La disinformazione del complottismo

 

 

<< Le teorie di complotto sono popolari perché, non importa di cosa trattano, sono tutte realtà confortevoli, perché sono tutte modelli di semplicità totale. Affermare che "è tutto finto" è molto più rassicurante, definitivo e comodo del sapere che "qualcosa può non andare come crediamo". >>

 

Premessa: adattato da Qui 

 

L'argomento del complottismo è molto vasto: da semplice "vezzo" per annoiati appassionati di catastrofismo si è talmente diffuso che qualcuno lo considera un "problema sociale".
Negli Stati Uniti la figura del paranoico complottista è diventata un tormentone. Il "tin foil hat" è il copricapo fatto con un foglio di alluminio per proteggersi dal controllo mentale e dalle influenze nefaste, tipica fissazione dei paranoici più estremi.
Se il paranoico con il cappellino di alluminio è visto come un innocuo pieno di paure e fobie esiste al contrario il paranoico "per interesse", il professionista che vive di paranoia (in senso professionale) ed alimenta i paranoici in quanto suoi clienti.
Ha tutto l'interesse che la paranoia e la teoria del complotto non venga dimenticata, non passi mai di moda.
Il "guru" complottista non è un giornalista investigativo, non fa "inchieste" scottanti, non lavora per la verità ma vende sciocchezze. Credere che un complottista professionista sia come un giornalista sarebbe come paragonare il New York Times a Novella 2000.
Un vero "ricercatore della verità" (i complottisti amano questa definizione ed il corrispondente in inglese di "truther") si baserebbe su fatti, documenti, indagini comprovate da riscontri reali e prima di tutto va a cercarli in prima persona o si affida a report attendibili, non si basa sui video di You Tube o su siti internet amatoriali, un "ricercatore" che ricerca su Google è semplicemente un cronista dilettante. Se un medico si aggiornasse sull'enciclopedia medica per la famiglia verrebbe considerato quantomeno irresponsabile.

Un esempio potrebbe essere quello di Wikileaks che da semplice servizio di documentazione giornalistica è diventato un riferimento per l'ufficializzazione di veri e propri crimini governativi o di importanti eventi mai diffusi pubblicamente, tutti documentati e con riscontri certi, difficili da smentire, ufficiali. Questo sarebbe "complottismo" serio, quello che sparge il web di paure e bugie invece è gossip, nè più nè meno. Guardacaso i "complotti svelati" (traffico d'armi, vittime civili in guerre, incidenti mai rivelati, documenti mai pubblicati...) da Wikileaks non vengono smentiti nemmeno dai potenti governi accusati, quelli "svelati" dai complottisti sono smontabili con una semplice analisi superficiale e con il buon senso, soprattutto E naturalmente i complottisti sostegono che Wikileaks faccia parte del complotto perchè...diffonde fatti talmente scottanti che non è possibile dica la verità. È un loop continuo. Se non diffondi una notizia è perchè c'è qualcosa sotto, se la diffondi evidentemente...c'è qualcosa sotto.
E c'è chi in tutto questo ci sguazza.

Tra gadgets, DVD, libri, video e pubblicità un vero e proprio centro commerciale che spazia dalla più incredibile storia degli UFO all'assassinio di Kennedy ed alla fabbricazione di vaccini velenosi. Dall'invasione dei rettiliani alla politica internazionale fino alle teorie pseudoscientifiche più assurde, un giro d'affari ben sviluppato che si nutre della credulità del prossimo e delle menti deboli ed ingenue dei clienti più creduloni. Il complottista fa della disinformazione il proprio lavoro.
Naturalmente il complottista professionista "deve" essere "povero, insediato dai potenti ed amante della verità", che conosce solo lui ma è talmente perseguitato ed ha svelato verità talmente terribili ed angoscianti che è libero di dirle a tutti diffondendole sul web e pubblica libri e DVD. Ancora più curioso il fatto che il complottista di professione lanci anatemi contro "il grande fratello", denuncia limitazioni della libertà, annuncia la costruzione di grandi campi di deportazione e per diffondere il suo messaggio utilizza la corrotta televisione e...internet che è il "luogo" più controllato, controllabile e gestibile a distanza del mondo. Come se una spia che dovesse inviare messaggi segreti li pubblicasse sulla bacheca del proprio ufficio.

Dalla rete, ripetuta dovunque e continuamente, il salto al mondo "reale" della bugia è rapidissimo. Una bugia ripetuta all'infinito rischia di apparire verità. Così tante teorie del complotto sbarcano sulla carta stampata, in TV ma anche nei banchi (teoricamente seri) di un parlamento (è successo anche da noi) con interrogazioni parlamentari e commissioni che nascono da informazioni reperite su internet e si autoalimentano, aumentano di dimensioni, le supposizioni diventano indizi, le teorie diventano presunte prove che si moltiplicano, si replicano e toccano gli spazi più reconditi dello scibile umano formando quella che ormai è conosciuta come "la teoria della montagna di merda": qualsiasi incompetente, anche il più sordido degli ignoranti, sarà capace di produrre molta più spazzatura di quanta se ne possa spalare.

Questa caratteristica del complottismo si può notare in una discussione su questi temi. Il complottista porrà due dubbi, qualcuno li risolve ma il discorso non finisce lì. Subito altri due dubbi, che diventano quattro e toccheranno altri argomenti. Se l'interlocutore avrà avuto abbastanza pazienza e capacità per smontare pure questi ecco che ne appaiono altri otto, poi dieci, infine venti che toccheranno estremità inconcepibili per lo scibile umano. La discussione si chiude con la fisica quantistica, le lobby ed il movimento sionista, secondo gli argomenti trattati.
È un continuo spostamento di paletti: nessuna risposta andrà bene al complottista, lui non cerca risposte le ha già. Disinforma perché non è informato bene o perché vuole disinformare.

Nessuno può escludere che un giorno si possa scoprire che un avvenimento importante sia stato nascosto o falsificato da un governo o da un personaggio storico all'intera popolazione ma finché non esistono prove è inammissibile passare per certe delle supposizioni che lanciano dei sospetti così gravi.
Domani sicuramente scopriremo una cura molto più efficace delle attuali per il cancro ma pensare che esista oggi e che venga nascosta consapevolmente è folle.
E poi basterebbe una considerazione elementare per tagliare ogni fantasia: guadagnerebbe di più il medico (il ricercatore, lo scienziato) che scoprisse la cura del cancro rendendola pubblica o quello che scoprendola la nascondesse all'umanità?
Falsità pretestuose quindi e pure una colpa gravissima: la calunnia.
Il complottismo ha allora come scopo principale la disinformazione e proprio su internet la diffusione di questi teoremi del terrore ha avuto uno sviluppo incredibile. È stato visto ad esempio che il web è molto più fornito di pagine complottistiche che di siti "culturali" e ci si è chiesti quali potessero essere i metodi per limitare l'ondata di ignoranza e di incertezza che causano queste credenze.
Finora si è puntato sull'educazione, sull'informazione di chi utilizza il web ma si è presto notato che si tratta di un mezzo quasi del tutto inefficace. Questo perché i complottisti rifiutano la scienza in toto e soprattutto evitano il concetto di autorità. Se un complottista ha una convinzione riguardante la salute non sarà certo un medico a tranquillizzarlo perché potrebbe essere parte del complotto.
Se un individuo è convinto che i terremoti siano di origine "artificiale", l'unico modo di informarlo sembrerebbe essere quello di spiegargli i meccanismi dei terremoti ma questo potrebbe non bastargli in quanto egli non accetterà spiegazioni da gente competente in materia in quanto questi farebbero parte del complotto.


Alla ricerca di metodi migliori di informazione alla fine ci si è arresti all'evidenza. Sembra che l'unico modo per bilanciare i danni del complottismo sia il dialogo.
È forse il metodo più complicato (il complottista evita il dialogo) ma è l'unico che sembra portare dei frutti.
Un metodo può essere quello di "accettare" anche le teorie più bizzarre per poi discuterne i punti se possibile serenamente e solo allora poter ritenere compiuta l'opera di corretta informazione.
Ma attenzione nel non cadere nella paranoia opposta.
Esiste la figura del "debunker", è colui che smonta le teorie di complotto o le bufale e le leggende metropolitane, studiandone e documentandone la falsità.
È un'opera sicuramente meritoria. Decine di blogger (soprattutto) sparsi in tutto il mondo, combattono a suon di documenti, opinioni di esperti, grandi dossier, le credenze disseminate nel web. È un lavoro immane.
Ma accanto ai paladini del buon senso e della ragione il tarlo della paranoia è sempre in agguato: esiste un estremismo anche in questo senso, se il complottista è un "paranoico del male", esistono "scettici" che rappresentano una sorta di "paranoico del bene". Nulla che vada contro la logica può essere accettato, a prescindere dagli argomenti. Tutto ciò che afferma un complottista è sciocco, senza appello e senza possibilità di ripensamento, chiusura a riccio davanti ad ogni affermazione che abbia solo l'aria di essere "complottista" e chi va contro è matto o delirante. È un atteggiamento identico a quello complottista ma speculare.


In realtà ogni volta che si legge un'affermazione poco "credibile" è bene documentarsi da varie fonti e cercare di capire chi fornisce le basi più attendibili su quell'argomento. Un elemento fondamentale è la PROVA. Un evento reale è provato.
Questo se non si hanno le capacità o la cultura per studiare personalmente i vari argomenti che ci interessano. L'autorità inoltre (intendo chi si occupa per professione dei vari argomenti) ha il diritto di avere più voce in capitolo per il semplice motivo che con gli argomenti trattati ne ha a che fare ogni giorno, quindi almeno per esperienza. L'abito in questo campo fa quasi sempre il monaco essendo molto improbabile che un "dilettante" abbia più conoscenze ed esperienza di un professionista, non per niente i complottisti si travestono da "esperti" e si definiscono "ricercatori" quasi a darsi un'aria di accademicità che in realtà nemmeno sanno cosa significhi.
Il lavoro di indagine su una bufala, su una teoria di complotto è un lavoro faticoso ma spesso il catastrofista basa le sue parole su un termine decontestualizzato, su una traduzione sbagliata, su un video inguardabile. Costruisce un castello di sabbia che alla prima mareggiata viene cancellato inesorabilmente.

 

 

 

 

 

Punti in comune delle teorie complottistiche


Come mai le teorie del complotto sono diventate così popolari?
Le persone che credono nei complotti tendono a pensare di aver perso la propria autonomia individuale. Questo è dovuto alla crescente ansietà delle persone verso il controllo sulle loro vite esercitato dallo stato, o da altri enti impersonali o da forze esterne non meglio definite, e un pò paranoiche (es. Ufo).
Tutto ciò è divenuto più evidente nel XX secolo man mano che si è sviluppata la moderna burocrazia e lo stato cosiddetto “interventista”.
Nel dopoguerra la crescente complessità del sistema economico delle nostre società, e segnatamente lo sviluppo del consumismo, ha arricchito la lista degli enti temuti per la loro invadenza alle “multinazionali” e alla semplice pubblicità, che plasma e seleziona stili di vita, gusti e preferenze.
Una delle teorie del complotto oggi più note, grazie a film e telefilm come “X-files”, è quella paranormale. Tuttavia sono purtroppo ancora importanti vecchie teorie del complotto come quelle antisemite (il complotto giudeoplutocratico, inventato dai fascisti).
Uno dei massimi studiosi di teorie del complotto è oggi Mark Fenster, che ha analizzato però solo la cultura americana.

In ogni caso Fenster nota come tutte le teorie sui complotti sostengano le stesse cose (Fenster 1999):
- Innanzitutto, che il complotto è in atto, e qualcuno sta cercando di fare del male.
- In secondo luogo, il male non viene fatto in genere a tutti, ma in particolare a “noi, persone per bene”.
- Terzo, si tratta di una cospirazione organizzata. (punto centrale).
- Quarto, le mosse dei cospiratori sono segrete, e ogni traccia viene coperta.
- Quinto, i cospiratori sono potenti; tutte i complotti riguardano infatti in ultima analisi il controllo del potere.

Inoltre ci sono alcuni punti fermi comuni a tutte le teorie del complotto:
- Il controllo delle informazioni è la parte più importante della cospirazione. Persone malvagie nasconderebbero informazioni preziose al pubblico per orientarne i comportamenti, e in ultima analisi dominarli.
- Le teorie del complotto non sono altro che una versione falsificata della storia, servono a reindirizzare l’odio verso un certo gruppo (etnico, politico, religioso o altro).
- Le teorie del complotto sono sempre populiste: pretendono di stare dalla parte dell’”uomo comune”, contro il “potere”: disprezzano le elite, le persone altolocate, i ricchi, i potenti, i colti, compresi gli scienziati. Sia i populisti che chi crede nei complotti ritengono che la scienza rappresenti le elite e sia contraria agli interessi dell’”uomo comune”. La scienza è difficile da comprendere e richiedere studio, populisti e complottardi la vedono come un fenomeno e elitario e in quanto tale convenzionale e tradizionalista (loro invece sarebbero “rivoluzionari”).
- Le teorie del complotto sono sempre reazionarie. Spesso legate all’estrema destra (i nazisti erano dei paranoici della “cospirazione mondiale”), si scagliano contro ogni novità, vagheggiando un mondo mitico prima che i “poteri occulti” si diffondessero.
- La teoria del complotto però fa parte anche del bagaglio culturale dell’estrema sinistra (si pensi alle purghe staliniane) e ultimamente prospera nella versione antiamericana della “cospirazione NWO”, dove Nwo sta per “New World Order”.

 

Le persone su Internet si sentono libere d’essere del tutto idiote, soprattutto quando lo fanno anonimamente.  Inoltre, sono motivate a trasmettere un’informazione negativa più di una positiva: ciò rappresenta una significativa e probabilmente dannosa tendenza del modo in cui le notizie si diffondono nei social media. In sostanza, le persone su internet non solo sono idiote, ma anche pessimiste. Non sorprende dunque che questa cultura via web produca conseguenze negative come la diffusione di bufale complottistiche che guarda caso trasmettono sempre un'informazione negativa.

 

La gente crede nei complotti solitamente per ignoranza in materia e per grande credulità, anche se i più attivi soffrono chiaramente di disturbi mentali, e dietro di loro ci sono tanti ciarlatani che per ottenere soldi, notorietà o semplice divertimento, se la godono ad ingannarli con bufale complottistiche di ogni tipo costruite ad hoc.

Il comune denominatore delle teorie complottistiche è l'ignoranza in un campo specifico, sulla quale giocano i ciarlatani e che quindi permette loro di sostituire la verità con delle falsità, fornendo così informazioni false sulle quali le persone ignoranti costruiscono le proprie credenze. In questo modo i polli cadono nella loro trappola e non riescono più ad uscirne facilmente.

 

In sostanza, tutti i complottisti hanno un punto in comune: l'ignoranza in materia! Tutti i complotti bufala sono accumunati dal fatto che è stata proprio la mancata conoscenza in materia a farli nascere. I complottisti dimostrano sempre di non sapere di cosa stanno parlando e di non sapere i fatti che mettono in dubbio: basta ascoltare i credenti nei complotti per rendersi conto che pongono dubbi o affermazioni che poggiano sulla mancata conoscenza dell'argomento.

È chiaro che sorgono dubbi o strane credenze se di un argomento si ha una conoscenza insufficiente, o peggio, basata su affermazioni false e parziali dei ciarlatani.

 

I complotti più famosi sono composti da idiozie assolutamente false, che però sono supportate da una grande quantità di materiale non veritiero che continua ad essere ripescato e riproposto da persone che cascano nella bufala o da ciarlatani che tentano di sfruttare questi argomenti. D'altronde se questi complotti bufala si diffondono così velocemente è anche perché sono un ottimo mezzo per attirare la gente sui propri siti internet o forum, senza contare chi ci guadagna.

Queste bufale complottistiche si diffondono velocemente anche a causa della scarsa presenza di appositi sbugiardamenti, i quali scarseggiano in quanto le persone serie non hanno interesse a dedicare tempi e sforzi a smontare le bufale, anche perché le ritengono così assurde che nessuno possa crederci davvero. Tuttavia, si sbaglia a ragionare in tal modo poiché sono tante le persone che cascano nelle bufale complottistiche, probabilmente anche a causa della scarsità dei sbugiardamenti.


Per affinare il proprio fiuto e riconoscere i sintomi tipici del delirio c’è un modo molto originale: il Generatore Casuale di Testi Complottisti http://latvnontelodice.altervista.org

È un sito molto semplice: basta visitarlo e premere il tasto F5 della propria tastiera per vedere una nuova teoria complottista generata unendo a caso degli elementi tipici di questa visione del mondo.
In altre parole, è talmente facile inventarsi una tesi di complotto che lo si può fare in automatico. Le indagini serie, invece, richiedono pazienza e fatica e non ricorrono a slogan paranoici. Già il tono, insomma, può permetterci di capire se abbiamo a che fare con la fantasia o con la realtà.

 

 


 

 

Considerazioni finali

 

Il complottista crede che dietro ad ogni fatto più o meno importante, ci sia una macchinazione, un complotto, appunto. Di solito parte da un semplice dubbio, cerca di scioglierlo senza mai trovare una spiegazione che lo soddisfi, fino a casi estremi in cui comincia ad alimentarlo con tesi più o meno fantasiose. Pur di non accettare la realtà dei fatti.

Questa viene definita paranoia. Chiaro che i complotti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Ma bisogna anche sapere distinguere quali essi siano per poterli combattere.

 

In altre parole, il complottista è prigioniero della propria paranoia. Se una persona ha già deciso che la verità sta da un'altra parte, non c'è niente da fare; se non ascolta la realtà, la realtà non basterà mai.
La questione complottista nasce nelle menti predisposte in maniera più semplice di quello che si crede. Si dice: "un evento particolare! Chissà come sono andate davvero le cose, sono sicuro che c'è qualcosa di strano sotto, devostare attento a non farmi fregare".

Ma se quell'aspettativa di tentativo di inganno non si risolve a sufficienza, magari perché è appena troppo alta, qualcuno la continua a cercare, fino a dire: "non è possibile che sia andata così, è evidente che ci deve essere qualcosa sotto, non ho ancora trovato il modo in cui cercano di fregarmi, devo continuare a cercare".
A questo punto il complottismo è già cominciato, perché è cominciato il pre-giudizio. Si è già deciso che "c'è qualcosa che non torna", e lo si deve trovare, e a quel punto nessuna realtà basterà mai a convincere del contrario, perché tutto potrebbe essere finto, costruito, erroneo. Non c'è limite alle possibili speculazioni mentali.
A questo punto la persona è entrata nella gabbia autocostruita dalla quale non può più uscire.

 

Il fatto che ti venga da ridere dei complottisti è normale: è una reazione naturale di fronte alla stupidità. Ma il complottista spesso non è stupido, si comporta come tale senza avvedersene. Il che è peggio, non solo per il suo stato di salute mentale, quanto perché ingenera nelle persone normali delle reazioni fastidiose per i complottisti, come quella di irridere una persona che si comporta da stupida.
Il che porta invariabilmente il complottista ad una chiusura a riccio sulle sue posizioni, preconcette o meno. Ma è un problema dei complottisti, mica degli altri.
Dal punto di vista del complottista, il fatto di essere considerato "stupido" da una parte delle persone normali e di conseguenza preso bellamente per i fondelli, lo fa sentire ancor più fiero di credersi un'intelligenza superiore. Dato che sa benissimo di non essere stupido, questo atteggiamento irridente verso di lui alimenta il suo delirio e conseguentemente la sua determinazione.
Nel pieno delle sue "facoltà mentali", il complottista crede di essere soggettivamente ridicolo, ovvero preso per i fondelli solo da una parte della popolazione pagata per metterlo in ridicolo. Nella fattispecie i debunkers, e questo è primo gradino del delirio.
Qualsiasi voce intonata, quindi fuori dal suo dissonante coro, diventa non un "demistificatore" come il significato del termine stesso suggerirebbe, ma un suo contrario, ossia un "insabbiatore". Seppur chiamato sempre "demistificatore", anche se in una lingua diversa. Non male come logica, no?
Al complottista sembra che sia solo il debunker a prenderlo in giro, soggettivamente.
Finché non si renderà conto da solo di essere oggettivamente ridicolo, ossia ridicolo di fronte a tutto il resto del mondo, compreso lo specchio in cui si guarda tutte le mattine, non farà mai marcia indietro.

 

Inoltre, quella che i complottisti vivono come una "guerra" tra thruthers (complottisti) e debunkers in realtà non esiste. Per spiegare la cosa facciamo un esempio pratico:
100 persone colorano una casa di rosso. 1 di loro è convinta di averla colorata di blu e cerca di convincere altri che è blu... Gli altri 99 gli fanno notare che è rossa, ma niente, l'1 che si ritiene più intelligente, è convinto che quel rosso sia in realtà un blu olografico che dà l'impressione di essere rosso e cerca di far aprire gli occhi agli altri 99.
Questo è il complottista. Un mistificatore della realtà che utilizza le più assurde e disparate teorie a supporto del suo preconcetto. A volte anche lucrando. Il debunker invece è colui che, per amore della verità, dimostra che la casa è rossa. E togliere così profitti ai ciarlatani. Se poi ci sono persone che la casa la vedono comunque blu-ologramma, beh, i ciarlatani (ma sarebbe meglio uno psicologo) sono lì per loro.
Ed il bello di tutto ciò, è che i ciarlatani, sono convinti che tutti i debukers siano pagati dal quel fantomatico qualcuno "molto in alto" che ha "rilasciato" la "verità ufficiale" e per questo, da combattere per la "vera verità massima" che credono di sapere solo loro a suon di ologrammi blu-che-sembrano-rossi.

 

Le ricerche hanno spiegato la presenza nell’individuo di credenze a favore dell’esistenza di cospirazioni governative segrete come semplice e diretta conseguenza di un deficit individuale, come la sfiducia cronica nei riguardi del prossimo (Goertzel, 1994), o la presenza di conclamati disturbi psichiatrici, come la Paranoia (Knight, 2002).
Douglas e Sutton (2011) hanno anche spiegato come l’approvazione delle teorie del complotto dipenda dalla disposizione alla cospirazione da parte dello stesso individuo.
Di fronte alla valutazione delle teorie del complotto, le persone possono utilizzare la proiezione come strumento per capire ciò che gli altri potrebbero avere fatto. In questo modo, chi affermerebbe “sì, probabilmente nella loro posizione lo farei”, è soggetto alla relativa affermazione “sì, sicuramente l’hanno fatto”

 

 

I sostenitori delle teorie complottistiche diffondono paura, paranoia e sfiducia. Che i complottisti diffondano paura e paranoia è il dato più evidente, ma quello che ad alcuni sfugge è che diffondono anche pericolosa sfiducia verso le autorità e verso gli esperti.
"Non fidarti del governo" "non fidarti del tuo medico" "non fidarti della divulgazione" "non fidarti del tuo datore di lavoro" "non fidarti di nessuno!" "non credere nemmeno a te stesso" "sono tutti criminali, ladri, pagati dal governo, dai massoni, dallo smom, dalla chiesa...tutti! Tutti!"
E la gente si chiude in paura e paranoia, non si fida più di nessuno. Quando qualcuno gli dice qualcosa loro o lo deridono "Non farti ingannare dai potentati..." oppure lo emarginano "Sei un prezzolato!"
E così, senza rendersene conto, tutti i complottisti che sono convinti di combattere il potere occulto, non fanno altro che diffondere paura e paranoia, aiutando quella che è la politica della paura che loro stessi proclamano di combattere. Fermo restando che molti complottisti, sopratutti quelli famosi, mentono sapendo di mentire, spacciano consapevolmente per vere quelle che sono bugie, spesso costruite da loro stessi.
Sfortuna vuole che il mondo, soprattutto internet, è pieno di persone che per suggestionabilità, ignoranza, creduloneria e simili sono il bersaglio ideale di questi ciarlatani complottisti.
 

In realtà è incredibile che la gente possa credere in queste sciocchezze, infatti anche se si è ignoranti in materia basta documentarsi seriamente per capire che sono tutte falsità, ed è ancora più semplice capirlo grazie ai tanti siti italiani ed esteri che sono stati appositamente redatti per spiegare alla gente che quel determinato complotto è una bufala.

Eppure è alquanto impressionante il fatto che a credere nelle bufale complottistiche non sono solo malati di mente e persone estremamente ignoranti, ma anche gente comune: come è possibile questa cosa?

La risposta è che i complotti sono divulgati in modo da ingannare la gente tramite una forma apparentemente accurata, tramite finte prove a corredo del complotto e soprattutto tramite meccanismi psicologici che tendono a raggirare mentalmente il lettore ed a far credere che si tratta di qualcosa di plausibile: chi non è una persona che conosce la materia o non è in grado di fare verifiche sulle affermazioni fatte ha seri rischi di cadere nella bufala complottistica.

I ciarlatani ed i pazzoidi che stanno dietro alle bufale complottistiche, nonostante il loro status di imbroglioni e di malati di mente, non sono idioti o handicappati mentali, ma sono persone in grado di redigere qualcosa di estremamente complesso pur di portare avanti una bufala ed indurre la gente a credergli.

È anche vero che la realtà ci dimostra come basti diffondere qualsiasi storia inventata, anche la più assurda, per trovare persone disposte a crederci ciecamente che arrivano perfino a difenderla ed a diffonderla ulteriormente.

 

La cosa sexy del complotto è che è impossibile sconfiggerlo, perché "loro" sono troppi e meglio organizzati e tu sei da solo. Così puoi cullarti nel fatto che se non stai facendo nulla non è colpa tua, è colpa del nuovo ordine mondiale.
Se il complotto fosse chiaro e inequivocabile e se ci fosse davvero un modo per sconfiggerlo, i complottisti sarebbero capaci di raccontare che è un complotto il fatto che esista un complotto alla luce del sole.
In fondo è tutto un meccanismo di redistribuzione delle colpe, i complottisti in genere non ammettono che la loro vita faccia schifo perché è colpa loro, allora cercano un recipiente su cui scaricare le proprie frustrazioni.

Una parte della colpa ce l'ha una certa psicologia, ci hanno abituato che guardarsi allo specchio e dire "non è colpa mia! non è colpa mia!" per 10 minuti al mattino sia qualcosa che ci rafforza. Allora è colpa dei genitori, della società, del sistema, delle scie chimiche, dei complotti etc.
Invece, sarebbe molto più terapeutico alzarsi il mattino, andare allo specchio e dire "faccio schifo ed è tutta colpa mia! faccio schifo ed è tutta colpa mia!". Così che poi una volta finito di auto denigrarsi al mattino per una decina di minuti si prenda coscienza del fatto che se la colpa della tua condizione è solo tua, allora puoi fare sicuramente qualcosa per migliorarla.
Un'altra parte della colpa è una sorta di atteggiamento culturale tipico della cultura umana, infatti il fenomeno di rimozione descritto esisteva prima che ci fosse la sua codificazione nella psicologia moderna. Le fantasiose invenzioni dei complottisti sono tutte discendenti delle Dimonie medioevali.....l'uomo ha sempre avuto il bisogno fisico di dare la colpa delle sue fragilità e dell'imponderabile a qualcuno.

 

Concludo evidenziando l'amara realtà di come il complottismo e la disinformazione che porta con sé stiano rapidamente aumentando grazie ad internet, mentre dall'altro lato diminuisce il numero di persone ed il materiale che combattono tutto ciò, anche perché come si è evidenziato è molto facile inventare bufale complottistiche ma è abbastanza impegnativo smontarle. D'altro canto è anche vero che dalla parte dei complottisti abbiamo ciarlatani, malati di mente e gente realmente convinta che le bufale complottistiche siano vere, e quindi ci sono persone estremamente motivate, mentre dall'altra parte abbiamo persone serie che non hanno molto tempo a disposizione e che non hanno nulla da guadagnarci nel combattere il complottismo se non una soddisfazione personale.

Ma attenzione: il complottismo è qualcosa di pericoloso, ha spesso generato cose orribili e mosso le menti di squilibrati, pertanto è un dovere morale combatterlo, altrimenti continuerà a dilagare senza sosta facendo cadere sempre più persone nei suoi inganni.

 


 

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