetici. Quello che dice è talmente incredibile anche per il più estroverso dei complottisti che c'è una sola spiegazione per quella presenza: è un complotto.
I cospirazionisti sono convinti che vi siano degli infiltrati nei loro gruppi, inviati (da chi?) con lo scopo di deriderli, renderli poco credibili, ridicolizzarli...
In pratica un complotto contro i complottisti.

Se diffonde una voce falsa anche su un argomento serio ed importante, il complottista paranoico (diverso da quello di "professione") quando la sua previsione, la profezia, l'avvenimento non si compie, non smentisce e non corregge le sue affermazioni, semplicemente "glissa", le fa scivolare nel dimenticatoio.
Ricordate il periodo dell'influenza suina?
Ricordate gli appelli disperati sulla vaccinazione obbligatoria, sui campi di concentramento per chi rifiutava il vaccino?
Ricordate la vaccinazione che era stata creata per decimare la popolazione mondiale? Per alcuni era il virus (creato in un laboratorio segreto, chissà perché) che era stato diffuso per distruggere la specie umana, per altri era il vaccino che aveva questo scopo. Alla fine non si è avverata nè l'una nè l'altra catastrofe.
Interi siti che parlavano di ghigliottine, bare nere allineate nei cimiteri, posti di blocco negli USA e migliaia di vittime causate dai vaccini assassini.


Avete sentito solo una di queste persone ritrattare le sue affermazioni quando dopo milioni di dosi di vaccino somministrate in tutto il mondo non si è avverata nessuna strage mondiale?
Non lo faranno mai. Non sarebbe un sospiro di sollievo per un allarme assurdo e rivelatosi falso ma una sconfitta personale, l'ammissione di uno stato di eccessivo sospetto.
Ed ora che i vaccini sono rimasti nei magazzini (e non c'è stato nessun ghigliottinato per fortuna...), gli amanti del complotto dicono che è stato un modo per far guadagnare le multinazionali (quando una delle cause di questo spreco sono state proprio le deliranti profezie dei catastrofisti). Ogni passo della vicenda, in qualsiasi modo si fosse evoluta, sarebbe stato un complotto.
Alla fine però i diabolici ideatori del genocidio mondiale che dopo aver messo in marcia un progetto mortale di enormi dimensioni, falliscono miseramente perché in "pochi" hanno usato i vaccini, si sono ritirati in silenzio proseguendo chissà quali altri progetti mostruosi.

Poco importa se un gruppo di pazzi assassini avrebbero potuto radere al suolo una città con un ordigno nucleare o avvelenando gli acquedotti, oppure diffondendo un virus mortale in una metropoli, questi crudeli assassini hanno scelto la maniera più difficile per fallire miseramente. E si sono arresi subito. Nemmeno nei fumetti succedono cose del genere, saranno dei terribili pianificatori di stragi mondiali ma dai risultati sembrano più dei poveri pensionati falliti.

Nei gruppi complottisti trovano riparo le personalità paranoiche più estreme: anche gli altri esponenti del "gruppo" hanno i loro stessi timori catastrofisti, il paranoico non è più solo dunque, è perfettamente a suo agio.
Così compaiono personaggi dai tratti assolutamente patologici e non sono casi isolati.
Se il complottista gestisce un sito, controlla chi lo visita, traccia gli indirizzi IP, li archivia. Se scopre che una visita proviene da un ufficio istituzionale (polizia, ministero...) afferma di essere sorvegliato, è probabilmente convinto di avere i telefoni sotto controllo e di essere pedinato, esce poco da casa e sorveglia i dintorni della sua abitazione. Non ridete, succede eccome ed è gente che ha un seguito sul web.
Un seguace della teoria delle scie chimiche (le scie degli aerei sarebbero pericolosi agenti chimico-biologici pericolosi e velenosi contenenti metalli, vaccini, virus e batteri) scrive di barricarsi a casa per evitare le proprie paure.
L'oggetto della paranoia è alla fine il rifugio dallo stress emotivo che caratterizza il paranoico. La paranoia complottista può scaturire addirittura da traumi vissuti con forte sofferenza e che richiedono una fuga cosciente o meno dalla realtà come unico modo per assopirli. Esiste a tal proposito uno studio del 2006 che nota come in individui che hanno subìto violenze nell'età infantile, la credenza nel paranormale è maggiore rispetto al resto del campione. Credere all'irreale per coprire la realtà insomma.

La terapia della paranoia dipende dal grado del disturbo. Sarebbe ottimale anche identificare le eventuali cause del problema. Per molti infatti si tratta di un disturbo proveniente da una dipendenza psicofisica da internet (IAD). È una vera e propria dipendenza, esattamente come quella da sostanze tossiche.
Molti individui infatti hanno iniziato a manifestare i primi disturbi di paranoia proprio interessandosi delle teorie del complotto, avvertendo un'insicurezza in seguito ai proclami catastrofistici letti su internet e trasferiscono tutta la loro attività extralavorativa sulla rete, impegnandosi attivamente a ricercare informazioni "alternative" e diffondere queste paranoie che diventano il motivo principale della propria esistenza. Si trasferisce tutto il proprio vissuto in rete.
È quindi internet che spesso determina l'aggravamento di personalità già deboli.
Il primo passo consisterebbe con l'allontanamento dalla rete ed un sostegno psicologico, e nei casi importanti farmacologico, sarebbe utile a risolvere la maggioranza dei sintomi. Nel tempo si sono sperimentati con buon risultato i gruppi di sostegno e di autoaiuto. Il paranoico complottista inoltre tende ad isolarsi, fisicamente e sentimentalmente e quindi anche un inserimento in attività sociali potrebbe completare l'opera di recupero psicologico. Internet è notoriamente un mezzo di isolamento sociale, comunichiamo con tutto il mondo in un attimo ma chiusi da soli in una stanza.
In questo senso esistono diversi centri che studiano e curano la dipendenza da internet.
In alcuni individui il disturbo si attenua notevolmente con l'eventuale miglioramento delle condizioni sociali ed economiche.

 

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