Il CEIFAN presenta
 
La bufala dello ziqqurat su Marte
di pianetamarte.net
 

PREMESSA - Lo scopo di questo articolo è quello di aiutate i Lettori a capire la differenza che intercorre fra il formulare un'ipotesi basata su immagini virtuali e la verifica della stessa mediante uno studio approfondito basato su una gamma di dati più vasti ed eterogenei. L'articolo non è destinato a nessuno in particolare e non vuole costituire un atto di scherno. Vi suggeriamo, prima di procedere alla consultazione del materiale esposto, di visionare la notizia diffusa recentemente e segnalata nei tre links qui sotto.

 UfoForum.it  Il Mezzogiorno.net  La fine è adesso  

PASSATO, PRESENTE E FUTURO - Di fatto, Pianeta Marte.net sin dal 2006 ha dato spazio a queste controverse ipotesi, a prescindere ovviamente dalle inevitabili reazioni che esse avrebbero poi sortito nei confronti del Pubblico. Tuttavia, è nostra premura rammentare ai Lettori (soprattutto a quelli nuovi) che il nostro atteggiamento riguardo la possibilità di individuare su Marte strutture di tipo urbano o monumentale è sempre stato prudente, certamente aperto e positivo, ma non per questo affetto da ingenua credulità.

Da che la xeno-archeologia (o eso-archeologia) ha preso forma - diciamo negli ultimi 35 anni - anzichè evolversi verso uno status decoroso e credibile, sembra essere rimasta ferma in una condizione di perenne "fossile". Infatti, molti suoi sostenitori continuano ancora oggi a rimuginare immagini obsolete e di dubbia qualità ritenendole "prove" di non si sa bene cosa, senza nemmeno mettersi in discussione facendo una verifica delle proprie tesi e andando magari a cercare nuovi fotogrammi di quei medesimi luoghi dove si pensa esistano strutture artificiali. Altri invece persistono nel giocare sulle apparenze e sulle similitudini vedendo in ogni anfratto, roccia, montagna di tutto e di più. Eppure, in definitiva, gli archivi degli Enti Spaziali abbondano di materiale recente e di qualità superiore.

Ma non ci si fraintenda all'ennesima potenza. Non si sta facendo nessuna marcia indietro e nemmeno si sta recalcitrando ingiustamente sul nostro stesso passato: ciò che è stato rimarrà esattamente dov'è. Ma ora dobbiamo andare avanti e, a tal fine, occorre avvalersi di nuova (o ulteriore) documentazione rilasciata dagli Enti Spaziali negli ultimi anni. Sarebbe scorretto ignorarla come se niente fosse. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se il nostro medico ci prescrivesse un salasso piuttosto che una controllata somministrazione di antibiotici per curare una pesante infezione... Chiaro il concetto?


LE IMMAGINI - Le immagini che sembrano mostrare evidenti strutture artificiali su Marte sono di provenienza ESA ed hanno i seguenti identificativi: ob_18_mesa_p e ob_18_mesa_v. Tanto per iniziare lasciamo che ciascuno possa esaminarle personalmente:

fig. 3: ob_18_mesa_p. Credits ESA

fig. 4: ob_18_mesa_v. Credits ESA

E' molto interessante constatare il fatto che entrambe abbiano destato la curiosità degli appassionati e degli Anomaly Hunter di altri Paesi già un mese dopo la loro pubblicazione, avvenuta a gennaio 2004, come dimostra il seguente link al Bad Astronomy Forum. Ma, ancor più interessante è notare come l'ipotesi della struttura artificiale abbia oltremodo stuzzicato più che semplici "chiacchiere" sui forum. Lo si evince dall'elaborazione di fig. 5 davvero ben fatta:

fig. 5

Dunque, tanto in Italia quanto all'estero, questi elaborati prodotti dall'ESA hanno solleticato un certo numero di studiosi ed appassionati. Ora però dobbiamo fare il passo successivo e analizzarli più a fondo.


LA VALLE MARINERIS E LE SUE PECULIARITA' -  Innanzitutto cerchiamo di individuare l'esatta ubicazione della porzione di Valle Marineris che ci interessa attraverso Google Mars:

fig. 6

Il cerchietto nero di fig. 6 contrassegna l'area designata delle immagini ob_18_mesa_p e ob_18_mesa_v. Non sarebbe però una cattiva idea poter osservare la Valle Marineris in "natural colors" soprattutto perchè ci aiuterebbe a comprenderne meglio la natura e la struttura:

fig. 7

A differenza degli elaborati ESA, l'immagine di fig. 7 potremmo definirla a tutti gli effetti una "fotografia". L'abbiamo estratta da una mappa di Marte colorizzata e calibrata da un esperto tecnico dell'immagine il quale ha adottato fondamentalmente la medesima palette cromatica data dal Telescopio Spaziale Hubble. Naturalmente immaginiamo cosa i Lettori vorrebbero sapere, cioè se davvero in quella regione esiste una struttura templare o qualcosa del genere. Ebbene, la risposta arriverà da se: basterà seguire il percorso dato dalle prossime immagini di Google Mars e della Mars Odyssey.

La Valle Marineris è una enorme complesso di canyon e depressioni lunga quasi 5000 km, può raggiungere larghezze di centinaia di km e profondità fino a 8 km. Sulla sua origine e formazione ci sono diverse ipotesi: 1) quella idrologica, cioè che fu proprio il deflusso dell'acqua a erodere e plasmare tutta questa enorme struttura; 2) quella sismica, cioè furono violenti scosse di origine tettonica a modificare l'aspetto geomorfologico della regione creando la spaccatura principale e poi tutte le fratture secondarie; 3) azione idrogeologica mista di entrambi i fattori: sia l'acqua che i terremoti crearono l'intera Valle Marineris.

La nostra ipotesi è che probabilmente la Valle Marineris sia di recente formazione, originatasi da un fenomeno ad altissima energia scaturito dall'esterno del pianeta, ma di tale potenza che ridisegnò irrimediabilmente l'intera superficie planetaria distruggendo gran parte della biosfera originale, spazzando via gli oceani, una considerevole porzione di atmosfera e facendone poi "precipitare" al suolo una certa quantità per mineralizzazione. In riferimento alle figure 8 e 9 possiamo constatare come la parte di superficie dove si pensa esista la struttura monumentale risulti essere meno elevata rispetto al resto. E' dunque plausibile che stiamo osservando ciò che rimane di antiche linee costiere dove forse c'era una protuberanza di qualche grande lago o mare.

fig. 8

fig. 9

Si noti ad esempio che il "collo" della regione che ci interessa si connette con la parte inferiore ricchissima di piccoli rilievi caotici e linee ortogonali. Sebbene non possiamo campare certezze verso l'ipotesi secondo cui l'area più bassa un tempo fosse sommersa dalle acque marine, rimane però una valida spiegazione oltretutto ben compatibile sia con i modelli di rilievi costieri osservabili sulla Terra che con molte analoghe aree rilevate proprio sulla superficie di Marte, documentate e liberamente fruibili al Pubblico.

fig. 10

La fig. 10, ottenuta sempre mediante Google Mars, ci mostra la sostanziale assenza di mega-rilievi dall'aspetto "non naturale". In più, dovremmo tener conto dell'illuminazione solare la quale, provenendo dalla nostra SX, avrebbe oltremodo favorito la proiezione di ombre da parte di eventuali costruzioni di tipo urbano, possibili muraglie o strutture templari. Ma attenzione: l'apparente assenza di presunti grandi manufatti non significa automaticamente che non esista un "qualcosa" che possa aver "ingannato" il software adottato dall'ESA o che sia stato involontariamente "nascosto" nelle immagini ufficiali della NASA. Di questo ne parleremo più avanti.

Al di là delle differenze d'opinione riguardo tempi e origine della Valle Marineris, rimane il fatto che, in ogni caso, esiste un'evidente incompatibilità ambientale con l'ipotesi di città o monumenti realizzati in quella zona del pianeta. Le motivazioni, dedotte per via contestuale, si potrebbero riassumere nei seguenti punti fondamentali:

  1. Se in precedenza (rispetto a varie ipotesi) le acque coprivano quella specifica area, non sarebbe stato sensato e logico costruire edifici proprio lì. C'era l'acqua.

  2. Diversamente, durante e dopo il mutamento delle condizioni climatiche, geomorfologiche e idrologiche del pianeta (rispetto a varie ipotesi), non sarebbe stato comunque facile e profittevole costruire edifici in superficie; questo a causa dell'inevitabile mancanza di sufficienti quantità d'aria e dl'acqua indispensabili per effettuare qualsiasi tipo di attività all'aperto. Forse anche le condizioni del suolo ed i relativi costituenti chimici potrebbero aver subito pesanti alterazioni rispetto a precedenti condizioni planetarie.


UN AIUTO ULTERIORE - Sempre grazie a Google Mars abbiamo estratto alcune immagini con riferimento altimetrico e rilevazioni a infrarossi che ci aiutano ancor più a focalizzare le caratteristiche geomorfologiche della regione interessata.

fig. 11

La fig. 11 è ripresa agli infrarossi. Sebbene siano presenti alcune strisciate vuote, la porzione di terreno dove si presume esista la struttura monumentale è chiaramente visibile e appare sostanzialmente priva di grandi rilievi associabili a costruzioni artificiali. Dalle figg. 12 e 13 possiamo vedere un ingrandimento in b/w e b/w inverted:

fig. 12

fig. 13

Le figg. 14 e 15 mostrano - seppur con qualche approssimazione - l'altimetria della zona. Si tenga conto che le aree in azzurro sono senza dubbio ad altitudine inferiore rispetto a quelle in verde, mentre nel mezzo della porzione in azzurro si stagliano alcune vette che "emergono" in verde, come se volessero indicare possibili antiche isole oppure terreni sottoposti a movimenti sismici abbastanza intensi da creare il frastagliamento dell'originale fondale sommerso (onde evitare male interpretazioni, chiariamo che il verde e l'azzurro non hanno nessuna diretta attinenza con l'acqua o con la terraferma. Sono solo colori di riferimento per l'altitudine).

fig. 14

fig. 15

Benchè le immagini altimetriche potrebbero avere solo un relativo valore probatorio, esse non mostrano comunque tracce di grandi strutture artificiali o rilievi tali da farlo supporre.  


LA MARS ODYSSEY - Cercando negli archivi NASA abbiamo trovato qualcosa di interessante nella documentazione pubblica della Mars Odyssey. Anche in questo caso sembrerebbe proprio che ne la struttura templare, ne la città esistano. Caso chiuso? Diciamo pure Sì e No.

fig. 16

fig. 17

La fig. 16 rappresenta il fotogramma V11073012 il quale mostra in modo ineccepibile la zona dove sorgerebbe la struttura urbana. Come si può ben constatare non si intravede nessuna particolare costruzione artificiale a muraglie. Inoltre la direzione dei raggi del sole (che arrivano da SX) avrebbero dovuto permettere la proiezione di ombre da parte di eventuali edifici, per di più di così grandi dimensioni. Ed ecco in fig. 17 un eloquente ingrandimento.

Passiamo ora al presunto edificio templare. Negli archivi della Mars Odyssey abbiamo reperito un'altra immagine che possiamo di seguito osservare in fig. 18.

fig. 18

fig. 19

Si tratta del fotogramma V26086018 il quale si affaccia proprio nella porzione di terreno dove dovrebbe sorgere il monumento. Sfortunatamente non si riesce a vedere niente di specifico. Ed anche in questo caso proponiamo un eloquente ingrandimento in fig. 19.


INVILUPPI E RETICOLI MARZIANI: ELEMENTI DI PROBABILE VITA INDIGENA - Sarà una nostra soggettiva sensazione, ma sembra di trovarci dinnanzi ad una sostanziale e colossale contraddizione, dove l'ESA ci mostra una serie di strutture e rilievi controversi in una sola immagine su due, mentre attraverso Google Mars e la documentazione NASA di Mars Odyssey non si riesce ad intravedere nulla che possa fregiarsi dell'attributo "artificiale". A distanza di anni continuiamo ancora a chiederci da dove abbiano tirato fuori i tecnici dell'ESA quelle strutture. Non ci resta che operare un'analisi comparativa basata su processing aggiuntivo.

fig. 20

fig. 21

fig. 22

fig. 23


fig. 24

fig. 25

fig. 26

Coloro che seguono Pianeta Marte.net sapranno bene che più e più volte abbiamo preso in considerazione la concreta possibilità dell'esistenza sul pianeta rosso di una sorta di biosfera tutt'altro che inattiva. Grazie al prezioso apporto del dr. Alessio Feltri siamo riusciti a identificare tipologie di strutture di superficie le quali, molto probabilmente, potrebbero non avere una semplice origine geologica, bensì biologica. Ma dobbiamo imparare a "ragionare in marziano" e non in terrestre se vogliamo entrare nell'ottica di questo argomento. Altrimenti si cadrà sempre nella trappola del bieco gioco delle apparenze e delle pareidolie.

(Nota: allo scopo di evitare malintesi vogliamo specificare che il concetto di "gioco delle apparenze e delle pareidolie" riguarda e coinvolge tutto il settore di ricerca e mette tutti sullo stesso piano, noi compresi. Come abbiamo chiaramente indicato ad inizio articolo, questa trattazione non è destinata a persone fisiche, bensì alle immagini e le relative ipotesi formulate su di esse. Che poi le ipotesi vengano formulate da persone è ovvio: non spuntano dal nulla. Ad ogni modo, Pianeta Marte.net non intende certo privare nessun potenziale scopritore delle proprie scoperte, ne tantomeno vogliamo considerare alcune ipotesi spregevoli mentre altre no. Su questo portale non si fanno guerre a persone, ma si affrontano temi di scienze planetarie e di frontiera. Come noi esprimiamo liberamente il nostro pensiero, altrettanto chiunque è libero di esprimere il proprio, anche fosse di dissenso e di aperta critica.

Per spiegare la contraddizione tra i prodotti ESA e i prodotti NASA basta solo accettare l'idea che da un lato (cioè l'ESA) si tende a generare image artifact in fase di creazione dell'immagine virtuale, mentre dall'altro lato (la NASA) si tende ad appiattire e sbiadire la texture originale. Il risultato finale è una serie di assurdità a raffica. Applicando la logica booleana: o sarà vera l'una o sarà vera l'altra oppure saranno false entrambi.

fig. 27 (editing by dr. Alessio Feltri)

fig. 28 (editing by dr. Alessio Feltri)

Dunque, "qualcosa" avrebbe ingannato il software ESA facendo comparire nei loro capolavori virtuali false strutture artificiali. Ma cosa? Osserviamo attentamente le figg. 27 e 28 (cliccando si accederà alle versioni ingrandite). Trattasi - niente poco di meno che - delle stesse immagini di Mars Odyssey già commentate, ma sottoposte a processing dal dr. Alessio Feltri. La differenza sta nel fatto che le immagini NASA originali appaiono decisamente più "tranquille". Da dove saltano fuori tutti i reticoli, i tracciati ortogonali e gli inviluppi - oltretutto in gran numero - che riempiono il terreno di quella area? Non ce li siamo inventati noi: esistono! Lo stesso discorso vale per la fig. 29 che il dr. Feltri ha estratto da Google Mars Pro. Abbiamo due tracciati ortogonali nei punti X e Y, e due "intricate strutture" nei punti A e B, oltre naturalmente ad altre curiosità...

fig. 29 (editing by dr. Alessio Feltri)

A questo punto dobbiamo dare una risposta alla domanda perchè i punti A e B sono diventati un monumento templare. Ebbene, potrà sembrare strano, ma - come ha spiegato il dr. Alessio Feltri - è proprio l'immagine ESA a peccare in difetto rispetto alle sfumature estratte dal processing delle immagini NASA. Quando i tecnici ESA hanno creato il DEM (Digital Elevation Model), l'approssimazione adottata non era sufficiente a cogliere i dettagli degli inviluppi A e B. Il risultato è stato che il computer ha interpretato gli inviluppi come ha potuto, semplificandone la geometria, e generando quello che molti Anomaly Hunters hanno definito erroneamente "struttura artificiale analoga alle antiche costruzioni mesopotamiche".

Detto in altre parole: sia l'ESA che la NASA, con i loro elaborati, avrebbero comunque indotto il fruitore a pervenire a conclusioni fuorvianti. Sia le finte città o le finte strutture templari prodotte dal software ESA che le immagini appiattite prodotte dai tecnici NASA non corrispondono a ciò che realmente esiste in quella regione marziana. Da parte nostra ci rincresce il fatto che potrebbe risultare difficile mandare giù un boccone amaro come questo, specie quando si è barricati nella convinzione di stare osservando qualcosa di vero ma, purtroppo, il problema è quello. Prendersela a male non cambierebbe proprio niente.


LA CONVERSIONE DIGITALE: VANTAGGI E SVANTAGGI - Per aiutare i nostri Lettori a comprendere meglio il concetto di immagine digitale e le sue problematiche spieghiamo cos'è un Modello Digitale di Elevazione (DEM): 

"Un modello digitale di elevazione (anche noto come DEM, dall'inglese Digital Elevation Model) è la rappresentazione della distribuzione delle quote di un territorio, o di un'altra superficie, in formato digitale. Il modello digitale di elevazione viene in genere prodotto in formato raster associando a ciascun pixel l'attributo relativo alla quota assoluta. Il DEM può essere prodotto con tecniche diverse. I modelli più raffinati sono in genere realizzati attraverso tecniche di telerilevamento che prevedono l'elaborazione di dati acquisiti attraverso un sensore montato su un satellite, un aeromobile o una stazione a terra. Ad esempio, analizzando il segnale di fase registrato da un Radar ad Apertura Sintetica (SAR: Synthetic Aperture Radar) installato su un satellite, è possibile produrre un modello digitale di elevazione. Una tecnica più semplice per la produzione di DEM consiste nell'interpolazione delle isoipse che possono essere prodotte anche attraverso il rilevamento diretto sul terreno. I DEM possono essere impiegati in un sistema informativo geografico (GIS) per produrre nuovi dati, ad esempio: carte di acclività o di orientazione del versante, carte di visibilità da un punto etc. Tutti questi prodotti, se impiegati in un ambiente GIS, hanno numerose applicazioni dello studio del territorio con particolare riguardo alle indagini per la mitigazione dei rischi naturali." (da Wikipedia)

I software che generano immagini digitali DEM offrono quindi certi vantaggi, ma altrettanti svantaggi. Per esempio, simulare un prospetto digitale 3d può consentire di risparmiare tempo (e denaro) poichè non sarebbe strettamente indispensabile scattare molte fotografie satellitari ad angolazioni differenti della stessa area. Ovviamente, maggiore sarà il numero di pixel all'interno del piano prospettico e migliore sarà la risoluzione del prodotto digitale. Per dare un paragone tecnico, la digitalizzazione delle immagini non è in definitiva molto diversa da quella audio: tanto più una sorgente sonora verrà convertita con risoluzioni elevate maggiore sarà la sua coerenza rispetto l'originale. Nel processing audio si impiegano inoltre tecniche di Time Stretching e Pitch Shifting per simulare cambiamenti di tempo e tonalità; tuttavia produrranno inevitabili distorsioni e alterazioni proporzionalmente all'intensità delle modifiche praticate.

LE LINEE ORTOGONALI NON SONO COERENTI CON QUELLO CHE ESISTE REALMENTE NEL SUOLO MARZIANO

fig. 30

fig. 31

fig. 32

MA QUANTE SONO LE CITTA' DELLA VALLE MARINERIS?

Abbiamo quindi compreso che la creazione di immagini "virtuali" è una tecnica assai complessa, che comporta un gran numero di variabili a discapito di un relativamente piccolo numero di costanti. Se le costanti sono molto inferiori rispetto alle variabili aumenta proporzionalmente il rischio della comparsa di "errori" nella ricostruzione della texture originale, esattamente come accade nei file audio. Avremmo svariati tipi di distorsioni all'interno di un'immagine, sufficienti da trarre in inganno il fruitore inesperto che male interpreterà il tutto credendo di scorgere artefatti piuttosto che riconoscere correttamente le alterazioni.

Nell'immagine ob_18_mesa_p le linee ortogonali che si ripetono continuamente non rappresentano in modo corretto gli elementi facenti parte della realtà perchè sono frutto del processing adottato per ottenere la simulazione virtuale; tant'è vero che appaiono solo in questa immagine e in nessun altra. Le figg. 30, 31 e 32 ci mostrano, appunto, tre esempi estratti dalla ob_18_mesa_p.


INCOMPATIBILITA' AMBIENTALE - Resta ora da affrontare l'ultimo punto. E, a tal fine, desideriamo stabilire con questo articolo un precedente da applicarsi da un punto di vista metodologico - anche alle altre presunte strutture artificiali di Marte finora "scoperte" (diciamo dal 1976 fino ad oggi).

fig. 33. Modello tridimensionale di uno ziqqurrat (tratta da wikipedia.it)

Ecco cosa sostiene una fonte (Wikipedia): "A causa della mancanza di pietre, in Mesopotamia le ziqqurat venivano costruite con mattoni crudi e cotti, bitume che veniva usato come calce e come isolante e canne legate in fasci; si pensa che queste ultime contribuirono in modo sostanziale alla forma dei templi."

La nostra perplessità nasce già da una semplice considerazione: per quale ragione sarebbe stato indispensabile costruire edifici di tipo celebrativo-religioso su Marte da parte di una Civiltà tanto avanzata? A meno che non fosse così progredita.... Forse non ci sono o non c'erano pietre su Marte? E come si poteva ottenere la combustione per generare calore all'aperto se l'aria era (è) tanto rarefatta e quasi priva di ossigeno? - (Questo almeno corrisponde a quanto si ritiene) - Come si potevano fabbricare mattoni senz'acqua corrente ed altri elementi indispensabili?

Ma ci sono altre rogne tecniche ancora più insidiose da valutare. Molti sostenitori delle tesi eso-archeologiche pensano che la minor gravità di Marte sia stata in definitiva un vantaggio nella costruzione di edifici all'aperto; ed è per tale ragione che si tende spesso a "giustificare" il fatto che le presunte strutture artificiali appaiono tanto grandi. Ma questo approccio non è del tutto corretto. In effetti - se facciamo riferimento alla Terra - è proprio la forza di gravità (unita alla miscela dei gas atmosferici ed alla temperatura mite) che offre le condizioni più favorevoli per svolgere attività edili all'aperto. L'acqua in effetti possiede le proprietà elastiche migliori e si lega bene con gli altri minerali (pensiamo ad esempio all'impasto del cemento).

A gravità pari ad un terzo di quella terrestre, temperature mediamente assai più basse e soggette a forti sbalzi tra giorno e notte, pressione barometrica inferiore a quella terrestre (che oltretutto può cambiare continuamente e repentinamente) l'acqua non avrà le stesse identiche proprietà elastiche ed i legami chimici indispensabili per ottenere composti cementanti non saranno più tanto stabili. Condizioni del genere non avrebbero nemmeno permesso così facilmente la produzione di mattoni da costruzione. E non dimentichiamo gli effetti delle radiazioni solari. Insomma: qualsiasi edificio costruito adottando metodiche terrestri probabilmente sarebbe crollato da se entro un tempo relativamente breve.

A meno che non si modellarono le montagne... Ma anche l'attività di modellamento non è che rappresenti una scelta tanto intelligente. Avrebbe comportato l'accumulo di enormi quantità di scarti sotto forma di detriti (si pensi al lavoro necessario per ottenere una lunga muraglia da un'intera montagna!); un'onerosa - quanto sconveniente - attività di ripulitura; un esorbitante impiego di manodopera; la necessità di ingenti risorse energetiche per ottenere (solo per fare un esempio) ossigeno da dare agli operai e, dulcis in fundo, la fabbricazione di moltissime scomode tute protettive... Inoltre, le tesi eso-archeologiche generalmente propendono per la "costruzione" piuttosto che per il "modellamento".

Diciamoci la verità: è facile dire ed ipotizzare (e fin qui non c'è nulla di male), ma poi bisogna fare i conti con la realtà. Bisogna provare a mettersi nei panni di questi ipotetici costruttori e provare a pensare con la loro testa. Cosa avremmo fatto al posto loro? Perchè - attenzione - non è poi una questione di tecnologia, bensì una questione di fare a botte con la Natura ed i suoi meccanismi spesso imprevedibili e non sempre controllabili. Se, d'altro canto, presunti costruttori intelligenti avessero utilizzato sistemi ad alta tecnologia - con l'impiego di laser di precisione o sistemi a controllo gravitazionale - il risultato finale sarebbe stato praticamente perfetto, tanto che nemmeno il passar del tempo avrebbe cancellato facilmente eventuali edifici all'aperto. Oggi li riconosceremmo senza dubbio. Invece quello che le immagini satellitari mostrano è ben lungi da ciò.    

fig. 34

fig. 35

fig. 36


La nostra speranza? Ci auguriamo che chiunque legga questo articolo provi a usare un po' di più il proprio cervello in modo sano. Se Vi capita di sentire notizie sensazionali su scoperte di città e monumenti su Marte, sulla Luna o sugli asteroidi non fermatevi lì. Non bevete subito la notizia. Non abboccate ingenuamente e non fate il solito sciocco passaparola. Perchè un conto è il diritto di sapere e conoscere, altro invece è il difetto di farsi gabbare ingenuamente

(Nota: il termine "gabbare" non vuole riferirsi esclusivamente a fattori di natura commerciale ma, in primis, a fattori di natura conoscitiva dello Spazio extraterrestre. La mancanza di conoscenza può condurre alla "gabbatura" ideologica e scientifica. Poi, probabilmente, anche ad altro) .

fig. 38

Abbiamo provato a vagliare nel corso di questi anni vari approcci per capire se una ipotetica Civiltà di Marte (intesa come popolazione stabile e simil-terrestre) sia in definitiva accettabile come ipotetico dato storico e scientifico, ma alla fine la risposta ci è sempre arrivata nuda e cruda: improbabile e/o comunque non in quel senso. Nemmeno nel contesto della Teoria da noi portata avanti sin dalla fonadzione di Pianeta Marte.net: ci sono troppi problemi "fisiologici" e ambientali in ballo. Spiace davvero, ma chi continua a sostenere tale idea o lo fa alla cieca oppure per Fede, ma con scarsa cognizione di fatto.

Nota: articolo originale su http://www.pianetamarte.altervista.org/ziqqurrat_su_marte.htm

 

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