I piani segreti delle SS per creare il Quarto Reich

 

 

Premessa: tratto ed adattato da qui

 

Un manipolo di congiurati si dà appuntamento nella campagna della Baviera. L’Europa è in ginocchio, la guerra è persa. Inglesi e americani avanzano città dopo città sul fronte occidentale, i sovietici su quello orientale. Hitler e Mussolini hanno i giorni contati. Ma i sacerdoti del nazismo, le SS di Himmler, hanno un piano: dar vita a una rete clandestina di agenti e attraverso la destabilizzazione creare le condizioni per l’ascesa di un “Quarto Reich” opportunamente aggiornato alla bisogna. Trama da thriller? Indubbiamente. Eppure è anche il contenuto di un rapporto top-secret dei servizi segreti britannici emerso presso gli Archivi di Stato di Londra – e visto in anteprima dall’ANSA.

Siamo a metà aprile del 1945. Nella cittadina di Deisenhofen, vicino a Monaco, si tiene una riunione molto speciale presieduta da un Obergruppenführer – generale delle SS – in “uniforme completa”. All’incontro prendono parte “15 rappresentanti di nazioni a ovest della Germania, Italia compresa”. Obiettivo: “rendere la vita il più difficile possibile agli alleati nel dopoguerra così che il partito nazista possa, col tempo, riapparire sotto mentite spoglie e costruire il Quarto Reich”.

A parlare è Olivier Mordrelle, una vecchia conoscenza degli 007 di sua Maestà. Membro-chiave del Movimento Separatista Bretone, condannato a morte dai francesi nel 1940 per sedizione, allo scoppio della guerra Mordrelle sceglie il campo tedesco, militando prima nelle file della Abwehr, l’intelligence nazista, poi come sabotatore per il Sicherheitsdienst (SD). Nel ’45, come molti altri collaborazionisti, è ormai con le spalle al muro.

Si apre dunque un periodo di fuga disperata, con famiglia al seguito. Così incappa nel piano segreto. “Le SS stanno per discutere il futuro movimento sotterraneo di resistenza nazista contro i bolscevichi in Occidente”, gli confida un vecchio amico, il comandante d’unità d’assalto Josef Perey. Mordrelle è dunque ammesso al ‘conclave’ nella veste di “rappresentante francese”.

“Il piano – dice – era di volare basso per un certo periodo. Poi, a un segnale convenuto, ogni cellula avrebbe organizzato dei movimenti nazionali – in linea con le tradizioni del paese di residenza – di natura anti-bolscevica, suscitando disordini e infine la guerra civile”. La cospirazione per funzionare ha bisogno di capitali. Detto, fatto.

Secondo il generale delle SS, infatti, “fondi sostanziosi” sarebbero stati trasferiti in Sudamerica, in particolar modo in Argentina, e sarebbero stati messi a disposizione “a tempo debito”. “E’ vietato tradire sentimenti pro-nazisti o antisemiti”, racconta ancora il bretone. “Su questo punto sono stato chiarissimi. Ogni sezione avrebbe poi dovuto creare metodi, slogan e gerarchie diverse per ridurre la possibilità di essere scoperti.

Nel caso in cui il tema bolscevico si fosse rivelato impopolare, la campagna avrebbe potuto focalizzarsi su altri temi: il peso di sostenere un esercito di occupazione, ad esempio. O la cessione di sovranità nazionale”. Il partito nazista avrebbe poi gestito l’operazione con una struttura a “tre strati”. Il primo, responsabile per “l’alta politica”, si sarebbe costituito “fuori dall’Europa”; il secondo avrebbe adattato la strategia “per ciascun paese”; il terzo avrebbe “portato a termine il lavoro”.

Gli agenti britannici di stanza a Firenze – Mordrelle si è consegnato a Bolzano il 24 maggio del 1945 – sono perplessi. “Secondo il prigioniero – scrivono – la riunione aveva un che d’irreale e tutti i presenti erano in realtà preoccupati di come fare per salvare la pelle”. Il rapporto viene però girato per direttissima alla War Room, il regno di Churchill. Che lo inoltra subito a Washington. I

l racconto del bretone coincide infatti con altre informazioni riservate in possesso degli alleati. Non ultimo il ‘Red House Report’ – memo top-secret USA desecretato di recente.

Il documento rivela i contenuti dell’incontro avvenuto il 10 agosto del 1944 tra le elite delle SS e il gotha dell’industria tedesca tra cui Krupp, Rochling e Volkswagenwerk. La guerra è persa, esordì l’Obergruppenfuhrer Scheid. Gli industriali tedeschi avrebbero dunque dovuto sostenere il partito trasferendo somme di denaro all’estero (fornite dal governo) attraverso le banche svizzere. Il nazismo, dopo un periodo di “clandestinità”, sarebbe così tornato alla guida della Germania.

 

PS: sul "Red House Report" circolano numerose bufale complottistiche che hanno stravolto il significato del documento originario, che come abbiamo visto era diretto a far ritornare il nazismo alla guida della Germania con un piano molto ottimista che non teneva (e non poteva tenere) conto di quanto si è perseguitato e condannato il nazismo dopo la seconda guerra mondiale.
 

 

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